Diritto e Fisco | Editoriale

Lavorare senza partita Iva


> Diritto e Fisco Pubblicato il 16 marzo 2018



In quali casi il lavoratore autonomo non ha l’obbligo di aprire la partita Iva?

Stai pensando di metterti in proprio ma hai paura di tutte le spese che possono derivare dall’apertura della partita Iva? Forse non sai che il lavoratore autonomo non è sempre obbligato ad aprire la partita Iva: quest’obbligo non è previsto se si svolge lavoro autonomo occasionale, cioè se l’attività svolta in proprio è svolta saltuariamente e non è organizzata professionalmente.

Tuttavia, lavorare senza partita Iva non vuol dire che non si debbano pagare le tasse: deve sempre essere emessa, difatti, una ricevuta per le prestazioni di lavoro autonomo occasionale. Inoltre, i compensi ricevuti devono essere dichiarati nel modello 730 o nel modello Redditi e, se si superano i 5mila euro annui di compensi, ci si deve iscrivere alla gestione Separata e pagare i contributi all’Inps.

Ma procediamo per ordine e vediamo in quali casi si può lavorare senza partita Iva.

Quando si può lavorare senza partita Iva

Per capire che cos’è il lavoro autonomo occasionale, quindi quando si può lavorare senza partita Iva, dobbiamo innanzitutto capire che cos’è il lavoro autonomo. È definito dal codice civile [1] lavoratore autonomo chi svolge a favore di un committente un’opera o un servizio, con lavoro prevalentemente proprio, senza vincolo di subordinazione, fuori dal coordinamento del committente e senza inserimento funzionale nella sua organizzazione.

Il contratto di lavoro autonomo può essere concluso in forma scritta o anche verbalmente.

Si ha lavoro autonomo occasionale quando la prestazione ha natura discontinua o saltuaria: in pratica, perché si possa lavorare autonomamente senza partita Iva, devono essere verificati i requisiti del lavoro autonomo e l’attività deve essere svolta in modo non prevalente e non abituale.

L’attività di lavoro occasionale si distingue dunque dalle attività di lavoro autonomo svolte abitualmente (anche in maniera esclusiva), che caratterizzano l’esercizio di una professione: queste ultime obbligano il professionista all’apertura di una partita Iva e di una posizione previdenziale, mentre il lavoro occasionale autonomo non obbliga all’apertura di una partita Iva, ma solo all’apertura di una posizione presso la gestione Separata, se si superano i 5mila euro di compensi annui.

In buona sostanza, il lavoro autonomo occasionale e il lavoro autonomo con partita Iva si distinguono in base all’organizzazione e all’abitualità nell’esercizio dell’attività.

Ci sono dei limiti di reddito per lavorare senza partita Iva?

Relativamente ai limiti del lavoro autonomo occasionale, il tetto pari a 5mila euro di compensi è valido unicamente ai fini dell’obbligo d’iscrizione alla gestione Separata dell’Inps. In pratica, se il lavoratore autonomo occasionale (da non confondere col lavoratore occasionale, retribuito con i nuovi voucher, o contratti di prestazione occasionale) supera 5mila euro di “fatturato”, non è obbligato ad aprire la partita Iva, ma soltanto ad iscriversi all’Inps ed a pagare i contributi previdenziali (dovuti in misura uguale ai lavoratori parasubordinati e per due terzi a carico del committente).

Non esiste, quindi, un limite relativo ai compensi che determini, di per sé, la decadenza del requisito dell’occasionalità e comporti l’apertura della partita Iva.

Si può lavorare in modo continuativo senza partita Iva?

La saltuarietà dell’attività che caratterizza il lavoro autonomo occasionale si può desumere dall’assenza di un impegno continuativo nel tempo, quindi dall’assenza di una certa costanza nel lavoro.

Potrebbe essere contestata, ad esempio, una prestazione occasionale resa, nei confronti dello stesso committente, per un paio di giornate ogni mese e con un compenso basso, mentre è difficile che sia contestata un’unica prestazione, anche se da questa derivano compensi notevoli.

Si può lavorare senza partita Iva con più committenti

Fatturare nei confronti di più committenti non comporta di per sé il venir meno dell’occasionalità dell’attività, a prescindere dagli importi fatturati: in questi casi, per evitare contestazioni, può evitare contestazioni la diversità dell’oggetto delle prestazioni (ad esempio, se lo stesso lavoratore autonomo, ipotizziamo consulente aziendale, aiuta un committente nella redazione di un business plan ed effettua ripetizioni per un altro committente, trattandosi di prestazioni con oggetto differente non può verificarsi la continuità nell’esercizio della stessa attività).

Si può lavorare senza partita Iva con un ufficio?

Chi non vuole aprire la partita Iva deve porre particolare attenzione alla presenza di un apparato organizzativo per lo svolgimento dell’attività lavorativa: sono indici di un’attività organizzata la disponibilità di un ufficio o la presenza di un sito e-commerce o, in generale, la pubblicizzazione dei servizi erogati. Riguardo al mero possesso di pc e cellulare, queste attrezzature sino a poco tempo fa erano valutate come indice di autonoma organizzazione: considerando però gli enormi progressi degli ultimi decenni e il possesso di cellulare e pc da parte della generalità dei privati, dal loro possesso non è possibile desumere automaticamente la presenza di un’attività autonomamente organizzata.

Purtroppo, stante l’assenza di precisi riferimenti normativi, non è possibile avere dei “punti fermi” in materia, che diano la certezza di non fuoriuscire dal lavoro autonomo occasionale per evitare l’apertura della partita Iva: la valutazione avviene, difatti, caso per caso, e per questo motivo è oggetto di non pochi contenziosi con l’Agenzia delle entrate.

Quali adempimenti per chi lavora senza partita Iva?

Gli adempimenti legati al lavoro autonomo occasionale sono piuttosto semplici: per le prestazioni effettuate si deve emettere una ricevuta, nella quale non è previsto l’addebito dell’Iva ma soltanto l’addebito di una ritenuta d’acconto del 20% (che poi è scomputata dall’Irpef dovuta in sede di dichiarazione dei redditi); la ritenuta, che è certificata dal committente col modello Cu, non è effettuata se il committente è un privato, non sostituto d’imposta. Si deve applicare una marca da bollo da 2 euro se i compensi non superano i 77,47 euro.

Come abbiamo osservato, ci si deve poi iscrivere alla gestione Separata Inps se i compensi superano i 5mila euro annui e si è soggetti agli stessi adempimenti previdenziali dei lavoratori parasubordinati, cioè dei co.co.co. (si paga dunque il 34,23% di contributi).

In sede di dichiarazione dei redditi (730 o modello redditi), compensi, spese inerenti e ritenute d’acconto, assieme agli eventuali contributi previdenziali, vanno dichiarati tra i redditi diversi.

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1 Commento

  1. I compensi derivanti da opere d’ingegno (nella fattispecie libri/ebook oppure articoli/post) rientrano nel totale del reddito massimo annuale di 5000 euro oppure ne sono esclusi in quanto, appunto, configurati in questa particolare categoria?

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