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Casa all’ex coniuge: chi paga Tasi e Imu?

17 marzo 2018


Casa all’ex coniuge: chi paga Tasi e Imu?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 17 marzo 2018



Mi sono separato dalla mia ex moglie alla quale è andata la casa di mia proprietà visto che con lei andranno a vivere i figli. Chi di noi due dovrà pagare l’Imu e la Tasi sull’immobile?

Il coniuge assegnatario della casa coniugale in seguito a provvedimento di separazione legale, vanta sull’immobile un diritto di abitazione indipendentemente dalla proprietà effettiva del bene. Imu e Tasi gravano sull’assegnatario dell’abitazione o sul proprietario? L’articolo 4, comma 12-quinquies del Dl 16/2012, ha previsto che ai soli fini dell’applicazione dell’Imu, l’assegnazione della casa coniugale al coniuge, disposta a seguito di provvedimento di separazione legale, annullamento, scioglimento o cessazione degli effetti civili del matrimonio, si intende in ogni caso effettuata a titolo di diritto di abitazione. Il coniuge non assegnatario, proprietario per intero o per quota, non sarà tenuto al versamento dell’imposta. Nel caso in cui l’ex abitazione coniugale non fosse di proprietà dei coniugi, la dottrina non appare uniforme in quanto, secondo taluni, la soggettività passiva farebbe capo ugualmente al coniuge assegnatario, come nel caso di abitazione di proprietà dei suoceri e occupata a titolo di comodato. Benché la norma si presti a diverse interpretazioni, si ritiene di considerare l’assegnatario soggetto passivo Imu solo nella misura in cui l’altro coniuge risultava anch’egli soggetto passivo. In altre parole, si ritiene che la normativa regoli i rapporti Imu solo con riferimento alle quote di possesso dei coniugi e non attribuisca, invece, un diritto reale di abitazione anche nel caso in cui l’abitazione fosse di proprietà di terzi.

Di diverso avviso il ministero delle Finanze che con risoluzione 5/DF del 28 marzo 2013 ha ritenuto che la locuzione «in ogni caso» dovrebbe prevalere in tutte le ipotesi di assegnazione della casa coniugale disposta dal giudice della separazione, salvo che il legislatore non abbia previsto diversamente, come nel caso di abitazione occupata a titolo di locazione, per il quale l’ articolo 6 della legge 392/1978 prevede che «nel contratto di locazione succede al conduttore l’altro coniuge, se il diritto di abitare nella casa familiare sia stato attribuito dal giudice a quest’ultimo». In questa ipotesi, secondo il ministero, il legislatore ha previsto direttamente la successione nel contratto di locazione da parte del coniuge assegnatario, il quale utilizza l’immobile sulla base di un titolo giuridico diverso da quello del diritto reale di abitazione previsto per l’Imu. Tale condizione, invece, non si verificherebbe in caso di comodato, ma questa conclusione non appare condivisibile perché anche in tal caso il giudice della separazione dispone, ai sensi dell’articolo 155-quater del Codice civile, una successione ex lege del coniuge assegnatario nell’originario rapporto (Cassazione, Sezioni Unite, sentenza 13603/2004).Dal 1° gennaio 2014, l’articolo 13, comma 2, del Dl 201/2013, prevede la non applicazione dell’Imu «alla casa coniugale assegnata al coniuge, a seguito di provvedimento di separazione legale, annullamento, scioglimento o cessazione degli effetti civili del matrimonio». Rispetto alla previgente formulazione si rileva che l’abitazione assegnata al coniuge sembrerebbe sempre esclusa, anche nel caso in cui questa non sia utilizzata come abitazione principale da parte dell’assegnatario.Occorre specificare che, anche con la nuova formulazione, l’esclusione dell’Imu deve necessariamente operare con riferimento alle sole quote di possesso degli ex coniugi, mentre l’imposta rimarrà dovuta nel caso in cui l’abitazione sia totalmente o in parte di proprietà di terze persone.

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