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Si paga l’imposta sui rifiuti Tari sul magazzino uso ripostiglio?

17 marzo 2018


Si paga l’imposta sui rifiuti Tari sul magazzino uso ripostiglio?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 17 marzo 2018



Un vecchio magazzino, ora adibito a garage inutilizzato, viene usato solo come ripostiglio per depositare mobili oramai inutilizzati, materassi, divani. Per tale immobile bisogna pagare la tassa sui rifiuti (Tari)?

Il presupposto della Tari è il possesso o la detenzione di locali suscettibili di produrre rifiuti, e non la produzione effettiva di rifiuto, sicché il mancato utilizzo del servizio, in genere, non esonera il contribuente dal pagare la tassa comunale (articolo 1, comma 641, legge n. 147 del 2013). Indizi esteriori del possesso o della detenzione sono la presenza di mobili nel locale, e gli allacciamenti alle reti di pubblici servizi elettrica e idrica (Cassazione, sentenza n. 16785 del 2002; Ministero delle Finanze, risoluzione n. 8/579 del 1988; circolare 95/E del 1994, paragrafo 3). In mancanza di questi requisiti, il locale non è «disponibile» per il suo uso (per esempio: abitazione), e come tale non è suscettibile di produrre rifiuti (in difetto di un’apprezzabile presenza umana, nessun locale produce rifiuti)

Sinteticamente la Tari si paga in caso di possesso di immobili “suscettibili” di produrre rifiuti. Dunque è del tutto irrilevante la circostanza che nei locali non si producano rifiuti. La destinazione effettiva (deposito di vecchio mobilio) rende i locali legittimamente tassabili. L’esclusione dalla tassazione può conseguire solo con la dimostrazione che i locali sono inutilizzabili, come, ad esempio, in caso di inagibilità degli stessi. L’onere della prova incombe sul contribuente. Esistono tuttavia numerose sentenze che escludono l’assoggettamento alla Tasi nel caso di immobile privo delle utenze.

Un locale, per essere suscettibile di produrre rifiuti, deve essere “utilizzabile”. Mentre per le abitazioni l’utilizzabilità può essere ancorata alla presenza di arredi o di allacci ai servizi in rete, per le cantine e i garage la dimostrazione è più ardua, visto che un garage può essere utilizzato anche senza la presenza di energia elettrica. Peraltro, secondo la prevalente giurisprudenza di legittimità (da ultimo, proprio in tema di tassabilità dei garage, si veda Cassazione, 23 gennaio 2017, n. 1711), grava sul contribuente l’onere di provare la sussistenza delle condizioni che giustificano la non applicazione del tributo. In conclusione, il garage e la cantina, se sono utilizzabili anche senza necessità di allaccio all’energia elettrica, e indipendentemente dal fatto che siano in concreto utilizzati, sono da assoggettare alla Tari. Diversamente, è onere del contribuente dimostrare le ragioni che rendono questi locali inutilizzabili e, quindi, non assoggettabili alla Tari.

Diverso è il presupposto della Tasi (tassa sui servizi comunali indivisibili), che il medesimo articolo 1, comma 669, individua nel «possesso o detenzione, a qualsiasi titolo, di fabbricati … e di aree edificabili, … ad eccezione … dei terreni agricoli». La tassa è dovuta per intero dal proprietario (possessore), ma se il fabbricato è detenuto da un terzo (inquilino, affittuario), essa è ripartita fra i due soggetti (non è il caso della lettrice). Perché sia dovuta la Tasi, non ha alcun rilievo che l’immobile non sia occupato, o che non sia arredato, né collegato ai pubblici servizi. Se, per rispondere alla seconda domanda, malgrado l’assenza dei presupposti, i tributi sono stati pagati, il contribuente ha diritto al rimborso, da richiedere a pena di decadenza entro cinque anni dal versamento (articolo 1, comma 164, legge n. 296 del 2006). Ma ha l’onere di provare che le tasse non erano dovute.


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