Diritto e Fisco | Editoriale

Un processo civile va in prescrizione?

18 Mar 2018


Un processo civile va in prescrizione?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 18 Mar 2018



Una causa ha una data di scadenza e che succede al diritto fatto valere finché dura il processo? Può cadere, nel frattempo, in prescrizione?

Alcuni anni fa sei stato citato in una causa civile. In tutto questo tempo però il processo è andato avanti molto lentamente ed ancora la sentenza è lontana dall’essere emessa. È capitato, anzi, anche che il giudice abbia rimesso le carte in tavola, ordinando agli avvocati di ripetere notifiche, udienze, note e attività varie. Insomma, a te che non sei un tecnico del settore sembra che si stia facendo il passo del gambero. Fra l’altro, per ogni udienza che si tiene sei costretto a recarti dal tuo avvocato e pagarli un ulteriore acconto. Ti viene quasi il sospetto che la lungaggine processuale produca benefici per tutti tranne per te, che sei appeso a un filo. Non sapendo per quanto tempo dovrai restare in questa situazione precaria, non puoi neanche regolare i tuoi interessi; difatti dall’esito della causa dipendono molte cose, tra cui il tuo equilibrio economico per gli anni a venire. A questo punto ti chiedi quanto tempo può durare un processo, cosa succede se la sentenza non arriva o arriva troppo tardi e, nel frattempo, come si regolano i rapporti tra le parti. In altre parole, sperando che, dopo un certo termine, il giudizio si chiuda da solo per una sua  “naturale scadenza” ti chiedi se un processo civile va in prescrizione. Di tanto parleremo in questo articolo spiegando, in buona sostanza, se esiste una “data di scadenza” per un giudizio che vede contrapposti due privato o un privato e la pubblica amministrazione.

Se hai letto la guida Come mai le cause civili durano tanto tempo? conoscerai già le ragioni tecniche che portano un processo a non potersi chiudere nel giro di un mese o di un anno. Ci sono delle udienze da svolgere necessariamente (per quanto a volte siano del tutto formali) che richiedono dei tempi prolungati e, a meno di una riforma, ad oggi è impossibile che una causa, anche la più semplice, si definisca in meno di due e mezzo o tre anni (la media resta però cinque anni). Se tuttavia, nell’ambito del processo penale, il decorso del tempo va a favore del colpevole potendo intervenire tanto la prescrizione del reato, quanto quella della pena (leggi Dopo quanto tempo una causa va in prescrizione), nel processo civile vigono regole completamente diverse.

Il processo civile determina la sospensione di ogni termine di prescrizione e di decadenza. Tutto va in stand-by e in tale condizione resta fino a quando la sentenza non viene emessa. Ad esempio, se si contesta il diritto di credito di una banca a procedere con il pignoramento nei confronti del debitore, la prescrizione di questo diritto, una volta introdotto il giudizio, non si può più verificare finché non viene emessa la sentenza. Questo significa che se anche la causa dovesse durare trent’anni (come a volte è successo se si sommano tutti i gradi), il credito non andrebbe mai in prescrizione e il debitore sarebbe ugualmente tenuto a pagare nonostante tutto il tempo trascorso. Insomma, se è vero che nel processo penale il decorso del termine va sempre a vantaggio di chi si sta difendendo (l’imputato), nel processo civile non è così. Anzi, è il contrario. Difatti, visto che gran parte delle cause ha ad oggetto il pagamento di somme di denaro, all’esito del giudizio il debitore dovrà corrispondere non solo la somma inizialmente richiesta dal creditore, ma anche gli interessi e la rivalutazione monetaria. Oltre a ciò si aggiungono ovviamente le spese legali dell’avversario e quelle del proprio avvocato (che, verosimilmente, saranno tanto maggiori quanto più tempo è durata la causa).

Se quindi volessimo rispondere in modo secco alla domanda se un processo civile va in prescrizione la risposta sarebbe assolutamente negativa: non va in prescrizione né la causa, né il diritto fatto valere in causa. Significa che:

  • il processo non ha un termine massimo di durata o di scadenza; in teoria (ma ciò avviene anche nella pratica) esso può durare anche più di una generazione;
  • il diritto che si fa valere nel processo non cade in prescrizione finché il processo è in piedi. Solo dopo l’emissione della sentenza i termini di prescrizione iniziano a decorrere nuovamente da capo; ricordiamo a tal fine che il termine di prescrizione di una sentenza di condanna è di 10 anni.

Questa regola deve essere comunque confrontata con ulteriori precisazioni. Quando la causa civile ha ad oggetto l’impugnazione di un atto (ad esempio una delibera condominiale, una multa stradale, una richiesta di pagamento da parte dell’Inps, un licenziamento, ecc.), l’avvio del giudizio non sospende la sua efficacia, salvo che il giudice disponga diversamente per gravi ed urgenti ragioni. Quindi, l’atto continua ad essere valido e deve essere rispettato.

Allo stesso modo se si appella una sentenza di condanna in primo grado questa resta già provvisoriamente vincolante fino a quando non sarà deciso il secondo grado. Anche in questa ipotesi, tuttavia, al giudice di appello è consentito sospendere l’esecutività del titolo.


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