Diritto e Fisco | Editoriale

Quali sono i poteri e i doveri del giudice?

18 marzo 2018


Quali sono i poteri e i doveri del giudice?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 18 marzo 2018



Il dovere principale del magistrato è l’imparzialità e l’equidistanza; i poteri cambiano a seconda che si tratti di giudizio civile o penale. In ogni caso il giudice resta soggetto solo alla legge.

Si parla spesso e troppo facilmente di ricorso all’autorità giudiziaria come panacea a tutte le illegalità e come mezzo di tutela dei propri diritti. Ma chi ha fatto i conti con i tribunali sa già che c’è più di qualcosa che non funziona. Non sono solo i tempi e le lungaggini giudiziali; non è neanche la necessità di colloquiare col magistrato solo nelle forme prestabilite dal codice di procedura e, in gran parte dei casi, con l’intermediazione di un avvocato; ma è soprattutto il fatto che, molto spesso, anche gli stessi giudici hanno le mani legate dalla legge. Laddove infatti questi possono agire, è loro concesso emettere soltanto ordini. Ordini fatti di fogli di carta. Ma la realtà non sempre si modifica con un documento ed è tutt’altro che scontato che la parte condannata adempia spontaneamente al comando. In tali ipotesi, il tribunale si vale di un altro apparato della giustizia che è l’ufficiale giudiziario chiamato, ad esempio, ad espropriare una casa, a cacciare via di casa l’affittuario, a pignorare il conto corrente. Anche qui però ci sono dei limiti invalicabili che derivano da ostacoli posti dall’ordinamento. Si pensi a una causa per un recupero crediti contro una persona che, nel frattempo, muore: gli eredi rinunciano all’eredità sicché il creditore non può più recuperare nulla. Si pensi anche a un licenziamento illegittimo impugnato nei confronti di una società che, durante il giudizio, chiude o fallisce, non potendo poi adempiere all’ordine di reintegra o di risarcimento del danno. In questo sconfortante scenario è normale chiedersi quali sono i poteri e i doveri del giudice. Cercheremo di dare una rapida panoramica in questo articolo.

In verità non si può parlare di poteri e doveri del giudice se prima non definiamo di quale giudice stiamo parlando. Anche se la magistratura è un corpo unitario, ogni giudice ha un compito diverso e, nell’ambito di questo compito, questi può esercitare i propri poteri e doveri.

Chi sono i magistrati ordinari?

Avrai di certo sentito parlare di magistrati ordinari. Sono proprio coloro che appartengono all’ordine giudiziario. In funzione del tipo di controversia da risolvere, l’ordinamento predispone due tipi di giurisdizione ordinaria:

  • la giurisdizione civile: si occupa delle controversie in materia di diritto privato ossia che insorgono tra due soggetti privati o tra un privato della pubblica amministrazione;
  • la giurisdizione penale: è volta ad accertare se sono stati commessi reati e a perseguire i colpevoli.

I magistrati sono assunti per concorso.

La progressione di carriera e automatica il passaggio da una qualifica l’altra avviene sulla base della sola anzianità.

All’interno della magistratura non mi sono gradi gerarchici ma solo diversità di funzioni.

Il giudice è soggetto solo alla legge

Quanto ai poteri del giudice, possiamo aprire la rassegna con la norma che racchiude in sé tutto il senso della giustizia: il giudice è soggetto solo alla legge, dice la Costituzione [1]. Vuol dire che sopra di lui non c’è – né ci può essere – altro potere o interferenza, neanche quella di un datore di lavoro.

Il giudice è imparziale

La Costituzione dice [2] che ogni processo si svolge in condizioni di parità tra le parti, davanti a un giudice terzo e imparziale. Ciò implica che il giudice non può mai prendere una decisione senza dare la possibilità alle parti di difendersi in merito alla questione sorta nel corso del processo, sia che si tratti di giudizio civile che penale. Di solito, ciò risolve nel diritto degli avvocati di avere il tempo di esaminare documenti, presentare controdeduzioni, prove contrarie ed eccezioni.

Questa equidistanza si risolve modo diverso a seconda che siamo nel:

  • processo civile: qui l’equidistanza del giudice è totale. Per l’ordinamento è assolutamente indifferente quale dei due soggetti vinca o perda il giudizio. La giustizia, in questo caso, viene vista solo come un servizio erogato al cittadino a fronte del pagamento di un’imposta iniziale (il contributo unificato). Ecco perché il processo civile è regolato dal cosiddetto «principio dispositivo» in base al quale le prove possono essere solo richieste e presentate dalle parti; il giudice non può né suggerire, né sollecitare loro una prova, né acquisirla d’ufficio neanche qualora dovesse essere dirimente (leggi Le prove nel processo civile);
  • nel processo penale e tributario: qui rileva invece l’accertamento della verità per un interesse pubblico, che è quello della punizione del colpevole o del pagamento delle tasse; per cui il giudice può acquisire anche d’ufficio delle prove non richieste dalle parti. In questo caso si parla di «principio accusatorio».

Il giudice ha il potere di interpretare la legge

Avrai certamente sentito dire che, molto spesso, giudici interpretano la legge in modo diverso l’uno dall’altro. Lo stesso fatto può portare a una sentenza di condanna odi assoluzione a seconda del tribunale che la emette. La Cassazione ha proprio lo scopo, con le proprie sentenze, di unificare l’interpretazione del diritto e dare delle “dritte” ai giudici, anche se ciò non sempre succede visto che «i giudici sono soggetti solo alla legge» e non hanno superiori gerarchici, neanche la Cassazione (leggi Quando il giudice se ne frega della Cassazione). Una simile eventualità è possibile e tutt’altro che improbabile perché nel nostro ordinamento ogni giudice svolge in piena autonomia e indipendenza la propria funzione non è vincolato dai precedenti dei propri colleghi.

Questo però non vuol dire che il giudice è totalmente libero di fare quello che vuole e di decidere secondo il proprio capriccio, senza criterio. Egli incontra alcuni limiti alla sua libertà di interpretazione:

  • ogni sentenza deve contenere la motivazione ossia la spiegazione delle ragioni di fatto e di diritto che hanno indotto il giudice a prendere quella decisione. La motivazione serve anche per criticare l’interpretazione e la logica seguita dal giudice al fine di proporre un eventuale appello. La costituzione stessa dice che tutti provvedimenti giurisdizionali devono essere motivati. Si tratta di una disposizione di grande importanza perché si evita al giudice di emettere provvedimenti arbitrari. Qualsiasi provvedimento del giudice – sia esso una sentenza, un’ordinanza o un decreto – deve contenere per iscritto le ragioni che lo hanno indotto ad assumere quel provvedimento;
  • il secondo limite è costituito dal giudizio della Cassazione che come detto è un organo di controllo finale sull’interpretazione della legge. Questa, se ritiene che la sentenza contro qui presentato ricorso sia frutto di una interpretazione errata, la cassa, cioè la annulla, e suggerisce la corretta interpretazione. Ciò implica sul piano pratico che un giudice, se non vuole vedere cassate tutte le proprie sentenze, dovrà uniformarsi al principio stabilito dalla cassazione.

Poteri del giudice

Spesso si confonde la legge con la sentenza. «Ho sentito dire che è uscita una nuova legge che dice…» mentre in realtà si tratta solo di una sentenza. Che differenza c’è? La sentenza ha valore solo tra le parti (Leggi Che valore ha una sentenza), cioè stabilisce chi tra queste ha ragione e chi ha torto. In altre parole il giudice ha il potere di decidere solo il caso concreto. Non ha il potere di creare norme valide per tutti i cittadini. Questo implica anche che, laddove un giudice decide in un determinato modo, non è detto che tutti gli altri faranno lo stesso e ciò per una serie di circostanze:

  • ogni controversia ha fatti e circostanze che spesso la rendono diversa dalle altre; per cui, pur essendo il principio giuridico identico, il risultato è diverso. Si pensi a due cause di usucapione: se in un giudizio non si riesce a dimostrare il possesso esclusivo la domanda verrà rigettata rispetto invece a un altro giudizio dove i testimoni sono stati più precisi;
  • ogni giudice può interpretare la legge per come crede; non poche volte i tribunali delle città italiane si distinguono per differenti “punti di vista”. Tutto questo rende il diritto estremamente incerto.

Il giudice non ha poteri coercitivi: non può cioè entrare in una casa e sfrattare l’inquilino, ma emetterà semplicemente l’ordine di sfratto che poi dovrà essere eseguito dall’ufficiale giudiziario e, se del caso, con l’aiuto della forza pubblica. Il giudice non può emettere pignoramenti perché questi sono predisposti dall’ufficiale giudiziario; tuttavia il giudice accerta il credito senza cui il pignoramento sarebbe impossibile.

In materia di famiglia, il giudice scioglie la comunione e il matrimonio, dichiara i soggetti interdetti o incapaci o inabili; assegna la casa coniugale, dispone la collocazione dei figli presso l’uno o l’altro genitore; autorizza marito e moglie a vendere un bene inserito nel fondo patrimoniale in presenza di figli, ecc.

In materia di contratti, il giudice può disporne lo scioglimento in presenza di un grave inadempimento, può disporre una riduzione del prezzo se l’adempimento è meno grave, può disporre l’obbligo di eseguire una determinata prestazione ed eventualmente liquidare un risarcimento del danno, ecc.

In materia di rapporti di lavoro, il giudice può annullare un licenziamento e ordinare la reintegra del dipendente (con il Job Act, questa è l’eccezione) o condannare il datore a un licenziamento; può trasformare un contratto precario in contratto a tempo indeterminato se non sussistono i presupposti del primo; può revocare un trasferimento, ecc.

In materia di condominio, il giudice può revocare una delibera viziata, può revocare un amministratore di condominio, può ordinare a quest’ultimo di esibire i documenti dell’amministrazione ai condomini interessati, ecc.

In materia di sinistri stradali, il giudice può condannare un’assicurazione al risarcimento del danno, può imporre una rendita vitalizia a chi abbia subito un infortunio mentre era in missione, ecc.

Quale responsabilità hanno i giudici

Sono sicuro che avrai sentito il luogo comune secondo cui i giudici non rispondono mai dei propri errori. In parte è proprio così. Difatti se un giudice sbaglia una sentenza, tutto ciò che può fare cittadino e presentare impugnazione al giudice superiore. Il giudice non è responsabile se la conclusione a cui è pervenuto non è condivisa dal grado successivo del giudizio. Ma allora, se qualcuno viene condannato in seguito a un errore giudiziario, può pretendere di essere risarcito dal giudice?

Solo il dolo, ossia la malafede, o la colpa grave sono fonte di responsabilità civile e disciplinare dei giudici. Lo stesso ritardo nell’emettere la sentenza, se non reiterato invia sistematica, non è considerato illecito. In particolare il giudice è responsabile in quattro casi:

  • se ha agito in malafede, cioè con la deliberata intenzione di danneggiare una delle parti nel processo;
  • se ha agito con colpa grave, cioè con totale negligenza nell’esercizio delle sue funzioni;
  • se ha compiuto atti di denegata giustizia ossia se il giudice, senza giustificato motivo, omette o ritarda di compiere atti dovuti o richiesti ufficialmente dalla parte;
  • se ha commesso un reato (ad esempio percependo un somma di denaro da una delle parti pur di farle vincere la causa).

Se il giudice non hai soldi per risarcire la parte danneggiata, a pagare sarà lo Stato.

note

[1] Art. 101 Cost.

[2] Art. 111 Cost.

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