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Disparità di reddito: addio assegno all’ex moglie

18 marzo 2018


Disparità di reddito: addio assegno all’ex moglie

> Diritto e Fisco Pubblicato il 18 marzo 2018



Mantenimento: con il divorzio cessa ogni legame tra marito e moglie e anche se i due stipendi sono differenti non c’è l’obbligo dell’assegno divorzile.

Ancora nell’occhio del ciclone il mantenimento all’ex moglie. Mai come in questo momento si può parlare di un’eccezione e non della regola. A confermarlo è una sentenza della Cassazione di venerdì scorso [1]. Viene ribadito quanto già detto con l’ormai storica sentenza del 10 maggio 2017 (la famosa sentenza “Grilli”). In essa la Suprema Corte aveva stabilito che il divorzio, facendo venir meno ogni legame tra gli ex coniugi, determina anche la cessazione dell’obbligo di mantenimento, salvo nel caso in cui il coniuge non abbia «mezzi adeguati» per mantenersi da solo o, comunque, sia nell’impossibilità di «procurarseli per ragioni oggettive» (ad esempio sopraggiunti limiti di età o infermità fisica). La questione più importante su cui viene messo l’accento in questa occasione è che l’addio all’assegno per l’ex moglie scatta nonostante la disparità di reddito (nel caso di specie l’uomo aveva uno stipendio annuo di circa 30mila euro mentre la moglie uno di meno di 20mila euro). L’assegno di mantenimento non serve più a garantire lo «stesso tenore di vita di cui si godeva durante il matrimonio»: per cui chi era “povero” resta povero e chi è “ricco” resta ricco. E non importa che il primo si sia abituato a contare su una certa disponibilità di denaro durante il periodo della convivenza.

Certo, questo non vuol dire che la moglie non autosufficiente economicamente non abbia più diritto a farsi mantenere. Ma, per ottenere l’assegno divorzile, deve dimostrare di non poter trovare lavoro. Il che non si addice a chi è giovane e sana. «Giovane» vuol dire – secondo il ragionamento espresso in questi ultimi tempi dalla Cassazione – con meno di 50 anni; al di sopra di questa età invece si perde ogni contatto con il mondo del lavoro, specie per chi ha fatto la casalinga. «Sana» invece significa che non deve avere un’inabilità che non le consenta di lavorare. In queste condizioni, anche la donna disoccupata perché si è sempre occupata del ménage domestico e dei figli ha il dovere di trovare un lavoro e di non gravare sull’ex marito. Solo la dimostrazione di aver cercato invano un posto può salvarla dalla negazione dell’assegno divorzile.

«Avvocato, lui guadagna anche 3-4mila euro al mese… Quando mi spetta di mantenimento?». Erano queste le domande che le ex mogli ponevano al loro legale di fiducia prima della causa di divorzio. Se un tempo lo stipendio dell’ex marito incideva nella misura del versamento dell’assegno, oggi questo parametro è del tutto indifferente perché lo scopo dell’assegno divorzile è garantire solo l’indispensabile per vivere. E se questo “indispensabile” la donna già se lo può procurare di suo, non ha diritto ad alcunché.

Il mondo della famiglia sta cambiando. Il matrimonio non è più un’assicurazione sulla vita ma una scelta di responsabilità – come dicono i giudici stessi – di cui ci si deve assumere anche i rischi nel caso di fallimento. Proprio al pari di un’azienda. Se così non fosse, si avrebbe che il matrimonio sarebbe un espediente per molte donne che non hanno trovato un lavoro per farsi mantenere a vita da chi, invece, le ha sposate in buona fede.

Con o senza addebito, peraltro, le cose non cambiano visto che l’assegno di mantenimento e quello divorzile non sono una sanzione economica ma semplicemente una forma di sostegno a chi non può mantenersi da solo. Un sostegno ormai limitato nel tempo, visto che solo durante il tempo della separazione l’uomo ha l’obbligo di garantire alla donna lo stesso tenore di vita che aveva durante il matrimonio. Invece col divorzio, come detto, questo dovere cessa definitivamente. Ed allora, in quel caso, se la donna è già di per sé indipendente e può contare su una propria entrata dignitosa (mille euro al mese ha detto il tribunale di Milano) non può più accampare pretese dall’ex marito.

Niente assegno divorzile alla ex anche se durante il matrimonio si è prodigata per la cura e l’educazione dei figli, magari più del marito, dice oggi la Cassazione. E ciò perché oggi si richiede anzitutto la non autosufficienza economica per riconoscere il diritto all’assegno mensile.

Risultato: anche in presenza di disparità di reddito, l’ex moglie deve dire addio all’assegno di mantenimento. Il che la dice lunga di come i tempi in cui gli uomini venivano privati della metà dello stipendio a causa di un matrimonio fallito siano ormai lontani.

note

[1] Cass. sent. n. 6663/18 del 16.03.2018.


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3 Commenti

  1. finalmente. sarebbe ora di eliminare anche le disparità di trattamento in caso di affidamento dei figli.

  2. Ma se la moglie aveva a suo tempo rinunciato al lavoro per fare la casalinga e crescere i figli, entrambe attività a tempo pieno e h24, sette giorni su sette, e di cui il marito ha beneficiato, chi la risarcisce:
    – i salari che non ha percepito
    – tuti gli straordinari che ha fatto
    – i contributi che non le sono stati versati
    Questo in un paese dove gli uomini contribuiscono molto meno delle donne al lavoro domestico e all’accudimento dei figli, per non parlare dell’accudimento di eventuali famigliari invalidi.
    E’ giustissimo che non ci siano mantenute a vita, ma… sveglia, donne, non muovete un solo spillo, non rinunciate nè riducete il vostro reddito ed il vostro tempo se il vostro compagno non fa altrettanto, esattamente nella stessa misura!

  3. Se il marito nn ama più sua moglie ma ama un’altra donna e i figli sono maggiorenni anche se nn lavorano lui deve dare il mantenimento o no ?Io spero di no visto che sono grandi e vaccinati.. la moglie ha lavorato per 19 anni ora la ditta e fallita e ha 57 anni lui deve darle il mantenimento ? O no ?

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