Diritto e Fisco | Editoriale

Quando una causa va a sentenza?

15 aprile 2018 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 15 aprile 2018



Quando una causa viene trattenuta in decisione? Cosa significa che una causa va a sentenza? Quali termini prevede la legge perché il giudice emetta la sentenza? Cos’è la rimessione della causa sul ruolo?

Il processo civile italiano si distingue in diverse fasi; sostanzialmente ne possiamo individuare tre: la fase dell’introduzione della causa, quella dell’istruzione e, infine, quella della decisione.

È proprio quest’ultima quella che segna il momento in cui una causa va a sentenza. Si tratta di un momento delicatissimo, in quanto il giudizio è pronto per essere definito: quando una causa va a sentenza, infatti, il giudice decide quale parte ha ragione e quale, invece, ha torto.

La fase della decisione è anche una delle più controverse poiché, come si dirà nell’articolo, la legge non impone al giudice un termine inderogabile entro cui provvedere. Con il risultato che il cittadino si vedrà costretto ad attendere mesi (a volte anche anni) prima che il giudice “si decida a decidere”. Vediamo allora quando una causa va a sentenza.

Causa a sentenza: quando succede?

Una volta completata l’istruttoria (o nei casi in cui la decisione prescinda dal compimento di questa), il giudice invita le parti a precisare le conclusioni, nei limiti di quelle formulate negli atti introduttivi, e prende la causa in decisione.

Dopo l’ultima udienza (cosiddetta udienza di precisazione delle conclusioni), pertanto, il giudice non dispone più ulteriori rinvii e, perciò, trattiene la causa per la decisione, ossia prende materialmente il fascicolo, lo porta nella propria stanza e poi lo studia per scrivere la sentenza. È proprio in questo momento che la causa va a sentenza, cioè si avvia ad essere decisa dal giudice cui è stata assegnata.

Causa a sentenza: cosa avviene prima?

Prima che la causa vada a sentenza, agli avvocati difensori viene data la possibilità di depositare degli scritti finali allo scopo di esporre una sintesi del processo ed illustrare l’ultima tesi difensiva: i primi scritti, le cosiddette comparse conclusionali, vanno depositati entro sessanta giorni dall’ultima udienza (cioè, quella di precisazione delle conclusioni); i secondi, le memorie di replica, nei successivi venti giorni.

L’atto di precisazione delle conclusioni costituisce l’ultimo momento della trattazione della causa. A tal fine, esse sono autorizzate a ritirare il proprio fascicolo di parte, per poi depositarlo nuovamente insieme alla comparsa conclusionale.

Con la precisazione delle conclusioni non è in ogni caso possibile produrre nuovi documenti, chiedere l’assunzione di nuovi mezzi di prova o effettuare nuove allegazioni, con la conseguenza che l’eventuale diversa impostazione di diritto che si intende dare alla causa è ammissibile nei limiti in cui non presuppone l’allegazione in giudizio di fatti nuovi.

Può accadere che una delle parti, nel precisare le conclusioni, chieda che si proceda alla discussione orale della causa. In questo caso viene fissata un’apposita udienza, da tenersi entro sessanta giorni, in cui le parti provvedono oralmente ad esporre al giudice le ragioni a sostegno delle rispettive pretese.

Terminata questa attività difensiva, il codice assegna al giudice un termine di ulteriori sessanta giorni per depositare in cancelleria la sentenza [1]. I giorni sono ridotti a quindici nelle cause di lavoro [2], il cui rito è di gran lunga semplificato. In pratica, i sessanta giorni per decidere decorrono dal deposito dell’ultimo degli scritti difensivi, cioè dalle memorie di replica (ed esclusa l’ipotesi della discussione orale).

Causa a sentenza: quali sono i termini?

Siamo ora in grado di fare due semplici conti per capire quando una causa va a sentenza. Dunque, ammesso che il magistrato rispetti la scadenza fissata dalla legge (cioè sessanta giorni dall’ultimo scritto difensivo), la sentenza non potrebbe uscire prima di centoquaranta giorni dall’ultima udienza (sessanta + venti + sessanta giorni = centoquaranta giorni).

Tutto facile? Neanche a dirlo. La giurisprudenza ha stabilito che il termine assegnato dal codice per depositare la sentenza non è perentorio. In pratica, al magistrato non si applica nessuna sanzione se la decisione arriva anche con qualche mese di ritardo. A quanto detto si deve aggiungere un’altra constatazione, ribadita da una sentenza della Cassazione a Sezioni Unite [3]: anche laddove il ritardo del magistrato sia particolarmente elevato (per esempio svariati mesi, finanche un anno) non si configura alcun illecito disciplinare. Questo perché una sua responsabilità potrebbe sussistere solo nel caso in cui:

  • si sia in presenza di una reiterazione continua nei ritardi;
  • i ritardi superino ogni limite di tollerabilità e ragionevolezza.

È chiaro che, stando così le cose, è del tutto impossibile fare delle previsioni sulla data, anche approssimativa, in cui può uscire una decisione, anche se la causa è andata a sentenza.

In buona sostanza, quindi, sappiamo quando una causa va a sentenza, cioè quando entra nell’ufficio del giudice, ma non sappiamo quando vi esca, cioè quando la decisione verrà materialmente presa.

Causa a sentenza: se viene rimessa sul ruolo?

Abbiamo chiarito quando una causa va a sentenza. Quello che resta da aggiungere è che, paradossalmente, il giudice può fare retromarcia e rimettere la causa sul ruolo. Cosa significa?

Ci sono circostanze in cui il giudice, pur avendo trattenuto il fascicolo del giudizio per emettere la sentenza, ritiene di non essere pronto per la decisione finale e, quindi, “restituisce” la causa alle parti. Questo può avvenire per svariate ragioni. Ad esempio, dopo una lettura attenta del fascicolo e dell’attività istruttoria svolta, il giudice ritiene che ci siano ancora dei punti da chiarire: si pensi a due testimoni che hanno fornito versioni discordanti. In questa ipotesi, il giudice potrebbe emettere ordinanza di rimessione della causa in ruolo disponendo, altresì, il confronto tra i testimoni.

Un’altra ipotesi di rimessione è, sempre ai fini istruttori, quella costituita dall’ordine, impartito ad una persona giuridica, di depositare le scrittura contabili; oppure, la rimessione finalizzata alla nomina di un consulente tecnico per l’espletamento di un accertamento qualificato (ad esempio, nomina di medico-legale per quantificare i postumi di un sinistro).

note

[1] Art. 190 cod. proc. civ.

[2] Art. 430 cod. proc. civ.

[3] Cass., Sez.Un., sent. n. 6021/16 del 25.03.2016.


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1 Commento

  1. In pratica non sono le leggi che rallentano le decisioni e le sentenze, ma i cavilli e i controcavilli di cui sono infarcite, che sono un vero calvario per i cittadini, anche in cause chiare e semplici, specialmente in cause civili.
    Quanto affermato non sono le solite discussioni da bar, ma derivate da esperienze vissute.

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