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Banconota falsa: cosa rischio se la uso o la conservo?

18 marzo 2018


Banconota falsa: cosa rischio se la uso o la conservo?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 18 marzo 2018



Soldi falsi: cosa si rischia a usarli, spenderli, tenerli nel portafogli o a  casa? È possibile cambiarli con soldi veri?

Di soldi falsi ce ne sono così tanti in circolazione che è difficile non essere mai caduti nel tranello di riceverne un esemplare. Se i rivenditori hanno lo scanner a infrarossi, in grado di distinguere una banconota falsa da una autentica, l’uomo comune non ha altri mezzi se non l’occhio e il tatto. Esistono alcuni espedienti per capire se siamo in presenza di contraffazione o meno, ma la fretta spesso ci porta a fidarci e, proprio allora, si cade nell’errore. Peraltro i falsari sono diventati talmente abili che anche l’occhio più attento ed esperto può cadere ormai nel dubbio. Quando la frittata è fatta e ci è stata consegnata una banconota falsa è normale chiedersi: cosa rischio se la uso o la conservo? Di tanto si è occupata una recente sentenza della Cassazione [1] che ci consente anche di fare il punto della situazione e comprendere come comportarci e se è possibile restituirli o cambiarli in banca con soldi veri.

Come riconoscere i soldi falsi

Se hai letto l’articolo Come riconoscere i soldi falsi, saprai che la perfetta riproduzione di una banconota autentica in una banconota falsa è impossibile. Esistono una serie di indizi che, anche ad occhio nudo, possono quantomeno far sorgere il sospetto. La certezza però la danno solo gli scanner in dotazione delle banche o presso i negozi.

Confronto in sovrapposizione

Il primo metodo per scoprire soldi falsi è la dimensione della banconota. Quelle contraffatte non sono sempre della stessa grandezza di quelle vere. Per cui ciò che puoi fare è prendere dal tuo portafogli una banconota dello stesso importo e sovrapporla a quella “sospetta”. Se i bordi combaciano, è verosimile che non ci sia contraffazione.

Confronto con i colori

Sempre confrontando la banconota sospetta con quella che già hai nel portafogli, verifica i colori, se cioè hanno la stessa nitidezza e brillantezza, il chiaroscuro e la profondità di immagini. Inoltre poiché le banconote vere sono fatte di puro cotone, al tatto presentano una particolare consistenza e sonorità, mentre quelle false sembrano quasi plastificate.

Stampa a rilievo

I soldi veri sono fatti con una stampa in grado di porre in rilievo alcuni elementi grafici: passando il polpastrello delle dita dovresti essere in grado di sentire delle sporgenze o delle zigrinature.

La filigrana

Mettendo controluce le banconote, su quelle vere noterai ulteriori figure che non si trovano su nessuno dei due lati: è come se fossero disegni ulteriori, “imprigionati all’interno”. Tale tecnica consente di riconoscere i soldi veri da quelli falsi.

La striscia brillante con il simbolo dell’euro

Sulle banconote da 5, 10 e 20 euro c’è una striscia “olografica”: muovendola si vede il simbolo dell’euro o ora il valore della banconota. In particolare, inclinando la banconota si può osservare, sul retro, una striscia brillante sulla quale è presente il simbolo dell’euro e il valore della banconota.

Ulteriori trucchi li puoi trovare nell’articolo Come riconoscere i soldi falsi.

Che fare se mi è stata rifilata una banconota falsa

Se hai il dubbio di avere tra le mani dei soldi falsi devi portali in banca dove verranno analizzati e ti sarà detto se il tuo sospetto è fondato o meno. Ti dò però una brutta notizia: se si tratta di una banconota contraffatta questa verrà “sequestrata” dallo sportellista e non verrà “cambiata” con soldi. In pratica, il rischio della perdita del denaro è tutto tuo, anche se non hai colpa e se il pezzo è un ottimo esemplare di falso.

Se anche l’impiegato dovesse avere il dubbio sull’autenticità dei soldi, questi vengono spediti alla Banca d’Italia che li sottopone al controllo del Nucleo Analisi Nac. Se mai dovesse trattarsi di pezzi autentici, il possessore riceverà il rimborso dell’importo con vaglia cambiario. In caso contrario non gli verrà dato nulla.

Non sono previsti premi per la consegna alle autorità di soldi falsi.

Che rischio se uso i soldi falsi?

Il codice penale [2] punisce chiunque mette in circolazione soldi falsi con la consapevolezza che non si tratta di banconote autentiche. La pena è diversa a seconda che il possessore ha ricevuto il denaro falso in buona fede [3] da quella in cui lo detiene in malafede, proprio allo scopo di spacciarlo. Il primo caso è quello di chi scopre di avere dei soldi falsi, ricevuti da un’altra persona e di cui non si era accorto, e per sbarazzarsene li “spaccia” a un negoziante o qualsiasi altra persona per scaricare su di lui la perdita. Il secondo caso (malafede) è invece quella di chi si è consapevolmente procurato dei soldi falsi per poi smerciali a destra e manca e ricavarne utile.

In entrambi i casi, comunque, si tratta di un reato perché la legge punisce, principalmente, il mettere in circolazione banconote contraffatte. Tuttavia nel secondo caso la sanzione sarà notevolmente superiore.

Non è invece responsabile chi spende i soldi falsi credendo che siano veri. Il reato infatti scatta solo nei confronti di chi paga con una banconota falsa già sapendo che è tale. Come si fa però a capire se il possessore era in buona o malafede? Davvero difficile. Di solito conta il comportamento complessivo tenuto dal soggetto come, ad esempio, il fatto di avere altri falsi nel portafoglio o il fatto di non essersi sottratto all’identificazione in caso di successivo controllo da parte delle autorità [3] o l’aver lasciato un documento di riconoscimento [4].

Che rischio se colleziono monete false?

Il reato scatta solo per chi mette in circolazione monete false. Non è quindi vietato collezionarle a casa.

Che rischio se vengo fermato dalla polizia con soldi falsi nel portafogli

Anche in questo caso non c’è reato visto che il reato di detenzione di denaro falso è configurabile solo se vi sia l’intenzione del soggetto agente di mettere in circolazione le banconote contraffatte ricevute in malafede.

Che rischia chi fa credere che si tratti di soldi veri e invece sono falsi?

Secondo la Cassazione [1] scatta il reato di truffa a carico di chi mostri delle banconote autentiche e successivamente, tramite artifici, consegni alla vittima delle banconote contraffatte ricevendone il controvalore in altra valuta.

note

[1] Cass. sent. n. 11991/18 del 15.03.2018.

[2] Art. 455 cod. pen.

[3] Art. 457 cod. pen.

[4] Trib. Terni, sent. n. 36 del 12.01.2012.; Cass. sent. n. 25500/2007. Cass. sent. n. 25500/2007. Trib. Trani, sent. del 24.02.2005.

Corte di Cassazione, sez. V Penale, sentenza 30 gennaio – 15 marzo 2018, n. 11991
Presidente Lapalorcia – Relatore Fidanzia

Ritenuto in fatto

1. Con ordinanza del 9 ottobre 2017 il Tribunale del Riesame di Milano ha rigettato la richiesta di riesame avverso l’ordinanza del 7 settembre 2017 con cui il G.I.P. presso lo stesso Tribunale aveva applicato a H.A. la misura cautelare della custodia in carcere, per il delitto di partecipazione ad un’associazione a delinquere finalizzata alla commissione di furti e per i singoli furti perpetrati con operazioni fraudolente di cambio valuta nel corso delle quali complici dell’indagato, avvalendosi di arredamenti appositamente modificati con la creazione di doppiofondo, consegnavano alle persone offese banconote contraffatte in luogo di quelle autentiche poco prima esibite, mentre l’indagato riceveva in Russia la valuta estera reale da incaricati delle vittime, dandosi poi repentinamente alla fuga prima che queste ultime potessero accertarsi della falsità del denaro ricevuto.
2. Con atto sottoscritto dal suo difensore l’indagato ha proposto ricorso per cassazione affidandolo ad un unico articolato motivo.
2.1. È stata dedotta violazione di legge penale per erronea qualificazione del fatto di reato e violazione di legge processuale in ordine ai criteri di scelta delle misure cautelari.
Lamenta il ricorrente che l’errore nella qualificazione giuridica del fatto contestatogli ha consentito l’applicazione di misure coercitive particolarmente gravi atteso che il fatto ascritto avrebbe dovuto essere sussunto nella fattispecie della truffa.
Posto che è essenziale che nel furto lo spossessamento avvenga contro la volontà della persona offesa, mentre la truffa presuppone la consegna spontanea del bene, indotta in errore dall’inganno ordito dall’autore del reato, nel caso di specie, il raggiro ha determinato l’atto dispositivo del bene e non si quindi è limitato a facilitare l’apprensione dello stesso.
Assume, inoltre, il ricorrente che, nel caso di specie, l’oggetto della sottrazione non è la contropartita consegnata bensì il vero denaro ceduto dalla vittima, tenuto conto che gli indagati non presentavano mai al cliente denaro valido, essendo le valigette state riempite con facsimili e coperte solo in superficie con qualche banconota vera.
Lo stesso riferimento effettuato dalla Pubblica Accusa ad uno reato perpetrato con uno “scambio” di valuta era segno di una condotta incompatibile con il furto, atteso che la vittima voleva la cessione del denaro essendo convinta di ottenere una contropartita e ciò in virtù anche di una messa in scena messa in piedi molti mesi prima dagli agenti, finalizzata a conquistare la fiducia delle vittime.

Considerato in diritto

1. Il ricorso è fondato e va pertanto accolto.
Va preliminarmente osservato, ai fini di un inquadramento giuridico delle fattispecie sottoposte all’esame della Corte, che elemento indefettibile connaturato al delitto di truffa è la “cooperazione artificiosa della vittima” che, indotta in errore dall’inganno ordito dall’autore del reato, compie l’atto di disposizione (vedi Sez. 2, n. 18762 del 15/01/2013, Rv. 25519401; vedi anche Sez. U, n. 1 del 16/12/1998 – dep. 19/01/1999, Cellammare, Rv. 212080).
Il furto aggravato dal mezzo fraudolento prescinde invece dal consenso (seppur viziato dall’errore indotto dall’agente) della vittima all’atto di disposizione patrimoniale, essendo tale delitto consumato contro la volontà della vittima e quindi con un atto unilaterale solo a facilitare il quale mirano l’artificio o il raggiro (vedi sul punto Sez. 4, n. 9523 del 18/09/1997, Rv. 208784).
Ciò premesso, dalla descrizione della condotta posta in essere dall’indagato e dai suoi complici – come è stata ricostruita in termini fattuali dall’ordinanza impugnata – non emerge che sia stato posto in essere da questi ultimi, ai danni delle persone offese, un atto unilaterale di spoliazione della valuta genuina in Euro di cui le vittime avrebbero in precedenza già conseguito il possesso.
Risulta, invece, essere stato carpito alle parti lese il consenso “alla consegna della valuta genuina estera in ragione del fatto che è stata mostrata valuta genuina in Euro”.
In particolare, il Tribunale del Riesame ha evidenziato che, in occasione delle operazioni di scambio pattuite dalle parti, sono state “rammostrate” alle vittime dagli indagati banconote in Euro autentiche, le quali, tuttavia, all’atto dell’effettiva consegna, sono state sostituite con banconote contraffatte attraverso l’utilizzo di arredi appositamente modificati con la creazione di doppiofondo.
È quindi evidente che, sulla base della ricostruzione del fatto quale emerge dall’ordinanza impugnata, non vi è stata sottrazione di cosa mobile altrui, avente ad oggetto le banconote genuine in Euro – che sono state solo “esibite” e di cui le vittime non hanno quindi mai conseguito il possesso – ma è stato procurato alle persone offese un ingiusto profitto carpendo il loro consenso con le modalità sopra descritte.
Si condivide quindi l’impostazione del ricorrente secondo cui, nel caso di specie, l’oggetto della sottrazione non è la contropartita in Euro consegnata bensì le banconote in valuta estera genuine cedute dalle vittime.
Deve quindi annullarsi il provvedimento impugnato limitatamente al capo 2 e deve rinviarsi al Tribunale di Milano (Sez. Riesame) per nuovo esame, disponendo l’integrale trasmissione degli atti.

P.Q.M.

Annulla il provvedimento impugnato limitatamente al capo 2) e rinvia al Tribunale di Milano (Sez. Riesame) per nuovo esame.
Dispone la trasmissione integrale degli atti.

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