Diritto e Fisco | Editoriale

Quando una causa va in decisione?

20 Aprile 2018 | Autore:
Quando una causa va in decisione?

Quando una causa viene trattenuta in decisione? Qual è la differenza tra giudice monocratico e collegiale? Quali termini prevede la legge perché il giudice decida?

Il processo civile, come quello penale, si suddivide in diverse fasi. Ce n’è una introduttiva, in cui vengono esposte le ragioni delle parti contendenti; una istruttoria, dedicata alla raccolta delle prove poste a sostegno delle proprie ragioni; infine, una decisoria, destinata, appunto, alla determinazione finale della controversa da parte della decisione del giudice.

È proprio questa la fase che segna il momento in cui una causa va in decisione. Ma cosa significa? Affrontiamo l’argomento.

Causa in decisione: quando succede?

Una volta completata l’istruttoria (o nei casi in cui la decisione prescinda dal compimento di questa), il giudice invita le parti a precisare le conclusioni, nei limiti di quelle formulate negli atti introduttivi, e, infine, assume la causa in decisione.

Dopo l’ultima udienza (cosiddetta udienza di precisazione delle conclusioni), il giudice non dispone più ulteriori rinvii e, perciò, trattiene la causa in decisione, ossia prende materialmente il fascicolo del procedimento (ora telematico), lo porta nella propria stanza e poi lo studia per scrivere la sentenza. È proprio in questo momento che la causa va in decisione, cioè si avvia ad essere decisa dal giudice cui è stata assegnata.

Causa in decisione: chi decide?

Spiegato quando una causa va in decisione, vediamo chi, concretamente, emette la sentenza. Il codice di procedura civile ha attribuito l’attività decisoria a due organi diversi: il tribunale in composizione collegiale e il tribunale in composizione monocratica.

Causa in decisione: tribunale in composizione collegiale

Per quanto riguarda lo svolgimento della fase decisoria davanti al tribunale in composizione collegiale, la legge dice che, dopo la rimessione della causa al collegio, di regola non si svolge l’udienza di discussione, a meno che non venga richiesta da almeno una delle parti [1].

Pertanto, quando le parti non chiedono la discussione orale, entro sessanta giorni dalla scadenza del termine per il deposito delle memorie di replica (ultimo scritto difensivo concesso alle parti), la sentenza deve essere deliberata e depositata in cancelleria.

L’udienza di discussione innanzi al collegio deve svolgersi solo se almeno una delle parti, al momento della precisazione delle conclusioni, chieda che la causa sia discussa oralmente. A seguito dell’istanza, il presidente del tribunale deve fissare la data dell’udienza collegiale che deve tenersi entro sessanta giorni dalla richiesta. In questa udienza il giudice istruttore fa la relazione della causa e, successivamente, le parti sono ammesse alla discussione. Come vedremo, la sentenza deve essere poi depositata nel termine di sessanta giorni dall’udienza.

Causa in decisione: tribunale in composizione monocratica

Nelle materie sottratte alla competenza del collegio, il giudice monocratico decide con gli stessi poteri dell’organo collegiale.

La differenza principale sta nel fatto che la trattazione ai fini della decisione è scritta, con abbreviazione dei termini da sessanta a trenta giorni (decorrente dalla scadenza del termine per il deposito delle memorie di replica) per il deposito in cancelleria della sentenza.

La legge prevede la facoltà, su richiesta di una delle parti, di saltare la fase dello scambio delle memorie di replica, in favore della fissazione dell’udienza di discussione, a partire dalla quale decorre il termine di trenta giorni per il deposito della sentenza da parte del giudice.

In questa ipotesi il giudice procede alla decisione a seguito di trattazione orale, attribuendo alle parti in causa la possibilità di chiedere al giudice il rinvio della discussione orale ad un’udienza successiva, e ciò al fine di consentire ai difensori delle parti, nel caso in cui fossero impreparati ad una discussione immediata, di potersi presentare all’udienza successiva adeguatamente preparati.

Causa in decisione: cosa avviene prima?

Come abbiamo già avuto modo di vedere, prima che la causa vada in decisione, agli avvocati difensori viene data la possibilità di depositare degli scritti finali allo scopo di esporre una sintesi del processo ed illustrare l’ultima tesi difensiva: si tratta delle comparse conclusionali, che vanno depositati entro sessanta giorni dall’ultima udienza (cioè, quella di precisazione delle conclusioni), e delle memorie di replica, da produrre nei successivi venti giorni.

L’atto di precisazione delle conclusioni costituisce l’ultimo momento della trattazione della causa. A tal fine, esse sono autorizzate a ritirare il proprio fascicolo di parte, per poi depositarlo nuovamente al momento della presentazione della comparsa conclusionale.

Come ricordato nei paragrafi precedenti, può accadere che una delle parti, nel precisare le conclusioni, chieda che si proceda alla discussione orale della causa. In questo caso viene fissata un’apposita udienza, da tenersi entro sessanta giorni, in cui le parti provvedono oralmente ad esporre al giudice le ragioni a sostegno delle rispettive pretese.

Terminata questa attività difensiva, il codice assegna al giudice un termine di ulteriori sessanta giorni per depositare in cancelleria la sentenza [2]. I giorni sono ridotti a quindici nelle cause di lavoro [3], il cui rito è semplificato. In pratica, i sessanta giorni per decidere decorrono dal deposito dell’ultimo degli scritti difensivi, cioè dalle memorie di replica (ed esclusa l’ipotesi della discussione orale).

Causa in decisione: quali sono i termini?

Siamo ora in grado di fare due semplici conti per capire quando una causa va in decisione. Dunque, ammesso che il magistrato rispetti la scadenza fissata dalla legge (cioè sessanta giorni dall’ultimo scritto difensivo), la sentenza non potrebbe uscire prima di centoquaranta giorni dall’ultima udienza (sessanta + venti + sessanta giorni = centoquaranta giorni).

Tutto facile? Neanche a dirlo. La giurisprudenza ha stabilito che il termine assegnato dal codice per depositare la sentenza non è perentorio. In pratica, al magistrato non si applica nessuna sanzione se la decisione arriva anche con qualche mese di ritardo. A quanto detto si aggiunge un principio espresso dalla Corte di Cassazione [4]: anche laddove il ritardo del magistrato sia particolarmente elevato (per esempio svariati mesi, finanche un anno) non si configura alcun illecito disciplinare. Questo perché una sua responsabilità potrebbe sussistere solo nel caso in cui:

  • si sia in presenza di una reiterazione continua nei ritardi
  • e questi superino ogni limite di tollerabilità e ragionevolezza.

È chiaro che, stando così le cose, è del tutto impossibile fare delle previsioni sulla data, anche approssimativa, in cui può uscire una decisione, anche se la causa è andata in decisione.

In buona sostanza, quindi, sappiamo quando una causa va in decisione, cioè quando entra nell’ufficio del giudice, ma non sappiamo quando vi esca, cioè quando la decisione verrà materialmente presa.


note

[1] Art. 275 cod. proc. civ.

[2] Art. 190 cod. proc. civ.

[3] Art. 430 cod. proc. civ.

[4] Cass., Sez.Un., sent. n. 6021/16 del 25.03.2016.


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3 Commenti

  1. purtroppo ho proprio una causa in corso da ormai piu’ di un anno. Dopo svariati rinvii il giudice si e’ riservato di decidere dal giugno scorso, senza emettere nessuna sentenza. Io contino a pagare l’assegno di mantenimento per mio figlio che non vive piu’ con sua madre ma convive in altra residenza con la sua compagna. Ha 28 anni e lavora stabilmente da oltre due anni, ma la cosa assurda e’ che l’assegno viene recapitato e riscosso dalla madre indebitamente. Il giudice mi fa aspettare e nell’attesa l’ente dove lavoro continua a pagare mese per mese in attesa della sentenza. Adesso ho letto il vostro articolo e sono ancora piu’ deluso. Grazie comunque 🙁

  2. puo’ un giudice (got) decidere una causa di opposizione a decreto ingiuntivo primo delle conclusioni?

  3. la sentenza della Cassazione citata conferma la condanna quindi è fuorviante; inoltre l’articolo si contraddice dicendo prima che non vi è sanzione e poi richiamando proprio le sanzioni disciplinari previste per i ritardi.

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