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Lo sai che? Sindrome bipolare del genitore: quale diritto a frequentare i figli?

Lo sai che? Pubblicato il 21 marzo 2018

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> Lo sai che? Pubblicato il 21 marzo 2018

La malattia psichica del genitore può incidere sulle modalità di affidamento dei figli ma non fa venir meno il loro diritto di frequentare il genitore malato, specie se questo, consapevole della propria patologia, accetta l’aiuto di terzi.

La fine di una relazione sentimentale viene quasi sempre associata a motivi legati a tradimenti o incomprensioni della coppia. Ma ci sono casi (invero non proprio rari) in cui il subentrare di una malattia è in grado di rompere l’armonia di una famiglia, specie quando si tratta di una malattia della mente, capace di nascondersi dietro un corpo apparentemente sano. Una situazione difficile accettare perché non permette di riconoscere più nella persona che ci è accanto quella che abbiamo scelto per la vita e che è divenuta madre (o padre) dei nostri figli. Ed è così che il conflitto cresce di giorno in giorno, fino a portare alla decisione di rompere una relazione divenuta troppo logorante nonostante tutti gli sforzi possibili di comprendere, accompagnare e sostenere il partner o il coniuge malato. Ma che succede quando da una relazione nascono dei figli? La malattia psichica di un genitore può incidere sul loro affidamento? E se si, in che modo? Può il giudice impedire la frequentazione dei figli col genitore malato?

Ci aiuta a dare risposta a questa domanda una recente pronuncia del Tribunale di Velletri [1] che ha chiarito come la malattia mentale, per quanto grave, non deve necessariamente precludere gli incontri con i figli, specie se il malato si mostra disposto ad essere aiutato e sostenuto al fine di potersi occupare dei minori.

Malattia del genitore: cosa prevede la legge in caso di separazione?

Per meglio comprendere le conclusioni a cui è pervenuto il giudice veliterno è utile fare un passo indietro e chiarire innanzitutto cosa prevede la legge riguardo alla decisioni riguardanti i figli a seguito della separazione dei genitori.

A riguardo non esistono norme tipizzate in grado di disciplinare ogni problematica legata ad una separazione, ma i principi cardine [1] che devono guidare le decisioni del giudice sono rappresentati dalla:

  • preferenza per l’affidamento condiviso dei figli (e non invece di quello esclusivo), affidamento che implica l’attribuzione in capo ad entrambi i genitori delle decisioni di maggior interesse riguardanti la prole, quali quelle relative all’educazione, alla salute e all’istruzione
  • – e dalla necessità di garantire ai minori -nel loro primario interesse- il diritto alla bigenitorialità, ossia a poter continuare ad avere, anche dopo la separazione dei genitori, rapporti equilibrati e continuativi sia con la madre che col padre e con i parenti di ciascun ramo genitoriale.

Il giudice sarà quindi chiamato a decidere, valutando caso per caso, ma avendo  come primario obiettivo quello del benessere dei minori; ciò è tanto che se pure i genitori avranno raggiunto un accordo, il magistrato non sarà tenuto ad approvarlo in ogni caso ma dovrà valutarne la effettiva rispondenza ai bisogni e agli interessi dei fanciulli.

Malattia psichica del genitore: quali rischi per i figli?

Vediamo quindi in che modo la separazione causata dalla malattia mentale di un genitore può ripercuotersi sulle scelte riguardanti i figli e per farlo ci richiamiamo alla vicenda concreta che, a nostro avviso, merita attenzione per la graduale capacità mostrata nel corso del giudizio da ambo i genitori di acconsentire a soluzioni pensate, prima che a se stessi, al primario interesse dei figli.

Una vicenda che vede un marito rivolgersi al giudice della separazione, a seguito della sindrome affettiva bipolare diagnosticata alla moglie. La grave patologia rendeva, a suo avviso, deleteria e pericolosa  la presenza della madre con le due figlie minori, considerato che lo stato di salute della donna aveva accresciuto la sua  irritabilità e impulsività fino ad averla condotta a gesti aggressivi nei confronti delle figlie, fortunatamente mai sfociati in lesioni; per tale ragione, l’uomo chiedeva, in un primo momento, l’affidamento esclusivo delle due figlie.

Malattia psichica del genitore: quali le valutazioni del giudice?

In un caso del genere, le valutazioni del giudice devono farsi su più fronti, vagliando:

  • la situazione della oggettiva patologia sofferta dal genitore, al fine di valutarne le possibili ripercussioni sui figli: nel caso in esame il tribunale disponeva una consulenza medica a seguito della quale veniva accertata l’ effettiva esistenza a carico della moglie di un disturbo bipolare di elevata gravità (contenibile ma non del tutto curabile con la terapia medica),
  • la preferenza espressa dai minori riguardo al genitore con cui abitare: il giudice disponeva l’ascolto della figlia più grande, la quale confermava di voler continuare a vivere con il padre insieme alla sorella,
  • nonché la capacità di ambo i genitori di collaborare nell’interesse dei figli: in questo caso l’uomo, rivalutando la sua iniziale domanda, chiedeva di continuare a vivere con le bambine presso l’abitazione dei propri genitori, fermo restando l’affido condiviso delle minori con la moglie e proponeva al contempo un progetto di frequentazione delle visite madre/figlie. Al contempo, la donna si dichiarava disponibile a farsi aiutare nell’accudimento delle minori da una terza persona (la baby sitter) già conosciuta e facente parte del nucleo familiare, così accettando la proposta di frequentazione  delle figlie formulata dal marito.

Malattia psichica del genitore: quando è possibile la frequentazione dei figli

Alla luce della situazione descritta, il giudice riteneva comunque importante, nel primario interesse delle due minori, che queste potessero riprendere a relazionarsi con la madre, nonostante la sua malattia e l’incapacità della donna di gestire e accudire quotidianamente le figlie senza l’aiuto di terze persone. Sicché, pur accogliendo la domanda del padre di avere le figlie collocate presso di sé, il magistrato acconsentiva a che le bambine frequentassero la madre senza limitazioni.

La pronuncia rappresenta un esempio emblematico di come, anche di fronte ad evento destabilizzante per la famiglia (quale sicuramente è la malattia mentale di un genitore), ci si possa impegnare da ambo i lati (e compatibilmente con le proprie risorse) per garantire ai figli il diritto a frequentare entrambi i genitori:

  • il genitore  “sano” senza strumentalizzare la patologia sofferta dal partner per allontanarlo dai propri figli ma, semmai, impegnandosi in prima persona per favorire gli incontri dei bambini con l’altro genitore
  • – e il genitore malato accettando di farsi aiutare in tutti i modi possibili: attraverso  il rispetto della terapia farmacologica e clinica suggerita dai medici e l’accettazione del sostegno di terzi nell’accudimento dei figli.

Scelte certamente faticose, che comportano sacrifici ed un impegno costante, ma senza dubbio capaci di portare a risultati positivi concreti nella vita dei figli.

note

[1] Art. 337 ter cod. civ. co. 1

[2] Trib. Velletri, sent. n. 74/18 del 18.01.2018.


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