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Lo sai che? Divorzio: cosa fare se l’ex rivuole la casa familiare

Lo sai che? Pubblicato il 20 marzo 2018

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> Lo sai che? Pubblicato il 20 marzo 2018

Da dopo la separazione (maggio 2016) la mia ex moglie convive con altra persona. Ho fatto, tramite avvocato, richiesta di divorzio e annullamento dell’assegno (1000 euro di cui 350 mantenimento e 650 spese di alloggio). Con la separazione mi era stata assegnata la casa in cui vivevamo (comunione beni) e il mantenimento del figlio maggiorenne (allora studente). La risposta del suo avvocato è stata che, visto che mio figlio oggi lavora (part time, a termine) e percepisce circa 1000 euro/mese (straordinari e incentivi), la mia ex moglie vuole tornare a vivere in casa con mio figlio (al tempo della separazione aveva espresso il desiderio di vivere con la madre, ma il giudice viste le numerose e prolungate assenze da casa della signora, non lo aveva ritenuto opportuno) e quindi sospendere la convivenza e i 650 euro per l’alloggio mentre i 350 dovrebbero continuare. Asserisce inoltre che il compagno non è in grado di mantenerla. La convivenza è accertata. Cosa debbo fare?

Nel quesito il lettore evidenzia di aver presentato ricorso per ottenere il divorzio ed anche (da quel che sembra di comprendere) per ottenere la modificazione delle condizioni della separazione fissate a suo tempo dal giudice nella relativa sentenza (condizioni che sono sempre suscettibili di modifica al verificarsi di eventi sopravvenuti).

A questo punto quello che si può innanzitutto ed ovviamente consigliare al lettore è di valutare attentamente, insieme al legale che ha incaricato di difenderlo, le questioni poste dalla moglie nelle sue difese alla luce di quella che è la documentazione e le prove portate in giudizio da entrambe le parti e degli orientamenti della giurisprudenza esistenti sulle singole questioni sulle quali il giudice sarà chiamato a decidere.

A tale riguardo, si può evidenziare che:

– per quello che riguarda l’assegnazione della casa familiare ad uno dei coniugi, essa (cioè l’assegnazione) è in stretta connessione con l’autosufficienza dei figli. Come ha precisato di recente la Corte di Cassazione (sentenza n. 13.354 del 2017), se la prole è maggiorenne ed è in grado di provvedere a se stessa viene meno il presupposto del provvedimento di assegnazione della casa coniugale e, pertanto, nel momento in cui dalla documentazione esibita al giudice risulti dimostrato che i figli abbiano raggiunto l’indipendenza economica (anche con occupazioni precarie e guadagni esigui) il giudice non potrà che revocare il precedente provvedimento di assegnazione della casa.

Ovviamente andrà anche valutato il fatto che, con la separazione viene meno il regime di comunione legale fra coniugi e ciò vuol dire che se la casa faceva parte (come sembra di comprendere) della comunione legale, si dovrà procedere alla divisione di essa (sulla base di un accordo oppure con un procedimento specifico e distinto avviato da ciascuno dei due coniugi) ed anche questo elemento potrà e dovrà essere oggetto del complessivo riassetto dei rapporti tra il lettore e sua moglie (riassetto che potrete concordare o che sarà il giudice a fissare in mancanza di intesa);

– per quello che riguarda, invece, il mantenimento del coniuge (dal quesito, infatti, emerge che vi sia un assegno di euro 350,00 per il mantenimento della moglie) la Corte di Cassazione (con sentenza n. 25.074 del 23 ottobre 2017) ha precisato che per escludere l’obbligo del pagamento dell’assegno o per diminuirne l’importo non è sufficiente dimostrare che il coniuge (o ex coniuge) conviva stabilmente con un’altra persona, ma si dovrà invece dimostrare al giudice (al quale viene chiesto di revocare o ridurre l’assegno) che c’è stato un miglioramento delle condizioni economiche di chi usufruisce del mantenimento (nel caso specifico della moglie del lettore): questa prova potrà essere fornita con qualsiasi mezzo ed anche con elementi presuntivi soprattutto riferendosi ai redditi ed al tenore di vita della persona con la quale convive il coniuge a cui spetta l’assegno. In sostanza, il lettore ha l’onere di provare non solo la stabile convivenza di sua moglie con un’altra persona, ma anche che nell’ambito dello svolgimento di questa relazione esista un concreto contributo al mantenimento di sua moglie da parte di chi con lei convive.

Alla luce di questi orientamenti della giurisprudenza il consiglio al lettore, si ribadisce, è di verificare in stretta relazione con il suo legale se non vi siano i margini per raggiungere un accordo complessivo con la moglie sugli aspetti patrimoniali del loro rapporto tenuto conto, si ribadisce, che occorre anche decidere in merito allo scioglimento della comunione legale e, quindi, sulla sorte dei beni che vi facevano parte.

In mancanza di un accordo (che sarebbe, invece, assai auspicabile), sarà il giudice al quale il lettore è ricorso a decidere sugli assetti patrimoniali e sull’assegno (in base alle prove che entrambe le parti avranno portato), mentre occorrerà poi anche provvedere, con un altro contenzioso (in mancanza di accordo), sulla sorte dei beni che facevano parte della comunione legale (ad esempio con un’azione di divisione giudiziale).

Articolo tratto dalla consulenza resa dall’avv. Angelo Forte


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