Diritto e Fisco | Editoriale

Come il fisco controlla i professionisti

19 marzo 2018


Come il fisco controlla i professionisti

> Diritto e Fisco Pubblicato il 19 marzo 2018



Gli errori più comuni commessi dai professionisti che ne svelano il reddito e comportano un controllo fiscale dell’Agenzia delle Entrate: notai, avvocati, ingegneri, commercialisti, architetti.

Non c’è bisogno di dire che c’è la crisi economica, che gli studi professionali vanno male, che i clienti non sono più quelli di una volta e che per trovarne uno che paghi in modo preciso e puntuale bisogna sudare sette camicie. Non c’è bisogno di ricordare che il professionista non rappresenta più quel ceto medio che poteva contare su un reddito costante, se non altro dignitoso, e che era rispettato in società. Non c’è bisogno di rivelare – ed è ipocrita negarlo – che, se un tempo il “nero” costituiva una costante per molti studi professionali, oggi lo stesso denaro contante lo si intravede con il binocolo e quel poco che circola diventa un’arma a doppio taglio. Perché mai? Perché i controlli fiscali sono diventati più serrati? Sì, in parte. Ma la vera ragione è che l’Agenzia delle Entrate ha ora, dalla parte sua, una serie di strumenti che le consentono di eseguire accertamenti più mirati e precisi. Controlli incrociati, telematici e con un occhio vigile alle banche dati. Insomma, è molto più facile per un notaio, un avvocato, un medico, un ingegnere, un architetto o un commercialista essere oggetto di accertamento a seguito di un bonifico non giustificato o di un’auto acquistata con denaro che non trova, nelle fatture, una giustificazione. Ma quali sono gli errori che svelano il reddito di chi esercita l’attività libera? In altri termini, come il fisco controlla i professionisti? Ecco una rapida rassegna delle cartine di tornasole che vengono comunemente utilizzate dagli uffici per stanare le situazioni in cui sussiste una capacità contributiva superiore rispetto a quella dichiarata.

Una cosa è certa. Come rivela il Sole24Ore, è drasticamente sceso il ricorso agli studi di settore che un tempo, invece, erano l’arma privilegiata delle Entrate. Destinati a scomparire, gli studi ora rappresentano lo 0,8% dei controlli portati a buon fine. Una percentuale ridottissima, sostituiti dai più incisivi controlli bancari, dalle verifiche dei bonifici e dei versamenti di contanti effettuati sul conto corrente, dalle presunzioni del redditometro e dalle spese che fanno scattare un controllo fiscale. A ritorcersi contro i contribuenti è, a volte, la loro stessa vanità: succede quando, a fronte di un reddito dichiarato di poche decine di euro, vengono poi postate sui social network foto scattate in posti caraibici; anche le immagini pubblicate su Facebook o Instagram possono essere usate come prove contrarie alle evasioni. Questo non vale solo per i professionisti, ma per tutti i contribuenti.

Controlli fiscali sui professionisti in generale 

Nel concentrare invece l’analisi su come il fisco controlla i professionisti, c’è innanzitutto da ricordare il confronto tra le fatture emesse e le informazioni presenti nell’anagrafe tributaria, il maxi cervellone dell’Agenzia delle Entrate dove entrano tutti i dati provenienti da qualsiasi tipo di contribuente, persona fisica, giuridica o pubblica amministrazione. Questo consente controlli incrociati che rivelano incongruenze, falsità e omissioni di pagamento.

Di recente, gli ispettori del fisco hanno utilizzato, come strumento di verifica sui conti dei professionisti, l’acquisizione dell’agenda degli appuntamenti (o, per gli avvocati, quella delle udienze), dalla quale risulta la clientela che entra ed esce dallo studio. E se per difendersi il professionista sostiene che si tratta di attività eseguita con rinuncia al compenso, l’interpretazione dei giudici è di non credere a questa difesa se la gratuità diventa sistematica (leggi Prestazioni gratuite del professionista e accertamenti fiscali).

Un professionista che viaggia tanto, sia che lo faccia per svago o per lavoro, non può dichiarare un reddito modesto. Sulla base di questa equazione, il fisco passa in rassegna anche gli addebiti del Telepass sulla  carta di credito (leggi Telepass: così ti frega con il fisco).

I consumi di carta e dei materiali di cancelleria possono essere una spia delle attività svolte quando i relativi costi vengono riportati in contabilità.

Un’altra incongruenza tra il reddito dichiarato e le spese sostenute può essere rivelata dal fitto dei locali o dall’eventuale mutuo acceso con la banca per pagare l’acquisto dello studio. Stesso discorso riguarda l’assicurazione e il massimale coperto per il rischio da responsabilità professionale.

Se il fisco entra nello studio, non può proseguire le indagini anche nell’abitazione del contribuente, salvo vi siano specifici indizi di evasione e sia stata previamente fornita l’autorizzazione da parte del giudice. In ogni caso, se è possibile l’acquisizione dello schedario dei clienti e dei supporti magnetici rinvenuti nello studio (hard disk e altre memorie), per l’apertura delle email non ancora lette è necessaria l’autorizzazione della Procura. Se l’attività professionale viene svolta in locali ad uso “promiscuo” (destinati cioè anche a dimora abituale), oltre all’autorizzazione del capo dell’ufficio o del comandante del reparto della Finanza, è necessaria anche una sorta di “benestare” dalla Procura, per la cui richiesta non servono particolari requisiti. I verificatori non possono iniziare le attività di controllo senza la presenza del titolare dello studio o di altra persona appositamente delegata.

Finanche l’esistenza di un sito internet può essere rivelatrice di una capacità contributiva quando, ad esempio, viene descritta l’attività eseguita, la clientela e le prestazioni normalmente rese.

Controlli fiscali sui commercialisti

Tra gli aspetti monitorati dal fisco nei confronti dei commercialisti ci sono i compensi richiesti in occasione di operazioni societarie come funzioni, conferimenti, aumenti di capitale.

Per la tenuta della contabilità semplificata generalmente il compenso è ragguagliato al numero delle fatture attive e passive registrate con la previsione di un onorario minimo mensile; per la tenuta della contabilità ordinaria il compenso e ragguagliato al numero delle registrazioni contabili sul libro-giornale (distinguendo tra semplici e complesse), ovvero al volume d’affari.

Poiché le cause tributarie risultano ormai negli archivi informatizzati degli uffici dell’Agenzia delle Entrate, il patrocinio nell’ambito di un giudizio di natura tributaria diventa anche fonte di accertamento del maggior reddito.

C’è infine il confronto tra la potenza dei programmi per l’elaborazione dei bilanci e i bilanci redatti.

Controlli fiscali sugli avvocati

Oltre all’agenda legale dello studio, l’Agenzia delle Entrate è in grado di controllare il numero di cause iscritte a ruolo in capo a ciascun legale e verificare se, per ciascuna di queste, è stata emessa la relativa fattura. In questo gli archivi non risparmiano nulla: cause civili, penali, amministrative, tributarie, dal giudice di pace ed esecuzioni forzate. Come anticipato poc’anzi, il fisco crede poco alla favola della gratuità delle prestazioni o al fatto che il cliente se l’è squagliata senza pagare.

Il reddito di un avvocato può essere ricostruito anche sulla base delle informazioni reperite sulla stampa nazionale e locale rivelatrice di fatti di cronaca inerenti ad attività professionali (ad esempio la difesa di un noto criminale).

Può essere esaminato il registro dei colloqui con i detenuti, individuando quelli ai quali ha partecipato il professionista.

Controlli fiscali sugli ingegneri, architetti e geometri

Il primo controllo dell’Agenzia delle Entrate per quanto riguarda ingegneri, architetti e geometri si riversa sul costo del software di grafica, di calcolo strutturale, ecc.; ci sono poi le relazioni tecniche, gli elaborati, i progetti e calcoli depositati presso uffici pubblici.

I verificatori possono reperire autonomamente i documenti presentati in via telematica attraverso la piattaforma Sister

Controlli fiscali sui notai

Per i notai il controllo è ancora più semplice visto che tutti gli atti sono soggetti a registrazione. Gli ufficiali del fisco possono controllare gli atti pubblicati sui registri pubblici e sui repertori per poi controllarli con le fatture emesse.

Controlli fiscali su dentisti e odontoiatri

A rivelare la capacità contributiva dello studio dentistico è soprattutto la quantità di materiali medici e paramedici usati, il numero di protesi acquistate (capsule, ponti, protesi, ecc.), i guanti, le tovagliette e i bicchieri (tenendo comunque conto di una percentuale utilizzata per campagne di prevenzione dentale, visite di controllo, visite per consulenza, ecc.).

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