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Caduta nell’ascensore: chi risponde dei danni?

19 marzo 2018


Caduta nell’ascensore: chi risponde dei danni?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 19 marzo 2018



Risarcimento a carico del condominio solo se il danneggiato non ha posto in essere una condotta imprudente o non era distratto.

L’ascensore segue le stesse regole delle scale perché è rivolto a garantire il medesimo servizio ossia il raggiungimento dei vari piani del palazzo. A stabilire tale equiparazione è il codice civile [1]: lo fa con riferimento alle spese per la relativa manutenzione e sostituzione che sono ripartite per metà in base ai millesimi degli appartamenti e per l’altra metà in base all’altezza di ciascuno di essi. Trattandosi di parti comuni dell’edificio, e quindi di proprietà di tutti, il condominio è anche responsabile se qualcuno, a causa di ascensore o scale, cade e si fa male. Una responsabilità che è esclusa solo quando il danno dipende dalla distrazione dell’infortunato. Cadere a causa di una scala scivolosa, ove è chiaramente segnalata la presenza del disinfettante, equivale a cadere su un dislivello dell’ascensore determinato dalla non perfetta coincidenza con il piano di arresto. Tutti insomma devono prestare un minimo di prudenza a dove mettono i piedi. Una serie di sentenza della giurisprudenza ci può servire per stabilire chi risponde dei danni in caso di caduta nell’ascensore e, nel caso in cui sia pagare erogare il risarcimento, come deve essere ripartito tra i vari condomini.

Caduta nell’ascensore: di chi è la responsabilità?

In caso di danni derivanti dal malfunzionamento dell’ascensore, il responsabile è -almeno in linea teorica – il condominio; questi è infatti il custode dell’apparecchio. Abbiamo detto «in linea teorica»: questo perché non è dovuto invece alcun risarcimento se il condominio riesce a dimostrare che l’evento si è verificato per un «caso fortuito», ossia un episodio imprevedibile e inevitabile come potrebbe essere la condotta imprudente del terzo (si pensi al caso di 7 persone che entrano in ascensore, superando i limiti di peso prescritti per l’impianto). Ebbene, secondo la giurisprudenza, l’ascensore non può considerarsi di per sé un oggetto pericoloso, per cui le ipotesi di danno determinato dalla distrazione altrui sono più frequenti di quelle in cui invece il condominio è responsabile per omessa manutenzione. Vediamo alcuni dei casi più noti.

Rottura improvvisa dell’impianto e sussulto

Le occasioni in cui ci si può fare male a causa di un ascensore sono svariate, ma solo in pochi casi il condominio risponde. Un esempio è la rottura dell’impianto che determina un sussulto brusco dell’ascensore con conseguente caduta del trasportato che si trovi al suo interno. In questo caso, il condominio non risponde dei danni solo se dimostra il caso fortuito, come ad esempio un blackout improvviso imprevedibile. In ogni caso la macchina deve essere a norma, dotata quindi di strumenti in grado di prevenire ed evitare danni in conseguenza del venir meno della corrente elettrica.

Ascensore bloccato: chi risarcisce?

Un altro caso frequente e quello di chi rimane bloccato nell’ascensore per molto tempo e ne riporta un danno. In proposito, una sentenza del tribunale di Larino [2] ha stabilito la responsabilità del condominio qualora i passeggeri restino bloccati all’interno dell’apparecchio; al condominio resta la possibilità di rivalersi sulla ditta di manutenzione qualora il guasto sia dovuto a una cattiva gestione e conservazione dell’impianto.

Anche se in linea teorica è facile parlare di responsabilità del condominio per l’ascensore bloccato, in pratica non è altrettanto facile ottenere il risarcimento: il danneggiato, infatti, deve dimostrare il danno. Potrebbe trattarsi di un danno patrimoniale (ad esempio è il caso di chi perde un aereo o un importante appuntamento,la perdita di chance derivante da un affare sfumato, ecc.) o di un danno non patrimoniale per la lesione alla salute (bisognerà dimostrare la sofferenza subita da chi soffre, ad esempio, di claustrofobia).

Chiusura improvvisa delle porte dell’ascensore

La chiusura improvvisa delle porte, per la rottura della cellula fotoelettrica, può essere fonte di danno per una persona anziana, priva dei riflessi e delle forze per evitare di rimanere chiuso. Molto più difficile sarà ottenere il risarcimento per una persona più giovane.

Caduta per il dislivello tra l’ascensore e il piano

Molto frequenti sono le cadute per via dello scalino che si crea a causa del non perfetto allineamento tra la cabina dell’ascensore e il piano di arresto. Qui è più facile dimostrare la disattenzione dell’utente anche quando il dislivello è di pochi centimetri, dovendo questi prefigurarsi la possibilità di un arresto non sempre ottimale della macchina. La responsabilità del condominio sussiste solo quando il dislivello non è visibile dall’esterno e non è segnalato (si pensi anche a un ascensore dove la luce interna è fulminata e non consente di vedere dove si mettono i piedi). Spetta al condominio dimostrare la colpa del danneggiato e che la caduta determinata dal dislivello fra il pavimento della cabina dell’ascensore e quello del piano di arresto è stata causata da un suo comportamento poco attento.

Il condominio può a sua volta, ricorrendone i presupposti, rivalersi nei confronti dell’appaltatore del servizio di manutenzione [3]. Lo stesso dicasi per i danni provocati a un utente dalla prolungata discesa libera della cabina, dovuta all’omessa riparazione del sistema frenante da parte dell’impresa addetta alla manutenzione dell’impianto [4].

Difetto di costruzione dell’ascensore

Quanto può incidere, sulla responsabilità del condominio, la prova che l’ascensore si sia rotto per un difetto di costruzione, dovuto quindi alla ditta produttrice o installatrice? Tale circostanza, secondo la Cassazione [5], non ha alcun rilievo nei confronti del danneggiato che, comunque, può sempre far causa al condominio.

Il condominio – si legge nella sentenza in commento – è nel vero quanto assume che il fatto del terzo integra gli estremi del caso fortuito e, come tale, esclude la responsabilità del custode di cui all’art. 2051 c.c.

Tuttavia, spiegano gli Ermellini «per fatto del terzo deve intendersi la condotta di un soggetto, estranea al custode, di per sé idonea a provocare il danno a prescindere dall’uso della cosa oggetto di custodia; non ricorre, pertanto, il caso fortuito idoneo ad escludere la responsabilità del custode quando la cosa oggetto di custodia abbia provocato il danno in conseguenza di un vizio costruttivo» [6].

note

[1] Art. 1124 cod. civ.

[2] Trib. Larino, sent. del 7.05.2016.

[3] Cass. sent. n. 4385/1979. Si ritrova identica la motivazione in Cass. civ., 22 giugno 2016, n. 12895, con riferimento alla causa contro un condominio per il difettoso funzionamento di un ascensore che non si era fermato perfettamente allineato al piano causando l’inciampo del trasportato (in quel caso la Corte ha escluso la responsabilità, in quanto l’ascensore era perfettamente illuminato e l’utente, prestando un’attenzione minima, avrebbe potuto avvedersi agevolmente del dislivello di 20 cm). «

Ai sensi dell’art. 2051 c.c., allorché venga accertato, anche in relazione alla mancanza di intrinseca pericolosità della cosa oggetto di custodia, che la situazione di possibile pericolo, comunque ingeneratasi, sarebbe stata superabile mediante l’adozione di un comportamento ordinariamente cauto da parte dello stesso danneggiato, deve escludersi che il danno sia stato cagionato dalla cosa, ridotta al rango di mera occasione dell’evento, e ritenersi, per contro, integrato il caso fortuito. (Nella specie, la S.C. ha ritenuto che il sinistro subito dalla ricorrente, rovinosamente caduta uscendo da un ascensore che si era arrestato con un dislivello di circa 20 centimetri rispetto al piano, fosse causalmente attribuibile alla disattenzione della stessa ricorrente, in considerazione delle condizioni di illuminazione e della presenza di una doppia porta di apertura dell’ascensore, circostanze che avrebbero reso superabile il pericolo creato dal detto dislivello tenendo un comportamento ordinariamente cauto).» In Cass. civ., 17 ottobre 2010, n. 23584, ove la fattispecie oggetto di esame era quella di uno scivolo metallico all’interno di un negozio non visto da una cliente, il cui tacco si era impigliato nello spazio fra scivolo e parte sopraelevate, facendole perdere l’equilibrio.

Una fattispecie analoga in merito alla quale è stata respinta la responsabilità del condominio, è esaminata da Cass. civ., 18 gennaio 2017, n. 1231, relativamente alla caduta da una scale risultata ben illuminata e dotata di corrimano.

[4] Trib. Terni, sent. del 3.07.1997.

[5] Cass. sent. n. 26533/17.

[6] Cass. sent. n. 26051/2008; n. 5755/2009.

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