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Bilancio d’esercizio: cos’è e chi lo deve redigere?

20 Marzo 2018 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 20 Marzo 2018



Cos’è il bilancio d’esercizio? Chi lo redige? Come si prepara? Cosa sono lo stato patrimoniale e il conto economico? Chi controlla il bilancio? Chi lo approva?

Seppur il mondo dell’economia e del diritto sia caratterizzato da un linguaggio tecnico e, a volte, estremamente complesso, esistono alcuni istituti che superano i ristretti confini della materia di appartenenza. Tra quelli maggiormente sdoganati rientra senz’altro il bilancio d’esercizio. Cos’è? Chi lo deve redigere? Di cosa si tratta precisamente? Approfondiamo questo delicato argomento.

Cos’è il bilancio d’esercizio?

Cominciamo subito con la definizione: il bilancio d’esercizio è quel documento contabile di sintesi che permette di determinare il capitale e il risultato di gestione della società nel periodo di tempo preso in considerazione (l’esercizio è in genere di dodici mesi e coincide con l’anno solare).

Nel bilancio devono essere registrare tutte le operazioni e i movimenti patrimoniali verificatisi durante l’esercizio, in modo che vi sia una perfetta corrispondenza tra le risultanza del conto economico e le modificazioni della situazione patrimoniale.

Detto in altre parole, il bilancio di esercizio è la fotografia della situazione finanziaria di un’impresa o di una persona giuridica. Tra l’altro, il bilancio d’esercizio rappresenta un vero e proprio obbligo imposto dalla legge.

Il bilancio d’esercizio è molto importante per numerosi soggetti:

  1. per i soci, che grazie ad esso possono conoscere il valore della loro partecipazione alla società;
  2. per i creditori, che in base al bilancio possono valutare il grado di solvibilità della società;
  3. per coloro che si apprestano ad avere rapporti con la società, come ad esempio le banche in veste di futuri finanziatori;
  4. per gli investitori, potenzialmente interessati ad acquistare azioni della società.

Chi deve pubblicare il bilancio d’esercizio?

I soggetti obbligati al deposito annuale del bilancio di esercizio presso il registro delle imprese sono:

  • società per azioni (s.p.a.);
  • società a Responsabilità Limitata (S.r.l.);
  • società in Accomandita per Azioni (S.a.p.a.);
  • società cooperativa;
  • società estere con sede in Italia;
  • Gruppo europeo di interesse economico (cosiddetto Geie);
  • consorzi con qualifica di confidi;
  • aziende speciali e Istituzioni di Enti Locali;
  • startup innovative.

Il bilancio d’esercizio (assieme alla copia degli atti di approvazione dello stesso da parte dei soci) deve essere depositato presso il registro delle Imprese competente entro trenta giorni dalla stesura.

Chi redige il bilancio d’esercizio?

Il bilancio d’esercizio viene redatto dagli amministratori (o dal consiglio di gestione) della persona giuridica per determinare il reddito d’esercizio nonché la situazione patrimoniale e finanziaria dell’impresa. Le regole per la sua compilazione sono rigide e tassativamente individuate dalla legge. Sulla scorta del bilancio d’esercizio, inoltre, viene calcolata la tassazione da applicare alla persona giuridica.

Com’è fatto un bilancio d’esercizio?

Il bilancio d’esercizio è costituito dallo stato patrimoniale, dal conto economico e dalla nota integrativa. Vediamo cosa sono.

Stato patrimoniale: cos’è?

Lo stato patrimoniale è quel documento che, all’interno del bilancio d’esercizio, evidenzia la situazione del patrimonio alla data di chiusura dell’esercizio ed elenca le attività e le passività della società [1]. La differenza contabile tra attività e passività dà come risultato il netto patrimoniale.

Conto economico: cos’è?

Il conto economico rappresenta il risultato della gestione in un determinato esercizio [2]. In esso vengono contrapposti tutti i costi e tutti i ricavi del periodo al fine di stabilire se è stato prodotto un utile (quando i ricavi superano i costi) o se si è avuta una perdita (quando i costi superano i ricavi).

In poche parole, dal conto economico si evince l’andamento positivo o negativo della società.

Nota integrativa: cos’è?

Nella nota integrativa gli amministratori devono fornire tutti i chiarimenti necessari per una corretta comprensione dei documenti contabili sopra citati, e cioè dello stato patrimoniale e del conto economico [3]. In particolare, nella nota integrativa devono essere indicati i criteri utilizzati nella valutazione delle singole voci del bilancio e gli altri dati informativi richiesti dalla legge, come le partecipazioni in altre imprese controllate o collegate.

Come si redige il bilancio d’esercizio?

Come anticipato, il bilancio d’esercizio viene redatto dagli amministratori al termine dell’esercizio sociale della persona giuridica. Oltre che obbligatorio per i soggetti sopra elencati, il bilancio d’esercizio deve essere compilato secondo principi individuati dalla legge e dal codice civile.

In primo luogo, il bilancio d’esercizio deve essere redatto con chiarezza, in modo tale da poter informare adeguatamente quanti sono interessati (creditori, soci, ecc.) a prenderne visione.

Il bilancio d’esercizio, poi, deve rappresentare in modo veritiero e corretto la situazione patrimoniale e finanziaria della società e il risultato economico dell’esercizio. Si parla, al riguardo, di principio di veridicità e correttezza [4].

Per comprendere quanto appena detto bisogna evidenziare che la maggior parte delle voci inserite in un bilancio non hanno un valore oggettivo (come può averlo, ad esempio, un deposito bancario), ma devono essere valutate da coloro che procedono alla redazione del bilancio stesso. Facciamo un esempio.

Nel bilancio d’esercizio devono essere valutati i beni della persona giuridica; mentre, però, può essere semplice determinare il valore di un bene immobile, meno facile è la valutazione del valore di un credito vantato nei confronti di terzi. Se, per ipotesi, il debitore si è manifestato insolvente, ben difficilmente la società riuscirà a incassare l’intera somma alla quale avrebbe diritto. Da tutto ciò consegue il dovere, per gli amministratori, di inserire quel credito nel bilancio per un valore inferiore a quello effettivo, cioè per un valore inferiore a quello nominale.

Questo esempio ci rimanda ad un altro principio: quello di prudenza. Il principio di prudenza si applica alla valutazione delle voci e comporta l’obbligo per gli amministratori di non sottostimare gli elementi del passivo e di non sovrastimare quelli dell’attivo.

In altre parole, prudenza vuole che, nella redazione del bilancio d’esercizio, deve preferirsi il criterio del minor valore per la valutazione degli elementi attivi (ad esempio, i crediti) e del maggior valore per la valutazione di quelli passivi (es., i debiti).

Ancora, ulteriore criterio è quello della valutazione dei beni nella prospettiva della continuazione dell’attività. Un determinato bene, ad esempio, non deve essere valutato secondo il suo attuale valore di mercato (come se si volesse venderlo, in altre parole), ma tenendo conto della possibilità di continuare ad impiegarlo nell’attività svolta e dell’utilità che ancora può fornire [5].

Un bilancio d’esercizio redatto in contrasto con i principi sopra riportati è un bilancio illecito, con conseguente nullità della delibera assembleare che lo approva.

Come compilare il bilancio d’esercizio?

Detto dei principi e dei documenti di cui consta il bilancio d’esercizio, vediamo più nel dettaglio come si prepara un bilancio, cominciando dallo stato patrimoniale.

Come compilare lo stato patrimoniale?

Lo stato patrimoniale (dal quale si evince il risultato complessivo della gestione) deve essere redatto utilizzando uno schema a sezioni contrapposte: da un lato l’attivo, dall’altro il passivo.

La sezione dell’attivo comprende:

  • i crediti verso i soci per versamenti sui conferimenti ancora dovuti;
  • le immobilizzazioni, cioè le attività che sono stabilmente destinate all’attività produttiva e non alla rivendita (si pensi, ad esempio, ai terreni e ai macchinari necessari all’azienda, ecc.);
  • l’attivo circolante, cioè quello destinato a tradursi in denaro entro o oltre l’esercizio successivo, oppure già rappresentato da disponibilità liquide (denaro, assegni, depositi bancari, ecc.);
  • ratei e risconti attivi, cioè, rispettivamente, i proventi di competenza dell’esercizio, ma esigibili in esercizi successivi, e i costi sostenuti nell’esercizio, ma di competenza di quelli successivi.

La sezione del passivo, invece, comprende:

  • il patrimonio netto della società, il quale comprende sia gli utili e le perdite risultanti dal conto economico, sia il capitale sociale e le varie riserve della società;
  • i fondi per rischi e oneri;
  • il trattamento di fine lavoro subordinato;
  • i debiti verso i soci per finanziamenti, verso i terzi (banche, fornitori, ecc.), tributari e verso istituti di previdenza e di sicurezza sociale;
  • i ratei e risconti passivi, cioè, rispettivamente, i costi di competenza dell’esercizio ma esigibili successivamente, e proventi percepiti durante l’esercizio, ma di competenza di esercizi successivi.

Come compilare il conto economico?

Il conto economico deve essere redatto secondo uno schema a scalare, indicando:

  • il valore della produzione (contrassegnato dalla lettera A), cioè i ricavi determinati dalle vendite e dalle prestazioni effettuate dalla società, nonché gli altri ricavi e proventi;
  • i costi della produzione (lettera B), ossia i costi che la società ha dovuto sostenere nello svolgimento della propria attività (materie prime, salari, stipendi, ecc.);
  • i proventi e gli oneri finanziari (lettera C), cioè i ricavi e i costi determinati dalla partecipazione in altre imprese, nonché i ricavi determinati da prestiti di denaro e i costi sostenuti per ottenere questi prestiti;
  • le rettifiche di valore di attività finanziarie (lettera D), inerenti alle rivalutazioni e alle svalutazioni di partecipazioni, di immobilizzazioni finanziarie che non costituiscono partecipazioni e di titoli;
  • proventi e oneri straordinari (lettera E).

Tutte queste voci vanno calcolate nel seguente modo:

  1. la differenza tra valore della produzione e costo della produzione (cioè, A – B) esprime il risultato della gestione;
  2. al risultato della gestione vanno sommate (o sottratte, se in perdita) tutte le altre voci, e cioè C, D ed E.

Dalla somma algebrica delle voci deriva il risultato dell’esercizio prima delle imposte. Solo dopo aver sottratto a tale risultato gli oneri fiscali si ottiene, finalmente, il valore dell’utile (o delle perdite) dell’esercizio.

Chi controlla il bilancio d’esercizio?

Abbiamo detto che il bilancio d’esercizio deve essere redatto ogni anno, alla chiusura dell’esercizio, dagli amministratori (o dal consiglio di gestione). Gli amministratori devono allegare al bilancio una propria relazione sulla gestione avente ad oggetto la situazione della società e l’andamento della gestione, con particolare riguardo ai costi, ai ricavi e agli investimenti.

Il bilancio d’esercizio così formato deve essere comunicato dagli amministratori al collegio sindacale almeno trenta giorni prima di quello fissato per l’assemblea che deve discuterlo.

Il collegio sindacale svolge una funzione di controllo sull’attività degli amministratori e, in questo caso, sulla redazione del bilancio d’esercizio. Il collegio sindacale deve riferire all’assemblea con una propria relazione sui risultati dell’esercizio sociale e sull’attività svolta e può avanzare osservazioni e proposte in ordine al bilancio e alla sua approvazione.

Dopo quest’ulteriore passaggio, quindi, il bilancio d’esercizio consterà non soltanto dei suoi documenti tipici (stato patrimoniale, conto economico e nota integrativa), ma anche delle relazioni degli amministratori e del collegio sindacale.

Chi approva il bilancio d’esercizio?

Se gli amministratori redigono il bilancio d’esercizio e il collegio sindacale lo controlla, spetta all’assemblea dei soci l’approvazione finale dello stesso. L’assemblea è l’organo che raccoglie tutti i soci ed è convocata appositamente per esprimersi sul bilancio.

L’approvazione avviene con delibera, la quale può essere impugnata se il bilancio è stato redatto in violazione delle norme di legge (quali, ad esempio, quelle che impongono la chiarezza e la veridicità del bilancio), con conseguente responsabilità sia per gli amministratori che per i sindaci.

La mancata approvazione del bilancio d’esercizio, invece, costituisce addirittura causa di scioglimento della società [6].

note

[1] Art. 2424 cod. civ.

[2] Art. 2425 cod. civ.

[3] Art. 2427 cod. civ.

[4] Art. 2423 cod. civ.

[5] Art. 2423-bis cod. civ.

[6] Art. 2448, n. 3 cod. civ.

Autore immagine: Pixabay.com


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