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Lo sai che? Se cambio idea su una donazione che posso fare?

Lo sai che? Pubblicato il 20 marzo 2018

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> Lo sai che? Pubblicato il 20 marzo 2018

Quando è possibile ottenere la restituzione di un oggetto regalato: l’assenza dell’atto notarile, l’errore, la sopravvenienza di figli.

Un regalo è un regalo e non può essere chiesto indietro. Una massima di esperienza popolare che viene sposata anche dal diritto. Ma come tutte le regole, anche questa conosce delle eccezioni. È possibile revocare una donazione – ad esempio una somma di denaro o un oggetto – in una serie di ipotesi come, ad esempio, se non è stato firmato un atto davanti al notaio con i testimoni o se sono sopraggiunti dei figli o c’è stato un errore sul valore dell’oggetto regalato. Insomma, sebbene in linea teoria non è possibile ritrattare una donazione, esistono dei casi in cui si può tornare indietro. Se anche tu stai quindi pensando «cosa posso fare se cambio idea su una donazione», ecco qualche suggerimento utile che farà al caso tuo.

Cos’è una donazione?

Quando si regala qualcosa a qualcuno si stipula un contratto di donazione. Non c’è bisogno della firma di un documento se l’oggetto del regalo è di modico valore. La legge dice che è necessario il consenso del donatario – visto che il bene potrebbe costituire per lui un peso economico (si pensi a una casa) o perché si può avere interesse a non ricevere alcun dono da determinate persone (si pensi a un pregiudicato) – ma tale consenso può essere espresso anche in modo tacito, con la semplice presa di possesso del bene stesso.

Quindi, come in qualsiasi contratto, anche nella donazione vi deve essere un accordo. Se il donatario non accetta, non si forma l’accordo e la donazione è nulla.

Quali sono gli elementi essenziali di una donazione?

Come per ogni contratto, la donazione deve avere – oltre al reciproco consenso delle parti – un oggetto, una causa, una forma:

  • oggetto della donazione può essere qualsiasi tipo di diritto (la proprietà su un oggetto, la rinuncia a un proprio credito, la cointestazione di un conto corrente, l’assunzione di un debito per conto del beneficiario, ecc.);
  • causa della donazione è la volontà di compiere un gesto altruistico (la legge lo chiama «spirito di liberalità»), cioè la generosità d’animo del donante;
  • forma della donazione è l’atto pubblico notarile. La ragione di quest’obbligo è per via del fatto che la generosità è un fatto piuttosto insolito, cosicché la legge vuole che il donante abbia la piena consapevolezza di ciò che sta facendo. Per le donazioni di modico valore (anche dette «donazioni manuali») non è invece necessario l’atto pubblico e si può donare anche solo con un gesto (la consegna del bene) o una dichiarazione verbale («Ti regalo il mio cellulare»).

Quando la donazione è di modico valore?

Spesso si ha difficoltà a comprendere quando una donazione è di modico valore e quando invece non lo è e, pertanto, richiede l’atto notarile con i testimoni. La giurisprudenza ha individuato questo requisito sulla base delle possibilità economiche del donante. Visto che la finalità dell’atto pubblico è quella di far prendere consapevolezza al donante degli effetti e dell’importanza che può avere, per il suo patrimonio, la donazione non c’è ragione di andare dal notaio quando l’impoverimento è per lui minimo.

Che succede se la donazione avviene senza atto pubblico? 

Quando una donazione di non modico valore avviene senza atto notarile è nulla. La nullità può essere fatta valere da chiunque, anche dallo stesso donante o dai suoi eredi alla morte di questi, senza termini di scadenza (quindi anche dopo molti anni).

Pertanto, se una donazione viene eseguita senza atto pubblico il donante può sempre farla revocare qualora si penta del regalo.

Si ritiene però che la cosiddetta donazione indiretta non richiede l’atto notarile. È il caso del padre che, volendo acquistare una casa al figlio, paga direttamente il venditore obbligando quest’ultimo a intestare il bene al beneficiario della donazione oppure quando versa sul conto corrente del figlio la somma precisa da pagare al venditore. In questi casi, la somma di denaro può essere donata senza bisogno del notaio e, pertanto, non è più possibile alcun ripensamento.

Donazione senza notaio: mi posso pentire?

Immaginiamo che una persona doni, senza alcuna formalità, un assegno di 10mila euro a un amico. Successivamente si pente e chiede la restituzione della somma per mancanza dell’atto notarile imposto dalla legge. Il beneficiario sostiene invece che l’atto pubblico non era indispensabile perché si trattava di donazione di modico valore. Chi ha ragione? Più in generale in quali casi l’oggetto della donazione può considerarsi di modico valore? Il codice civile [1] stabilisce che la modicità del valore deve essere valutata anche in rapporto alle condizioni economiche del donante. Ciò vuol dire che se il donante fosse, per esempio, un uomo ricco, i 10mila euro sarebbero considerati una modica somma, mentre non lo sarebbero se questi avesse un reddito di poco più di mille euro al mese. Insomma, lo scopo dell’atto pubblico è mettere i freni agli impulsivi e a volte affrettati slanci di generosità.

Promessa di donazione: mi posso pentire?

Un altro caso in cui ci si può pentire di una donazione è quando questa è solo allo stato di promessa. «Tra un anno ti regalerò una casa», «Quando riceverò una promozione ti verserò sul conto 10mila euro», ecc.: la donazione, per essere valida, deve essere contestuale. La promessa di una donazione non è legale perché la volontà di compiere un gesto di altruismo deve essere attuale e non può essere imposta neanche da un impegno assunto volontariamente in precedenza.

Donazione: mi posso pentire se mi sono sbagliato?

La donazione, essendo un contratto, può essere impugnata sempre entro cinque anni nel caso in cui sia stata il frutto di una violenza o di un errore. Si pensi al caso in cui un soggetto doni un oggetto a un’altra persona credendo che abbia un valore e invece poi scopre che ne ha uno molto più elevato. Oppure si pensi al caso di chi compie un regalo per disobbligarsi da un piacere che crede di aver ricevuto e che, invece, non gli è stato ancora dato.

Donazione: ci si può pentire se arrivano figli

Uno dei casi più tipici di ripensamento della donazione è per sopravvenienza di figli non conosciuti al momento della donazione. Immaginiamo un uomo che si separi dalla moglie e, a fronte della rinuncia di quest’ultima all’assegno divorzile, le doni un immobile. Se l’uomo dovesse avere un figlio con una successiva compagna potrebbe riprendersi il bene donato all’ex coniuge.

Le liberalità d’uso

Immaginiamo che una donna regali, alla futura moglie del marito, in vista dell’imminente matrimonio tra i due, un gioiello di considerevole valore e che successivamente, a causa di un bisticcio familiare, decida di riprenderselo. Può invocare davanti al giudice la nullità della donazione per mancanza dell’atto notarile? La futura nuova può eccepire che, invece, si trattava di una donazione di modico valore considerate le possibilità economiche della suocera? Il codice civile [2], a riguardo, stabilisce che non costituisce donazione la liberalità che si suole fare in conformità degli usi. In un caso del tutto simile, la Cassazione, considerata l’importanza economica del dono, ha escluso che si trattasse di donazione di modico valore, ma non ha dato ragione alla suocera che pretendeva la restituzione del gioiello di famiglia [3]. Perché? Ecco la ragione: poiché regali fra familiari rientrano nelle liberalità d’uso previste dal codice civile, la Corte ha stabilito che il dono di un gioiello, fatto in quelle specifiche circostanze, non costituisce donazione in senso stretto e pertanto può essere fatto anche senza atto pubblico.

Ingratitudine del donatario

Un ultimo caso per chiedere la restituzione di un oggetto regalato è in caso di ingratitudine da parte del beneficiario. Non ogni tipo di ingratitudine giustifica la revoca della donazione, ma solo quella derivante dalle seguenti ipotesi:

  1. chi ha volontariamente ucciso o tentato di uccidere il donante o il suo coniuge o un suo discendente o ascendente;
  2. chi ha accusato falsamente (calunnia accertata in un processo penale) una di tali persone per reato punibile con l’ergastolo o con la reclusione per un tempo non inferiore nel minimo a tre anni; oppure ha testimoniato contro le persone medesime imputate dei predetti reati, se la testimonianza è stata poi dichiarata falsa in giudizio penale;
  3. chi è colpevole di grave ingiuria verso il donante [4];
  4. chi ha arrecato volontariamente un grave pregiudizio al patrimonio del donante;
  5. chi ha rifiutato indebitamente di versare gli alimenti dovuti al donante.

note

[1] Art. 783 cod. civ.

[2] Art. 770 cod. civ.

[3] Cass. sent. n. 6720/1988.

[4] L’ingiuria grave consiste nell’offesa all’onore e al decoro del donante, suscettibile di ledere gravemente il patrimonio morale della persona.


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