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Loghi: anche il Ministero dell’Interno copia il copyright

20 dicembre 2012 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 20 dicembre 2012



“Epic fail” del Viminale: la gara per il nuovo logo da assegnare al Ministero dell’Interno è stata vinta da un perfetto plagio della French Property Exibition.

 

Anche alle istituzioni può capitare di sbagliare e di non accorgersi che uno dei candidati ha avuto un’idea non così originale come invece poteva sembrare in partenza.

Lo scorso gennaio 2011, il Ministero degli Interni ha bandito un concorso, aperto ad architetti, designer e creativi, per disegnare il nuovo logo/logotipo che potesse essere una linea grafica da utilizzare per le esigenze di comunicazione del Viminale.

La Commissione ha valutato oltre cento concorrenti, italiani e stranieri e, a seguito dell’aggiudicazione, con parole esultanti, ha celebrato la vittoria della Inarea Strategic S.r.l. come il risultato “più originale, interessante e coerente con la mission istituzionale dell’amministrazione”, quella cioè maggiormente “capace di rappresentare e trasmettere in modo immediato, omogeneo e riconoscibile l’identità del ministero dell’Interno, quale punto di riferimento per i cittadini in tema di sicurezza, di garanzia delle libertà civili e dei diritti democratici, di soccorso alla popolazione nelle emergenze, di raccordo tra governo centrale e autonomie locali, di politiche che regolano l’immigrazione”.

Eppure il disegno a cui è stata aggiudicato il primo posto è una riproduzione esatta del logo di Roy Smithy, ideato per la French Property Exibition. Qualche differenza di minimo rilievo: il verde al posto del blu nella bandiera, una fonte di luce in prossimità del bianco e, ovviamente, la scritta diversa.

C’è tuttavia da dire, a favore del Viminale, che – a meno di non conoscere già il disegno plagiato – era impossibile dubitare dell’operato del vincitore che, peraltro, vanta un portfolio di tutto rispetto (tra i tanti clienti, c’erano Telecom, Rai, Sace e altri enti pubblici). Insomma: tanta esperienza per niente.

Oltre alla beffa, il danno. Ai soldi buttati (e chissà se mai recuperati) per il plagio (alla Inarea Strategic sono stati corrisposti 3.000 euro), si sommano anche tutti i costi della gara (bando e compensi per i membri della Commissione) e la modifica, che ora si renderà necessaria, del sito, delle brochure, della carta intestata e, forse, anche del risarcimento che chiederà la French Property Exibition.

Non solo: ci sarà anche da compensare, all’estero, la solita immagine di noi italiani come un popolo di furbetti e di utilizzatori di idee altrui.

E basta? No. Sarà bene concludere con l’acuta osservazione di Maurizio Ceravolo: sul bando c’era scritto che l’idea del concorso è stata partorita dal Gabinetto del Ministero… il che spiega molte cose!

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1 Commento

  1. Nell’era di Internet con la diffsione di idee, immagini, etc. in massa spaventos ail plagio non esiste.

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