Pensioni bloccate dall’Inps per la tassa Boeri

20 marzo 2018 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 20 marzo 2018



L’Inps rifiuta l’accordo con le casse dei liberi professionisti sulle pensioni in cumulo e pretende il pagamento di una nuova tassa.

Fumata nera sulle pensioni in regime di cumulo per i liberi professionisti: nonostante tutte le casse professionali, difatti, abbiano ratificato la convenzione con l’Inps, l’ente ha disconosciuto l’accordo, pretendendo il pagamento di una nuova tassa da 65 euro per ogni pensione, ribattezzata tassa Boeri.

Questa tassa, secondo l’associazione delle casse professionali, costituirebbe senz’altro una discriminazione per i liberi professionisti, in quanto proprio per il cumulo lo Stato ha riconosciuto all’Inps un maggior finanziamento che, a regime, raggiungerà l’importo di 89 milioni di euro all’anno: questi soldi arrivano anche dalle tasse versate dai professionisti, che dunque si troverebbero a dover pagare due volte per lo stesso servizio.

La tassa, secondo quanto esposto dall’Inps, servirebbe però a coprire gli oneri legati alla gestione delle pratiche delle pensioni in regime di cumulo, non i maggiori costi derivanti dal riconoscimento di un numero più alto di trattamenti: tolta la questione della reale finalità della nuova tassa, ad ogni modo, le casse professionali sarebbero comunque disposte a gestire direttamente le pratiche di cumulo, per evitare che le pensioni siano bloccate dall’Inps per la tassa Boeri.

Sono numerosi i professionisti che attendono di poter ricevere la pensione grazie al cumulo, cioè alla possibilità di sommare i contributi presenti in gestioni previdenziali diverse: quest’operazione non è onerosa ma comporta, per molti, delle penalizzazioni simili a quelle determinate dalla totalizzazione (di veda, a questo proposito: Quanto costa il cumulo dei contributi), a causa del ricalcolo contributivo applicato da diverse casse professionali. Tuttavia, considerando che le quote Inps di pensione non sono sottoposte al ricalcolo contributivo, il cumulo rappresenta una buona via per uscire dal lavoro in tempi non biblici e senza tagli della pensione eccessivi.

I professionisti in attesa della pensione, ad oggi, sono 5mila, ma i potenziali beneficiari del cumulo sono ben 700mila, di cui il 10% con almeno 60 anni di età.

Pensioni in cumulo, a quando i pagamenti?

Ancora non si sa quando il dissidio sulla tassa Boeri potrà essere chiuso e le pensioni pagate: dal comunicato recentemente diramato dalll’Adepp, l’associazione delle casse dei liberi professionisti, si apprende che tutte le 18 casse professionali iscritte hanno inviato via pec all’Inps e al suo presidente Tito Boeri la convenzione sul cumulo firmata. In questo modo, è stato rimosso l’ultimo ostacolo formale al pagamento delle pensioni per chi ha già fatto domanda.

L’Inps, invece, non è dello stesso avviso: l’istituto, difatti, in una nota appena diffusa [2], ha sottolineato che la legge, in merito alla divisione degli oneri di gestione per le pensioni in cumulo, rimanda a un accordo tra le parti. A parere dell’Inps, il testo della convenzione che era stato concordato con l’Adepp, frutto di un lungo scambio tra le parti, prevedeva esplicitamente questa ripartizione dei costi, quindi la possibilità di introdurre una nuova tassa. La convenzione che le casse hanno restituito ieri all’Inps, invece, secondo lo stesso istituto è stata modificata ad arte rispetto al testo precedentemente redatto e non ha alcuna valenza, perché non risponde ad un accordo tra le parti.

L’Adepp, però, contesta la nuova tassa Boeri, che peraltro, secondo le intenzioni dell’Inps, dovrebbe essere estesa anche alle pensioni in totalizzazione, e chiarisce agli iscritti che, nel caso in cui l’istituto continui a non pagare le pensioni nonostante la presentazione della domanda di pensione in cumulo, è possibile azionare eventuali rimedi giudiziari nei confronti dell’Inps.

Ma come e a chi si richiede la pensione in regime di cumulo?

Domanda di pensione in regime di cumulo

Come precisato dall’Inps in una nota circolare [3], i professionisti che intendono esercitare la facoltà di cumulo devono presentare la domanda di pensione all’ente previdenziale in cui risultano accreditati più recentemente i contributi a favore del lavoratore. Nel caso in cui il professionista risulti da ultimo iscritto a più gestioni, può scegliere la cassa a cui inoltrare la domanda.

Se risultano perfezionati i requisiti per la pensione di vecchiaia ordinaria e non quelli previsti dall’ordinamento della cassa professionale, il professionista deve presentare la domanda di pensione all’Inps, che la inoltrerà alla cassa di ultima iscrizione per la relativa istruttoria.

Per verificare la sussistenza del diritto alla pensione, la cassa che si occupa dell’istruttoria acquisisce dalle altre casse interessate dal cumulo i dati utili (contributi, anzianità d’iscrizione, etc.); accertato il diritto alla pensione, acquisisce le quote di prestazione di competenza delle casse coinvolte nel cumulo.

Maggiori precisazioni e istruzioni più chiare saranno sicuramente rese note una volta che la convenzione tra l’Inps e le casse professionali diventerà finalmente operativa.

note

[1] Adepp, comunicato 19/03/2018.

[2] Inps, nota 19/03/2018.

[3] Inps circ. n.140/2017.

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