Diritto e Fisco | Editoriale

Le fatture sono prova scritta?

20 marzo 2018


Le fatture sono prova scritta?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 20 marzo 2018



La fattura è un indizio o una prova? È possibile richiedere il risarcimento del danno o avviare un recupero crediti solo con una fattura? E che succede se l’Agenzia delle Entrate la contesta?

Quando si parla di fatture è difficile pensare che queste possano avere un valore di prova in un processo: ciò perché si tratta di documenti realizzati in modo unilaterale e quindi facilmente alterabili dall’autore. Ad esempio se, a seguito di un incidente stradale, si volesse ottenere un risarcimento del danno all’auto più elevato del dovuto basterebbe chiedere a un carrozziere compiacente di alzare l’importo della fattura per  frodare l’assicurazione. Allo stesso modo, se una persona volesse rivendicare un credito nei confronti di un’altra, riconoscendo alla fattura da questi emessa il valore di prova si attribuirebbe al creditore il potere arbitrario di determinare qualsiasi importo voglia. Ovviamente le cose non stanno così e la fattura, seppur a volte può essere considerata un indizio, non può mai assumere la credibilità di una prova piena. Di tali questioni si è spesso occupata la giurisprudenza con una serie di sentenze che hanno chiarito se e quando le fatture sono prova scritta.

La fattura per ottenere il risarcimento dei danni 

Un caso ricorrente in cui ci si chiede se la fattura è una prova scritta è quando si vuol chiedere il rimborso delle spese sostenute per riparare un oggetto danneggiato: si pensi all’auto a seguito di un incidente stradale o alla pittura di una stanza a seguito di infiltrazioni di acqua.

A riguardo la Cassazione [1] ha di recente detto che la fattura non costituisce, di per sé, prova del danno, tanto più se non è accompagnata neanche da una quietanza di pagamento o da un’accettazione e se proviene dalla stessa parte che intende utilizzarla. Dunque, a detta dei giudici supremi, per ottenere il risarcimento, la fattura non quietanzata non costituisce prova del danno. La ragione di questa interpretazione è molto semplice. La quietanza serve a disincentivare il ricorso alle fatture di comodo. Nessuno infatti emetterebbe una fattura falsa attestando, nello stesso tempo, che la stessa è stata pagata: mentre da un lato, infatti, è tenuto a versare le tasse allo Stato, dall’altro non avrebbe alcuna certezza di recuperare l’importo qualora il cliente non paghi spontaneamente, stante la presenza della quietanza.

La fattura nelle cause contro l’Agenzia delle Entrate

Le fatture relative ai costi sostenuti da un contribuente o da un’azienda vengono riportate nella dichiarazione dei redditi per chiedere detrazioni e deduzioni fiscali. Che deve fare il fisco qualora le voglia contestare? Qui il discorso si capovolge. Le fatture infatti si presumono corrette e servono a provare la spesa sostenuta. L’Agenzia delle Entrate che voglia dimostrare il contrario deve fornire una prova, prova che può basarsi anche su indizi, purché siano gravi, precisi e tra loro concordanti (ne serve quindi più di uno).

La giurisprudenza ha detto, ad esempio, che [2] la fattura è considerato un documento contabile, data la sua natura, e ciò comporta che è compito dell’Amministrazione Finanziaria dimostrare l’inesistenza, anche attraverso prova indiziaria  dell’operazione documentata formalmente dalla fattura; spetterà poi al contribuente fornire la dimostrazione, a contrario, dell’effettività dell’operazione economica svolta.

Stesso discorso in merito alla indebita detrazione dell’Iva in caso di contestazione di fattura per operazioni inesistenti [3]: è il fisco che deve provare che l’operazione fatturata non è stata effettuata. Dopodiché, sarà il contribuente ad avere l’onere di dimostrare l’effettiva esistenza delle operazioni contestate, ma quest’ultima prova non potrà consistere nell’esibizione della fattura, ma dovrà riguardare lo scambio effettivo delle prestazioni [4].

La fattura come prova d’acquisto di un oggetto

La fattura è un documento di carattere fiscale e ha lo scopo solo di regolarizzare il versamento delle imposte da parte del soggetto emittente. Non è quindi una prova di acquisto. Questo significa, ad esempio, che l’acquirente che smarrisce lo scontrino o la fattura può ugualmente chiedere la garanzia per il prodotto difettoso, la sostituzione o la riparazione dell’oggetto acquistato. Bisognerà però fornire la prova del contratto di acquisto in altro modo: ad esempio l’estratto conto della carta di credito o del bancomat, la copia dell’assegno, anche una testimonianza.

Un altro caso che potrebbe verificarsi è quello in cui due persone convivano e una di queste subisca un pignoramento dei beni mobili perché debitrice di un creditore: come dimostrare che i beni presenti in casa sono stati acquistati dall’altro soggetto? Secondo il Tribunale di Capua Vetere [5] la fattura è una prova di proprietà del bene (proprietà che altrimenti non potrebbe dimostrarsi con i testimoni) purché essa risulti sottoscritta dal venditore, accettata dall’acquirente e abbia data certa e anteriore al pignoramento.

La fattura come prova di un credito 

Un dubbio frequente riguarda la possibilità, per il creditore, di procedere al recupero crediti solo attraverso la fattura. Come ricordano una serie di pronunce del Tribunale di Roma [6], di l’Aquila [7] e della stessa Cassazione [8], la fattura è solo un indizio che consente di ottenere un decreto ingiuntivo. Nessuno, infatti, emetterebbe una fattura, pagando le relative tasse allo Stato, se non avesse una ragione di credito nei confronti di un’altra persona. Se però quest’ultima intende contestare tale richiesta di pagamento, entro 40 giorni dalla notifica del decreto ingiuntivo può fare opposizione. Si aprirà una vera e propria causa volta a verificare l’esistenza e l’ammontare del credito. In tale fase, la fattura non è più prova e il creditore dovrà dimostrare il proprio diritto in altro modo.

Dunque, la fattura è sufficiente alla concessione del decreto ingiuntivo ma, se contestata, non consente da sola l’accoglimento della domanda del creditore di recupero del credito, trattandosi di un documento proveniente dalla parte che intende avvalersene e necessitando, nella fase di merito, di ulteriori riscontri oggettivi.

La fattura di pagamento consente l’emissione del decreto ingiuntivo ma non integra, nel giudizio di opposizione, piena prova del credito indicato.

La fattura e l’estratto delle scritture contabili sono titoli idonei per l’emissione di un decreto ingiuntivo in favore di chi li ha redatti ma nell’eventuale giudizio di opposizione gli stessi non costituiscono prova dell’esistenza del credito che dovrà essere dimostrato con gli ordinari mezzi di prova dall’opposto [7].

note

[1] Cass. sent. n. 3292/2018.

[2] Ctr Firenze (Toscana), sent. del 18.01.2018.

[3] Ctr Sassari (Sardegna) sent. n. 413/2017.

[4] Ctr Roma (Lazio) sent. n. 1576/2017.

[5] Trib. S.Maria Capua sent. n. 4/2018.

[6] Tribunale Roma, sez. sent. n. 13691/2017.

[7] Trib. L’Aquila, sent.  n. 964 /2016.

[8] Cass. sent.  n. 20690/2016.

Cassazione civile, sez. VI, 12/02/2018,  n. 3293  

La fattura non costituisce, di per sé, prova del danno, tanto più se non è accompagnata da una quietanza o da un’accettazione e se proviene dalla stessa parte che intende utilizzarla.

Comm. trib. reg. Firenze, (Toscana), sez. IV, 18/01/2018,  n. 64

La fattura è considerato un documento contabile, data la sua natura, e ciò comporta che è compito dell’Amministrazione Finanziaria dimostrare l’inesistenza sostanziale, anche attraverso prova indiziaria ma dotata dei connotati di gravità, precisione e concordanza, dell’operazione documentata formalmente dalla fattura stessa; mentre, in base alla ripartizione dell’onere della prova, spetta al contribuente fornire la dimostrazione, a contrario, dell’effettività dell’operazione economica svolta.

Comm. trib. reg. Sassari, (Sardegna), sez. VIII, 03/11/2017,  n. 413 

Nel caso in cui l’Ufficio finanziario ritenga che la fattura concerna operazioni oggettivamente inesistenti e quindi contesti l’indebita detrazione dell’I.V.A. e/o la deduzione dei costi, ha l’onere di fornire elementi probatori del fatto che l’operazione fatturata non è stata effettuata. Dopodiché, sarà il contribuente ad avere l’onere di dimostrare l’effettiva esistenza delle operazioni contestate, ma quest’ultima prova non potrà consistere nell’esibizione della fattura, né nella sola dimostrazione della regolarità formale delle scritture contabili o dei mezzi di pagamento adoperati, i quali vengono normalmente utilizzati proprio allo scopo di far apparire reale operazioni fittizie.

Comm. trib. reg. Roma, (Lazio), sez. IX, 23/03/2017,  n. 1576 

Agli effetti della deducibilità di un costo e della detraibilità dell’IVA corrispondentemente assolta, rileva esclusivamente la effettività dello stesso e la sua riferibilità all’attività o ai beni da cui derivano i ricavi e non anche il riscontro documentale del rapporto contrattuale tra le parti. In caso di incontroversa esistenza di regolare fattura, d’altro canto, deve ritenersi operante la presunzione di veridicità di quanto in essa rappresentato, con conseguente onere dell’Agenzia di fornire prova della indeducibilità, per non inerenza, del costo. Inoltre, una descrizione troppo generica e l’assenza di alcun supporto documentale in grado di dimostrare l’inerenza del costo impediscono al contribuente la deduzione del costo indicato in fattura.

Tribunale S.Maria Capua V., sez. III, 03/01/2018,  n. 4 

In tema di opposizione del terzo (art. 619 c.p.c.) mobiliare, il terzo opponente non può provare con testimoni il suo diritto sui beni mobili pignorati nella casa o nell’azienda del debitore, tranne che l’esistenza del diritto stesso sia resa verosimile dalla professione o dal commercio esercitati dal terzo o dal debitore. Incombe pertanto sull’opponente l’onere di provare non solo di avere acquistato i beni staggiti con atto avente data certa anteriore al pignoramento, ma altresì di avere affidato tali beni al debitore a titolo diverso dalla proprietà. Più precisamente per vincere tale presunzione, il terzo, che reclama la proprietà dei beni stessi, deve dimostrare: a) di averli acquistati con scrittura di data certa anteriore al pignoramento: a tal proposito, il terzo opponente può indubbiamente servirsi della fattura d’acquisto (atto giuridico a contenuto partecipativo costituente la dichiarazione fatta all’altra parte di fatti concretanti un rapporto già in precedenza costituito) purché a termini degli artt. 2702-2704 c.c. essa risulti sottoscritta dal venditore, accettata dall’acquirente e abbia data certa e anteriore al pignoramento; b) che, alla data del pignoramento, i mobili si trovassero presso il debitore per un titolo diverso da quello di proprietà, con i mezzi consentiti dall’art. 621 c.p.c.

Tribunale Roma, sez. V, 06/07/2017,  n. 13691  

La fattura è sufficiente alla concessione del decreto ingiuntivo ma, se contestata, non consente da sola l’accoglimento della domanda

La fattura, se può essere considerata sufficiente alla concessione del decreto ingiuntivo, una volta contestata, non può di per sé sola essere bastevole all’accoglimento della domanda, trattandosi di un documento proveniente dalla parte che intende avvalersene e necessitando, nella fase di merito, di ulteriori riscontri oggettivi.

Tribunale Roma, sez. VIII, 03/06/2017,  n. 11239 

La fattura di pagamento consente l’emissione del decreto ingiuntivo ma non integra, nel giudizio di opposizione, piena prova del credito indicato

In tema di ricorso per decreto ingiuntivo, la fattura di pagamento ha natura di “atto giuridico in senso stretto a formazione unilaterale a parte creditoris”, con la conseguenza che questa è idonea ai fini dell’emissione del decreto ingiuntivo, mentre non integra, nel giudizio di opposizione, la piena prova del credito indicato.

Tribunale Roma, sez. VIII, 01/03/2017,  n. 4026

La fattura commerciale, avuto riguardo alla sua formazione unilaterale ed alla funzione di far risultare documentalmente elementi relativi all’esecuzione di un contratto, si inquadra fra gli atti giuridici a contenuto partecipativo, consistendo nella dichiarazione indirizzata all’altra parte di fatti concernenti un rapporto già costituito. Pertanto, quando tale rapporto non sia contestato fra le parti, la fattura può costituire un valido elemento di prova quanto alle prestazioni eseguite, specie nell’ipotesi in cui il debitore abbia accettato, senza contestazioni, le fatture stesse nel corso dell’esecuzione del rapporto.

Tribunale Roma, sez. III, 10/02/2017,  n. 2720  

La fattura e l’estratto delle scritture contabili sono titoli idonei per l’emissione di un decreto ingiuntivo in favore di chi li ha redatti ma nell’eventuale giudizio di opposizione gli stessi non costituiscono prova dell’esistenza del credito che dovrà essere dimostrato con gli ordinari mezzi di prova dall’opposto.

Tribunale L’Aquila, 09/12/2016,  n. 964  

In caso di opposizione a decreto ingiuntivo avente ad oggetto il pagamento di forniture e servizi, spetta al creditore fornire la prova del fatto costitutivo del diritto, non potendo la fattura, titolo idoneo per l’emissione del decreto, costituire fonte di prova in favore della parte che l’ha emessa.

Cassazione civile, sez. I, 13/10/2016,  n. 20690  

La fattura commerciale, avuto riguardo alla sua formazione unilaterale e alla funzione di far risultare documentalmente elementi relativi all’esecuzione di un contratto, si inquadra fra gli atti giuridici a contenuto partecipativo, consistendo nella dichiarazione, indirizzata all’altra parte, di fatti concernenti un rapporto già costituito, sicché, quando tale rapporto sia contestato, non può costituire valido elemento di prova ma, al più, un mero indizio. In tema di appalto di opere pubbliche, tuttavia, è esclusa anche la possibilità di riconoscere la predetta portata alle fatture trasmesse alla pubblica amministrazione, sul presupposto che, l’onere della forma scritta, imposto ad substantiam per i contratti degli enti pubblici, impedisce non solo di ritenere provata la stipulazione, in assenza dell’atto dotato del predetto requisito, ma anche di attribuire alla produzione delle fatture l’efficacia di comportamento processuale ammissivo del diritto sorto dal contratto; tale principio è applicabile anche al contratto di appalto stipulato in economia, con il sistema del cottimo fiduciario, non essendo sufficiente che da atti scritti risultino comportamenti attuativi di un accordo meramente verbale, come l’esecuzione della prestazione a opera del privato, documentata dalle fatture trasmesse all’amministrazione.

Cassazione civile, sez. VI, 12/02/2018,  n. 3293  

La fattura non costituisce, di per sé, prova del danno, tanto più se non è accompagnata da una quietanza o da un’accettazione e se proviene dalla stessa parte che intende utilizzarla.

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