Diritto e Fisco | Editoriale

Quali sono indizi di un tradimento

20 marzo 2018


Quali sono indizi di un tradimento

> Diritto e Fisco Pubblicato il 20 marzo 2018



Tra foto, testimonianze, sms, email, cellulari e detective, ecco tutte le prove che possono portare il giudice a ritenere dimostrata l’infedeltà.

Se hai il dubbio che lui o lei ti stia tradendo e vuoi procurartene le prove per un’eventuale causa di separazione con addebito non hai molte scelte. La legge italiana infatti conosce un elenco tassativo di prove che possono valere in tribunale: al di fuori di queste c’è ben poca libertà di movimento. Le principali sono le prove testimoniali e i documenti scritti (e firmati). Ben poco valore hanno le fotografie e i documenti informatici. Solo di recente la giurisprudenza sta cercando di attribuire un peso processuale agli sms, alle chat e alle email, anche se si tratta ancora di timidi segnali. Ed è chiaro che, laddove la prova dovesse mancare, il semplice sospetto o anche la “certezza non dimostrabile” di una infedeltà consumata non avrebbero alcun valore in una causa. Ecco perché è bene chiedersi quali sono gli indizi di un tradimento e quali di questi possono essere portati davanti al giudice. Di tanto ci occuperemo in questo articolo cercando di andare a recuperare le più recenti sentenze dei tribunali italiani.

Tradimento: quando è illegale

Il tradimento è illegale solo tra coniugi, ossia tra marito e moglie. Non lo è nel caso delle convivenze unite da contratto. Sicché la vera differenza tra la coppia sposata e quella non sposata sta proprio in questo: se nella prima il tradimento è considerato un illecito, nella seconda non lo è. In particolare il contratto di convivenza non può contenere un obbligo reciproco di fedeltà; allo stesso modo non può imporre un risarcimento del danno a carico del convivente infedele, né può subordinare il diritto a ricevere una prestazione patrimoniale al rispetto della fedeltà.

Ma quali sono le sanzioni del tradimento? In realtà, poche. C’è solo l’addebito il quale comporta la perdita del mantenimento (sempre ammesso che se ne abbia diritto) e dell’eredità del coniuge qualora dovesse morire tra la separazione e il divorzio. Rarissimi sono i casi di risarcimento del danno, il quale consegue solo ai casi in cui il tradimento è avvenuto con modalità tali da pregiudicare l’onore e la reputazione del coniuge (si pensi a una relazione adulterina nota a tutta la collettività e compiuta alla luce del sole).

Le prove su un cellulare

Veniamo ora a identificare quali possono essere le prove e gli indizi di un tradimento.

Gli sms e i messaggi sul cellulare possono servire a convincere il giudice, ma è davvero difficile immaginare che lo smartphone possa essere requisito dal coniuge con la forza e portato davanti al giudice, anche perché costituirebbe un reato. Né avrebbe valore la dichiarazione del tradito, fatta davanti al giudice, il quale sostenga di aver letto il messaggino incriminato: difatti le parti in causa non possono essere testimoni in proprio favore (possono solo dichiarare fatti a loro sfavore). Non ha alcun valore neanche la fotografia fatta al dispay del cellulare, perché facilmente contestabile: si tratta infatti di una riproduzione meccanica che, nel nostro processo, non è equiparabile ai documenti se messa in discussione dall’avversario (ed è presumibile che ciò avverrà automaticamente).

Non resta che chiamare un’altra persona (sia pure un parente) che possa leggere il messaggio con la prova del tradimento e poi riferirlo al giudice, nel qual caso saremmo di fronte a una testimonianza.

C’è però un altro aspetto che convince poco: il testo del messaggio – sempre ammesso che possa arrivare alla scrivania del giudice – deve essere inequivoco. «Ci vediamo domani pomeriggio» non è certo una prova di infedeltà, per quanto possa far saltare su tutte le furie la moglie; facile sarebbe contestare la presunzione che dietro a un appuntamento con una persona del sesso opposto ci sia un incontro galante. Se anche l’infedeltà è tale quando ancora non consumata – basterebbe dimostrare un’intenzione di flirtare con un’altra persona – è tuttavia necessario che il rapporto extraconiugale risulti in modo esplicito. Il semplice sospetto non è neanche un indizio.

Venendo alla possibilità di utilizzare gli sms come prova benché possano essere equiparati a corrispondenza e, come tali protetti dalla privacy, secondo una recente sentenza del tribunale di Roma [1] la riservatezza dei coniugi viene meno quando si condividono gli stessi spazi. Per cui, se è illegittimo prelevare con forza il cellulare dalle mani del coniuge, è lecito leggerlo quando invece questo è lasciato incustodito su uno spazio comune (si pensi al divano o al tavolo da pranzo). La spiegazione è abbastanza semplice: il vincolo del matrimonio implica un affievolimento della sfera di privacy, imposto dalla condivisione di spazi, e quindi sarebbe tutt’altro che illecito andare a frugare nella corrispondenza altrui. O, almeno, sul cellulare. Insomma: non può ritenersi illecita la scoperta causale della relazione extraconiugale tramite gli sms del telefonino lasciato per casa.

Anche la Corte di appello di Trento [2] aveva offerto la stessa soluzione: la prova del tradimento può essere insita in un messaggio sul cellulare inviato dall’amante.

Secondo infine il Tribunale di Torino [3],  possibile produrre in giudizio i messaggi telefonici e quelli di posta elettronica anche se ottenuti in violazione delle norme di legge sulla privacy. Questo, in pratica, significa che chi, per esempio, entrando nell’altrui casella di posta elettronica o clonando/intercettando l’account WhatsApp sia riuscito a intercettare una conversazione, può portare tali prove sul banco del giudice per far valere un proprio diritto.

Il detective che pedina il traditore

Stanno nascendo numerose agenzie di investigazioni non solo per il recupero di informazioni nei confronti dei debitori, ma anche per accertare eventuali tradimenti. La Cassazione però ha sempre detto che il report dell’investigatore privato non può avere alcuna valenza di prova. Potrebbero valere al massimo le prove che testimoniano un incontro segreto, ma solo se non contestate dall’avversario. Il problema può essere risolto in altro modo: il detective va chiamato a testimoniare in causa per dire ciò che ha visto (Tizio che baciava Caia). Anche in questa ipotesi i sospetti non valgono a nulla: non basta vedere il marito entrare in un portone quando alla moglie ha detto che è al lavoro. Una bugia non nasconde necessariamente un tradimento.

La telefonata a mezzanotte dell’amante

La telefonata a mezzanotte è, nell’opinione comune, la «prova provata” di un rapporto con un’amante. Ma che valore può avere per un giudice? Non siamo certo davanti a una prova. Potrebbe parlarsi di un indizio, ma per assumere il valore di prova dovrebbe essere supportato da altri elementi, gravi, precisi e tra loro concordanti.

Le prove sul cellulare del tradimento

Il cellulare è un archivio di informazioni che dicono molto della vita privata di una persona: dalla cronologia delle telefonate a quella dei messaggini, dai suggerimenti che, in automatico, fa lo smartphone dei contatti preferiti (quelli cioè con cui si hanno più rapporti) alla condivisione della posizione in un determinato momento; dalle foto cestinate e sempre recuperabili alle messaggerie come Facebook e WhatsApp. Senza contare che i preferiti delle chat sono sempre in cima. Leggi sul punto Come trovare prove di un tradimento. Ma hanno valore di prova tutte queste informazioni? Di certo, se si dovesse recuperare la lista dei tabulati telefonici e da questi rilevare delle costanti telefonate verso un numero di telefono saremmo di fronte a una dimostrazione difficilmente contestabile, per quanto il contenuto delle conversazioni non possa essere riproducibile in giudizio: spetterebbe al coniuge spiegare il perché di tante chiamate verso la stessa numerazione. E a chiedere i tabulati può essere l’avvocato avversario su autorizzazione del giudice.

La fotografia fatta da un conoscente

Veniamo alla tanto amata/odiata fotografia: quella impertinente fatta dall’amico del coniuge tradito e a quest’ultimo consegnata come prova del tradimento. In sé e per sé una foto non è una prova documentale; lo diventa però solo se non viene contestata dalla controparte. La contestazione non può essere semplice e generica: in buona sostanza, non basta dire «Contesto questa foto» ma bisogna motivarne le ragioni e fornire al giudice le giustificazioni per supportare tale contestazione. Un esempio potrebbe consistere nell’insinuare il dubbio che il fatto si riferisca ad episodi risalenti ad epoca diversa da quelli in contestazione, o a una situazione inscenata artificialmente per gioco o scherzo. In presenza però di una contestazione valida, la riproduzione meccanica (per esempio la foto) perde il suo valore di prova, ma potrebbe sempre riacquistarlo se supportata da ulteriori elementi di prova. Il caso tipico è quello di un testimone che asserisca di aver assistito personalmente ai fatti riprodotti in uno scatto. In tal modo è la stessa testimonianza a costituire prova e diventa  l’elemento grazie al quale il giudice può decidere. Con una recente sentenza, il Tribunale di Milano ha chiarito che la fotografia che ritrae uno dei due coniugi nell’atto di un tradimento, se da quest’ultimo non contestata in punto di fatto, fa piena prova senza bisogno del conforto di ulteriori indagini o prove testimoniali.

Secondo la Cassazione [4], non commette reato il marito che fornisce al giudice un file con le immagini della propria moglie durante un rapporto sessuale con il suo amante per ottenere un taglio dell’assegno di mantenimento; difatti non si può parlare di una violazione della privacy se lo scopo è quello di tutelare i propri diritti in causa.

note

[1] Trib. Roma, sent. n. 6432/16.

[2] C. App. Trento, sent. n. 249/15.

[3] Trib. Torino, ord. del 8.05.2013.

[4] Cass. sent. n. 35553/17.

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