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Sequestro probatorio: cos’è e chi lo dispone

18 Aprile 2018 | Autore:
Sequestro probatorio: cos’è e chi lo dispone

Cos’è il sequestro probatorio? Chi lo dispone? Quali cose vengono sequestrate? Cosa sono il sequestro conservativo e il sequestro preventivo?

Il sequestro è uno di quegli istituti giuridici che supera i confini del mondo del diritto. Un po’ tutti sanno, infatti, che il sequestro comporta la sottrazione, da parte dell’autorità competente, di un bene appartenente ad un cittadino per motivi di giustizia.

Con questo articolo scenderemo un po’ più in profondità, cercando di capire cos’è il sequestro probatorio e chi lo dispone.

Cos’è il sequestro?

Il sequestro è uno strumento conosciuto sia dal diritto civile che da quello penale. Il sequestro comporta la sottrazione di un bene, mobile o immobile, al fine di evitare che dello stesso il legittimo proprietario possa disporne.

In ambito civile, la sottrazione del bene è, più che altro, giuridica, nel senso che molto spesso la cosa sequestrata viene lasciata in custodia al proprietario stesso. L’effetto concreto che si ottiene con il sequestro, pertanto, è quello di rendere inefficaci nei confronti dei terzi gli atti di disposizione compiuti dal titolare.

Cos’è il sequestro probatorio?

Il sequestro probatorio è istituto esclusivamente penale. Si tratta di un mezzo di ricerca della prova che consiste nell’assicurare una cosa mobile o immobile al procedimento per finalità probatorie, mediante lo spossessamento della cosa e la creazione di un vincolo di indisponibilità sulla medesima.

Questa indisponibilità serve per conservare immutate le caratteristiche del bene, al fine dell’accertamento dei fatti. Dunque, lo scopo del sequestro probatorio è quello di assicurare al processo il relativo mezzo di prova.

Di norma, oggetto del sequestro probatorio è il corpo del reato, cioè la cosa sulla quale o mediante la quale è stato commesso il reato [1]: si pensi al sequestro dell’arma del delitto (coltello, pistola, ecc.), oppure al sequestro di banconote false, di un mezzo danneggiato, ecc.

Corpo del reato sono anche le cose che costituiscono il prodotto, il profitto o il prezzo del reato: si pensi, ad esempio, al denaro proveniente da ricettazione o da riciclaggio.

Il sequestro probatorio, quindi, protegge quelle cose che possono essere utili alle indagini e che, se lasciate prive di custodia, rischiano di disperdersi o di diventare irrecuperabili.

Qual è la differenza tra perquisizione e sequestro?

Normalmente il sequestro probatorio viene disposto a seguito di perquisizione.  La perquisizione consiste nell’attività di ricerca di una cosa da assicurare al procedimento o di una persona da arrestare.

La perquisizione può essere personale o locale: nel primo caso, essa è disposta quando vi è fondato motivo di ritenere che una persona nasconda su di sé il corpo del reato (cioè la cosa su cui è stato compiuto o con la quale si è realizzato il reato) o cose pertinenti al reato; la seconda, invece, è prevista quando vi è il fondato motivo che suddette cose si trovino in un determinato luogo ovvero che in esso possa eseguirsi l’arresto dell’imputato o dell’evaso [2].

La perquisizione può essere disposta soltanto con decreto dell’autorità giudiziaria (giudice procedente o pubblico ministero), la quale può procedere personalmente ovvero disporre che l’atto sia compiuto da ufficiali di polizia giudiziaria delegati con lo stesso decreto.

Quando la perquisizione dà esito positivo, si procede al sequestro del corpo del reato o delle cose pertinenti al reato, cioè all’apprensione fisica del bene, che viene quindi sottratto a chi ne aveva la disponibilità.

Chi dispone il sequestro probatorio?

Secondo la legge, l’autorità giudiziaria dispone con decreto motivato il sequestro del corpo del reato e delle cose pertinenti al reato necessarie per l’accertamento dei fatti.

Al sequestro probatorio procede personalmente l’autorità giudiziaria o un ufficiale di polizia giudiziaria delegato con lo stesso decreto. Copia del decreto di sequestro è consegnata all’interessato, se presente.

Poiché il sequestro, come l’ispezione e la perquisizione, incide sui diritti del titolare della cosa, la legge rende necessario l’intervento dell’autorità giudiziaria, la quale ordina il sequestro con decreto. L’autorità giudiziaria in questione è il magistrato del pubblico ministero, vero e proprio “signore” delle indagini preliminari.

Contro il decreto di sequestro l’imputato, la persona alla quale le cose sono state sequestrate e quella che avrebbe diritto alla loro restituzione possono proporre richiesta di riesame al tribunale, al fine di ottenere la restituzione delle cose sequestrate.

Chi convalida il sequestro probatorio?

Il più delle volte, però, accade che il decreto dell’autorità giudiziaria intervenga dopo l’esecuzione del sequestro, a convalida di un’operazione già eseguita dagli investigatori (ad esempio, dai carabinieri). Si pensi, ad esempio, alle armi trovate indosso ad una persona sospetta nel corso di una perquisizione: in questa circostanza, coloro che hanno compiuto l’operazione non potranno di certo attendere il decreto del pubblico ministero, con il rischio che, nel frattempo, il perquisito nasconda altrove le armi oppure scappi via.

Nell’ipotesi appena illustrata (così come in molte altre), l’apprensione fisica del bene avviene prima ancora dell’intervento dell’autorità giudiziaria, la quale solo successivamente emanerà decreto di convalida del sequestro già avvenuto. È chiaro che, se il p.m. non dovesse ravvisare i presupposti del sequestro, non convaliderà lo stesso e ordinerà l’immediata restituzione delle cose illegittimamente sequestrate.

La procedura è ben definita dalla legge: se vi è pericolo che le cose, le tracce e i luoghi inerenti al reato si alterino o si disperdano o comunque si modifichino e il pubblico ministero non può intervenire tempestivamente, ovvero non ha ancora assunto la direzione delle indagini, gli ufficiali di polizia giudiziaria compiono i necessari accertamenti e rilievi sullo stato dei luoghi e delle cose. Se del caso, sequestrano il corpo del reato e le cose a questo pertinenti [3].

Nel caso in cui abbia proceduto a sequestro, la polizia giudiziaria enuncia nel relativo verbale il motivo del provvedimento e ne consegna copia alla persona alla quale le cose sono state sequestrate. Il verbale è trasmesso senza ritardo, e comunque non oltre le quarantotto ore, al pubblico ministero del luogo dove il sequestro è stato eseguito.

Il pubblico ministero, nelle quarantotto ore successive, con decreto motivato convalida il sequestro se ne ricorrono i presupposti ovvero dispone la restituzione delle cose sequestrate. Copia del decreto di convalida è immediatamente notificata alla persona alla quale le cose sono state sequestrate.

Contro il decreto di convalida, la persona nei cui confronti vengono svolte le indagini e il suo difensore, la persona alla quale le cose sono state sequestrate e quella che avrebbe diritto alla loro restituzione possono proporre, entro dieci giorni dalla notifica del decreto ovvero dalla diversa data in cui l’interessato ha avuto conoscenza dell’avvenuto sequestro, richiesta di riesame [4].

Cosa può essere sequestrato?

Vediamo più nel dettaglio quali oggetti o beni possono essere sequestrati. Abbiamo detto che il sequestro probatorio, di norma, riguarda il corpo del reato o le cose pertinenti al reato. La legge, però, detta una disciplina particolare a seconda della cosa sulla quale ricade il sequestro.

Ad esempio, il codice di procedura penale prevede il sequestro di lettere, pieghi, pacchi, valori, telegrammi e, in genere, della corrispondenza, anche telematica, direttamente presso coloro che forniscono servizi postali, telegrafici, telematici o di telecomunicazioni, quando l’autorità giudiziaria abbia fondato motivo di ritenere che gli stessi siano spediti dall’imputato o a lui diretti, anche sotto nome diverso o per mezzo di persona diversa, o che comunque possono avere relazione con il reato.

Quando al sequestro procede un ufficiale di polizia giudiziaria, questi deve consegnare all’autorità giudiziaria gli oggetti di corrispondenza sequestrati, senza aprirli o alterarli e senza prendere altrimenti conoscenza del loro contenuto. Solo il pubblico ministero, infatti, può violare il segreto della corrispondenza, tutelato perfino in Costituzione.

Le carte e gli altri documenti sequestrati che non rientrano fra la corrispondenza sequestrabile sono immediatamente restituiti all’avente diritto e non possono comunque essere utilizzati [5].

Per quanto riguarda, invece, il sequestro di dati informatici, l’autorità giudiziaria, quando dispone il sequestro, presso i fornitori di servizi informatici, telematici o di telecomunicazioni, dei dati da questi detenuti, compresi quelli di traffico o di ubicazione, può stabilire, per esigenze legate alla regolare fornitura dei medesimi servizi, che la loro acquisizione avvenga mediante copia di essi su adeguato supporto, con una procedura che assicuri la conformità dei dati acquisiti a quelli originali e la loro immodificabilità. In questo caso è, comunque, ordinato al fornitore dei servizi di conservare e proteggere adeguatamente i dati originali [6].

Altra forma di sequestro probatorio è quella che avviene presso le banche: l’autorità giudiziaria può procedere al sequestro presso banche di documenti, titoli, valori, somme depositate in conto corrente e di ogni altra cosa, anche se contenuti in cassette di sicurezza, quando abbia fondato motivo di ritenere che siano pertinenti al reato, quantunque non appartengano all’imputato o non siano iscritti al suo nome [7].

Chi custodisce le cose sequestrate?

Le cose sequestrate sono affidate in custodia alla cancelleria o alla segreteria. Quando ciò non è possibile o non è opportuno, l’autorità giudiziaria dispone che la custodia avvenga in luogo diverso, determinandone il modo e nominando un altro custode.

All’atto della consegna, il custode è avvertito dell’obbligo di conservare e di presentare le cose a ogni richiesta dell’autorità giudiziaria nonché delle pene previste dalla legge penale per chi trasgredisce ai doveri della custodia. Quando la custodia riguarda dati, informazioni o programmi informatici, il custode è altresì avvertito dell’obbligo di impedirne l’alterazione o l’accesso da parte di terzi, salva, in quest’ultimo caso, diversa disposizione dell’autorità giudiziaria [8].

Come vengono custodite le cose sequestrate?

Le cose sequestrate si assicurano con il sigillo dell’ufficio giudiziario e con le sottoscrizioni dell’autorità giudiziaria e dell’ausiliario che la assiste ovvero, in relazione alla natura delle cose, con altro mezzoanche di carattere elettronico o informatico, idoneo a indicare il vincolo imposto a fini di giustizia.

L’autorità giudiziaria fa estrarre copia dei documenti e fa eseguire fotografie o altre riproduzioni delle cose sequestrate che possono alterarsi o che sono di difficile custodia, le unisce agli atti e fa custodire in cancelleria o segreteria gli originali dei documenti. Quando si tratta di dati, di informazioni o di programmi informatici, la copia deve essere realizzata su adeguati supporti, mediante procedura che assicuri la conformità della copia all’originale e la sua immodificabilità; in tali casi, la custodia degli originali può essere disposta anche in luoghi diversi dalla cancelleria o dalla segreteria.

Se si tratta di cose che possono alterarsi, l’autorità giudiziaria ne ordina, secondo i casi, l’alienazione o la distruzione. L’autorità giudiziaria procede, altresì, anche su richiesta dell’organo accertatore alla distruzione delle merci di cui sono comunque vietati la fabbricazione, il possesso, la detenzione o la commercializzazione quando le stesse sono di difficile custodia, ovvero quando la custodia risulta particolarmente onerosa o pericolosa per la sicurezza, la salute o l’igiene pubblica ovvero quando risulti evidente la violazione dei predetti divieti. L’autorità giudiziaria dispone il prelievo di uno o più campioni e ordina la distruzione della merce residua.

Nei casi di sequestro nei procedimenti a carico di ignoti, la polizia giudiziaria, decorso il termine di tre mesi dalla data di effettuazione del sequestro, può procedere alla distruzione delle merci contraffatte sequestrate, previa comunicazione all’autorità giudiziaria. La distruzione può avvenire dopo quindici giorni dalla comunicazione. È fatta salva la facoltà di conservazione di campioni da utilizzare a fini giudiziari [9].

Quanto dura il sequestro probatorio?

Secondo la legge, quando non è necessario mantenere il sequestro probatorio, le cose sequestrate sono restituite a chi ne abbia diritto, anche prima della sentenza. Se occorre, l’autorità giudiziaria prescrive di presentare a ogni richiesta le cose restituite e a tal fine può imporre cauzione.

La restituzione non è ordinata se il giudice dispone, a richiesta del pubblico ministero o della parte civile, che sulle cose appartenenti all’imputato sia mantenuto il sequestro a garanzia dei crediti derivanti dal suo illecito. Si tratta della conversione del sequestro probatorio in sequestro conservativo, a tutela delle ragioni di quanti hanno subito un danno dalla condotta dell’imputato (vedi prossimo paragrafo).

Ugualmente, non si fa luogo alla restituzione e il sequestro è mantenuto ai fini preventivi quando il giudice lo ritiene necessario. In questa ipotesi, il sequestro da probatorio diventa preventivo (vedi prossimi paragrafi).

Trascorsi cinque anni dalla data della sentenza non più soggetta ad impugnazione, le somme di denaro sequestrate, se non è stata disposta la confisca e nessuno ne ha chiesto la restituzione, reclamando di averne diritto, sono devolute allo Stato.

Dopo la sentenza non più soggetta a impugnazione le cose sequestrate sono restituite a chi ne abbia diritto, salvo che sia disposta la confisca [10].

Cos’è il sequestro conservativo?

Quello probatorio non è l’unico tipo di sequestro previsto dalla legge. il codice di procedura penale, infatti, contempla anche il sequestro conservativo e quello preventivo.

Il sequestro conservativo ha una finalità prevalentemente economica: infatti, il suo scopo è quello di sottrarre all’imputato la disponibilità di beni mobili o immobili in vista del pagamento della pena pecuniaria, delle spese del procedimento oppure del risarcimento dovuto alla persona offesa [11].

Il sequestro conservativo può essere richiesto sia dal pubblico ministero che dalla parte civile interessata al risarcimento del danno; a disporlo è il giudice con ordinanza, avverso la quale è possibile ricorrere al tribunale in sede di riesame [12].

Cos’è il sequestro preventivo?

Per quanto riguarda il sequestro preventivo, invece, la legge dice che, quando vi è pericolo che la libera disponibilità di una cosa pertinente al reato possa aggravare o protrarre le conseguenze dello stesso ovvero agevolare la commissione di altri reati, a richiesta del pubblico ministero il giudice ne dispone il sequestro con decreto motivato. Il giudice può altresì disporre il sequestro delle cose di cui è consentita la confisca.

Nel corso delle indagini preliminari, quando non è possibile, per la situazione di urgenza, attendere il provvedimento del giudice, il sequestro è disposto con decreto motivato direttamente dal pubblico ministero. Negli stessi casi, prima dell’intervento del pubblico ministero, al sequestro procedono ufficiali di polizia giudiziaria, i quali, nelle quarantotto ore successive, trasmettono il verbale al pubblico ministero del luogo in cui il sequestro è stato eseguito. Questi, se non dispone la restituzione delle cose sequestrate, richiede al giudice la convalida entro quarantotto ore dal sequestro, se disposto dallo stesso pubblico ministero, o dalla ricezione del verbale, se il sequestro è stato eseguito di iniziativa dalla polizia giudiziaria.

Il sequestro perde efficacia se non sono osservati i termini sopra indicati ovvero se il giudice non emette l’ordinanza di convalida entro dieci giorni dalla ricezione della richiesta [13].


note

[1] Art. 253 cod. proc. pen.

[2] Art. 247 cod. proc. pen.

[3] Art. 354 cod. proc. pen.

[4] Art. 355 cod. proc. pen.

[5] Art. 254 cod. proc. pen.

[6] Art. 254-bis cod. proc. pen.

[7] Art. 255 cod. proc. pen.

[8] Art. 259 cod. proc. pen.

[9] Art. 260 cod. proc. pen.

[10] Art. 262 cod. proc. pen.

[11] Art. 316 cod. proc. pen.

[12] Art. 317 cod. proc. pen.

[13] Art. 321 cod. proc. pen.


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