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Bollette: la lettura del contatore è obbligatoria?

20 marzo 2018


Bollette: la lettura del contatore è obbligatoria?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 20 marzo 2018



Bollette della luce, del gas e dell’acqua: come contestare i dati dei consumi stimati e i conguagli quando non c’è stata la lettura del contatore da parte dell’addetto.

Hai ricevuto una bolletta enorme per un conguaglio. Spaventato per l’importo hai telefonato subito al servizio clienti ma l’operatore ti ha detto che non c’è nessun errore: il problema – ti ha spiegato – deriva dal fatto che sono stati fatti sempre calcoli delle bollette secondo consumi stimati visto che non ti sei mai preoccupato di comunicare i dati dell’autovettura. A tua volta però fai presente che la compagnia non si è mai preoccupata di mandare un proprio operatore per la lettura del contatore e che, pertanto, dopo tutto questo tempo, non è possibile inviare un conguaglio così elevato. Chi dei due ha ragione? Quando si tratta di bollette, la lettura del contatore è obbligatoria? Sul punto ha risposto, un paio di mesi fa, la Cassazione con una interessante ordinanza che va nel senso opposto a quelle che sono state le più recenti decisioni dei giudici di primo e secondo grado.

Nel momento in cui l’utente firma il contratto di fornitura della luce o del gas, si impegna a riconoscere come corretta la bolletta. Si tratta però solo di una presunzione di regolarità che può essere contestata in qualsiasi modo, anche con presunzioni. Non è quindi necessaria la prova del non corretto funzionamento del contatore, ma basta anche il confronto con i precedenti consumi e la destinazione dell’immobile: tanto è sufficiente, ad esempio, per far ritenere illegittima una bolletta di qualche migliaio di euro su un’utenza domestica. La compagnia elettrica o del riscaldamento ha l’onere di dimostrare, dinanzi all’opposizione del consumatore, la correttezza dei propri calcoli. Calcoli che devono essere eseguiti, di regola, secondo l’autolettura del contatore da parte dell’utente e, in mancanza, secondo consumi stimati.

Il punto è stabilire se la bolletta della luce o del gas di importo eccessivo può essere contestata se non è mai stata effettuata la lettura del contatore da parte dell’addetto della compagnia erogatrice. Sul punto la Cassazione ha ritenuto tale circostanza del tutto irrilevante: anche se non è passato il tecnico a rilevare i consumi effettivi e le bollette sono state conteggiate solo sulla base dei consumi stimati, le fatture – anche quelle relative ai conguagli – sono da ritenersi legittime. Una sola apertura sembra fornire la Corte quando dice che il consumatore che voglia contestare la mancata lettura del contatore deve dimostrare «quale sarebbe il diverso esito in caso di lettura» dello stesso e quindi «quale danno possa effettivamente subire dalla lamentata mancata lettura».

Secondo i giudici di merito, la lettura del contatore da parte dell’addetto della società del luce e del gas deve avvenire almeno una volta all’anno. Ad esempio, un interessante precedente del tribunale di Arezzo [2] ha stabilito che costituisce onere della società di gestione del servizio elettrico (nel caso di specie Enel distribuzione s.p.a.) provare che le modalità di sostituzione del vecchio contatore con il nuovo contatore elettronico, in difetto di contraddittorio durante siffatte operazioni (e quindi senza che l’utente abbia firmato alcun documento), possano considerarsi legittime e, di conseguenza, che l’importo del conguaglio richiesto sia stato determinato in maniera legittima, quando vi sia un’evidente sproporzione tra il consumo effettivamente accertato dalla società in alcuni periodi di vigenza del contratto di fornitura e quello che la stessa assuma di aver rilevato al momento della sostituzione del contatore. In altri termini, in caso di notevole sproporzione del consumo tra il periodo di lettura effettiva e quello rilevato al momento della sostituzione del contatore, non può considerarsi prova certa la semplice lettura del dipendente della società il quale potrebbe anche essere incorso in errore nella rilevazione dei dati; motivo per cui egli avrebbe dovuto per lo meno conservare e/o fotografare il vecchio contatore e per lo meno fotografare il nuovo contatore all’atto della sostituzione, in tal modo consentendo all’utente un controllo effettivo sui consumi registrati dal precedente contatore nonché sulla circostanza che il nuovo contatore misurasse effettivamente zero al momento dell’installazione.

La società fornitrice quindi, secondo alcuni giudici, deve periodicamente effettuare il sopralluogo sul contatore e dare lettura dei consumi effettivi, non potendosi considerare legittimo che l’utente resti esposto per un tempo indefinito e rimesso alle richieste della società per ipotetici consumi di gas [3].

Secondo la Cassazione [4], in tema di contratti di somministrazione, la rilevazione dei consumi mediante contatore è assistita da una mera presunzione semplice di veridicità, sicché, in caso di contestazione, grava sul somministrante l’onere di provare che il contatore era perfettamente funzionante, mentre il fruitore deve dimostrare che l’eccessività dei consumi è dovuta a fattori esterni al suo controllo e che non avrebbe potuto evitare con un’attenta custodia dell’impianto, ovvero di aver diligentemente vigilato affinché eventuali intrusioni di terzi non potessero alterare il normale funzionamento del misuratore o determinare un incremento dei consumi.

note

[1] Cass. ord. n 1059/18 del 17.01.2018.

[2] Trib. Arezzo, sent. del 27.10.2010.

[3] Gdp Bari, sent.n. 781/2009.

[4] Cass. sent. n. 23699/2016.

Corte di Cassazione, sez. VI Civile – 3, ordinanza 4 dicembre 2017 – 17 gennaio 2018, n. 1059
Presidente Amendola – Relatore Cirillo

Fatti di causa

1. Gi. An. Ar. convenne in giudizio, davanti al Giudice di pace di Stilo, l’Enel distribuzione s.p.a., chiedendo che fosse accertato che non era da lui dovuta la somma di Euro 2.211,01 richiesta in pagamento dalla società convenuta, nonché al risarcimento dei relativi danni.
Si costituì in giudizio la società convenuta, chiedendo il rigetto della domanda.
Espletata attività istruttoria, il Giudice di pace rigettò la domanda e compensò le spese di lite.
2. Impugnata la pronuncia dall’attore soccombente, il Tribunale di Locri, con sentenza del 6 gennaio 2015, in parziale accoglimento del gravame, ha accertato che non era dovuta, da parte dell’appellante, la somma di Euro 289,41 ed ha compensato le ulteriori spese del grado.
3. Contro la sentenza d’appello ricorre Gi. An. Ar. con atto affidato ad un motivo.
Resiste l’Enel distribuzione s.p.a. con controricorso.
Il ricorso è stato avviato alla trattazione in camera di consiglio, sussistendo le condizioni di cui agli artt. 375, 376 e 380-bis cod. proc. civ., e non sono state depositate memorie.

Motivi della decisione

1. Con il primo ed unico motivo di ricorso si denuncia, in riferimento all’art. 360, primo comma, n. 5), cod. proc. civ., omesso esame di un fatto decisivo per il giudizio che è stato oggetto di discussione tra le parti.
Il ricorrente si duole che il Tribunale non abbia esaminato il fatto storico pacifico per cui la società di distribuzione non aveva effettuato la lettura annuale del contatore, cosa che «avrebbe determinato, senz’altro, un esito diverso della controversia».
1.1. Il motivo è inammissibile.
Trattandosi, infatti, di sentenza pubblicata in data in data successiva all’11 settembre 2012, deve essere applicato il nuovo testo dell’art. 360, primo comma, n. 5), cod. proc. civ., introdotto dal decreto-legge 22 giugno 2012, n. 83, convertito, con modifiche, nella legge 7 agosto 2012, n. 134. Nel caso in esame, la Corte d’appello ha tenuto presente la circostanza della mancata lettura, sicché la censura è inammissibile sulla base dei criteri indicati dalla sentenza 7 aprile 2014, n. 8053, delle Sezioni Unite di questa Corte, non essendo ravvisabile alcuna omissione.
Oltre a ciò, il ricorso è generico, perché non dimostra quale sarebbe stato il diverso esito in caso di lettura del contatore e, perciò, quale danno l’utente del servizio abbia effettivamente subito dalla lamentata omissione.
2. Il ricorso, pertanto, è dichiarato inammissibile.
A tale esito segue la condanna del ricorrente al pagamento delle spese del giudizio di cassazione, liquidate ai sensi del d.m. 10 marzo 2014, n. 55.
Sussistono inoltre le condizioni di cui all’art. 13, comma 1-quater, del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso.

P.Q.M.

La Corte dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese del giudizio di cassazione, liquidate in complessivi Euro 1.800, di cui Euro 200 per spese, oltre spese generali ed accessori di legge.
Ai sensi dell’art. 13, comma 1-quater, del D.P.R. n. 115 del 2002, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso.


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2 Commenti

  1. A parte l’isteria letturistica di “certi” soggetti complessati da AVARIZIA CONCLAMATA, secondo me la faccenda della lettura è un NON-problema. Visto che ormai i contatori – anche quelli del gas – stanno diventando tutti elettronici, le eventualità di errori di lettura sono ridottissime, diciamo uno su un milione!!!… Ci vorrebbe proprio un contatore… IMPAZZITO!!!…

  2. Purtroppo io ho un contatore del 2003, di Enel , le bollette sono “stimate”, ma sarebbe curioso sapere se il distributore o il fornitore è obbligato a cambiare il contatore con uno “intelligente”, con la telegestione, se ci sono motivi chè è impossibilitato a mandare un loro tecnico a fare l’auto lettura oppure per altri motivi.. , oppure se sono anche obbligati a vambiare certi contatori cosi “antichi”

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