Diritto e Fisco | Editoriale

Se il coniuge tradisce può essere cacciato di casa?

20 marzo 2018


Se il coniuge tradisce può essere cacciato di casa?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 20 marzo 2018



Fedeltà: gli effetti del tradimento e la possibilità di difendersi sbattendo fuori dalla porta il marito o la moglie infedele.

Tra le violazioni dei doveri coniugali, il tradimento è sicuramente quella che crea maggiori problemi e conflittualità. Infatti, oltre alla crisi di coppia e alla cessazione del legame affettivo, un’infedeltà infligge sempre una profonda ferita nell’orgoglio e nella fiducia. Ecco perché, se per chiedere la separazione con addebito è necessario dimostrare che a rendere intollerabile la convivenza è stato il comportamento colpevole dell’altro coniuge, nel caso di tradimento ciò si presume in automatico bastando la semplice prova della relazione extraconiugale (anche solo occasionale o platonica). E se è vero che basta una semplice scappatella per potersi ritenere definitivamente “chiusa” l’unione, è legittimo chiedersi come comportarsi subito dopo: in altri termini, se il coniuge tradisce può essere cacciato di casa? Ecco qual è la risposta al quesito legale che comunemente ci si pone.

In quali casi la separazione è addebitabile a uno dei coniugi?

In generale, infatti, la separazione è addebitabile al coniuge che, con il proprio comportamento, abbia reso intollerabile la convivenza, venendo meno ai doveri di fedeltà e assistenza morale e materiale imposti dal codice civile. La regola sembra di facile applicazione ma non lo è affatto. Il giudice è infatti chiamato a indagare, caso per caso, se vi è stata effettivamente violazione dei doveri coniugale; se tale violazione è stata di rilevante entità; se non è stata causata o favorita dal comportamento dell’altro coniuge; se ha realmente reso intollerabile la convivenza oppure è stata solo al conseguenza a una convivenza già divenuta intollerabile per altre ragioni. Val la pena soffermarsi su quest’ultimo. Non sempre l’infedeltà è una colpa non comportando l’addebito. Potrebbe ad esempio succedere che, dinanzi a una situazione matrimoniale già irrimediabilmente compromessa, uno dei due coniugi, non trovando conforto nell’altro, inizi una nuova relazione; in tal caso non gli può essere addebitata alcuna colpa. È anche il caso di chi tradisce per ripicca, perché è già stato tradito.

Quali sanzioni per chi tradisce?

L’unica sanzione – se così la vogliamo chiamare – per chi tradisce è il cosiddetto addebito nella separazione: il giudice cioè dichiara che la colpa della cessazione dell’unione è di chi si è macchiato dell’infedeltà. Le conseguenze però sono meno gravi di ciò che si potrebbe pensare se a tradire è l’uomo ed è questi che porta a casa il reddito più alto. Difatti, l’addebito comporta soltanto:

  • la perdita della possibilità di chiedere l’assegno di mantenimento e quello di divorzio (sempre ammesso che la parte ne abbia diritto per insufficienza del reddito):
  • la perdita della possibilità di diventare erede dell’altro coniuge (sempre ammesso che questi muoia prima del divorzio e dopo la separazione).

Solo raramente è possibile il risarcimento per il tradimento: ciò accade quando le modalità sono state tali da ledere l’onore e comportare un danno morale per la parte (si pensi a un tradimento noto a tutto l’ambiente locale).

Si può buttare fuori di casa il marito o la moglie?

In generale, la legge non ammette la possibilità di buttare fuori di casa il coniuge se non quando ci sono seri rischi per l’incolumità fisica. In tal caso si tratta di una forma di legittima difesa. Diversamente si configurerebbe un reato di violenza privata oltre alla lesione del possesso che potrebbe essere oggetto di un’azione giudiziale nelle forme abbreviate.

Ma che succede invece dopo la scoperta di un tradimento? L’infedeltà è una valida giustificazione per non voler più avere nulla a che fare con il coniuge fedifrago? Ecco la risposta.

Mia moglie mi tradisce: la posso cacciare di casa?

Se la moglie traditrice è proprietaria della casa non può essere mandata via di casa prima della sentenza di separazione che scioglie la comunione e fa cessare l’obbligo della convivenza.

Se invece la moglie traditrice è proprietaria o comproprietaria della casa, non può essere mandata via neanche dopo la sentenza di separazione.

Diverso è il discorso se la coppia ha avuto figli. In questa ipotesi, nonostante il tradimento, la casa viene assegnata all’ex moglie se presso di lei vanno a vivere i figli. Ciò implica un apparente paradosso: l’uomo tradito deve andare via di casa!

Quindi sintetizzando, le cose stanno in questo modo:

  • se la casa non è della moglie e la coppia non ha figli, si può mandare via di casa la donna traditrice solo dopo la sentenza di separazione;
  • se la casa non è della moglie e la coppia ha figli i quali vengono collocati insieme alla madre, a dover lasciare la casa è il marito tradito;
  • se la casa è della moglie, è il marito che deve andare via dalla casa dopo la separazione;
  • se la casa è in comproprietà, la coppia dovrà deciderne la divisione o la vendita dopo la separazione.

Mio marito mi tradisce: lo posso cacciare di casa?

Se il marito traditore è proprietario della casa non può mai essere cacciato fuori dall’abitazione dalla moglie; il suo comportamento infatti non può essere considerato pericoloso, per quanto contrario ai doveri del matrimonio. Se la moglie dovesse mandare via di casa il marito infedele commetterebbe reato e potrebbe essere citata in un giudizio civile.

Se il marito traditore non è proprietario della casa la moglie dovrà attendere la sentenza di separazione per mandarlo via di casa, perché è solo da questo momento che cessa la comunione e l’obbligo della convivenza.

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1 Commento

  1. Praticamente la moglie tradita con tanto di prove fotografiche insieme all’ amante in intimità,oltre le altre postate su fb al mare o in auto a passeggio, ma non proprietaria della casa e nonostante denunce per violenze subite (5P,S) alla quale viene chiesta dopo alcuni anni, dal fedigrafo, una separazione giudiziale con futili motivi
    inventati per l occasione, dopo dopo aver cresciuto il figlio adottivo oltre il 18 anno e da sola senza presenza del padre e senza chiedere nessun onere monetario, si ritrova ora , ad attendere una sentenza del giudice, con queste motivazioni, mentre da ottobre 2017, il figlio di 20 anni , è stato attratto dai soldi facili del padre , presso di lui andando a vivere presso la sua nuova abitazione , insieme alla sua amante.. Il giudice aveva decretato una somma integrativa a me, per condurre la casa coniugale assegnata e un aiuto per il figlio, ma disattento tutto, da ottobre, quando mio figlio ha iniziato a frequentare in modo più assiduo il padre per poi avergli fatto dichiarare che si sarebbe stabilito dal padre e senza nessun preavviso ..per me, non ha più versato nulla per il figlio che comunque io continuo a finanziare come al solito perché non autonomo e con nessuna idea di trovar un lavoro.dopo 3 anni che ha interrotto gli studi.. Il mio avvocato attende la sentenza e in tutto questo tempo non mi ha dato nessun punto fermo , per nessun motivo,Anche la casa coniugale di cui pago tutte le utenze , è rimasta ..aperta a tutti e non sono stati portati via neanche gli effetti personali.. e su ordine del padre, ora che mio figlio entra es esce, fa entrare estranei in casa per fare modifiche nuovi impianti che implicano anche i condomini….etc senza neanche avvisare e quando sono assente,. Cosa devo fare? Attendere la sentenza o cambiare subito l avvocato? Mentre io continuo ugualmente a provvedere anche alle spese futili di mio figlio , versando in cattive condizioni economiche e fisiche( un solo stipendio e mutuo da pagare e rata dell auto)..Premeso che la storia è iniziata nel 2011-12 e la separazione mi e’ arrivata ad ottobre 2016..con la maggore eta’ di mio figlio…
    GRAZIE. E ben mi sta con tutto ciò che ho dato …

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