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Per interrompere la prescrizione basta una raccomandata?

20 Marzo 2018


Per interrompere la prescrizione basta una raccomandata?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 20 Marzo 2018



Come interrompere la prescrizione di un diritto di credito al pagamento di somme di denaro: è sufficiente l’attestazione del postino.

Se avanzi un credito ed è da molto tempo che il debitore non si fa vivo è necessario che tu ti faccia avanti e, inviandogli una raccomandata, provvedi a interrompere la prescrizione. Diversamente potresti non poter più reclamare il tuo diritto. Ma come si deve agire e di che tipo deve essere la lettera per sortire questo effetto? Cosa succede se il destinatario non dovesse essere a casa quando arriva o il postino o, del tutto, dovesse rifiutare di firmare? Sono questioni interessanti che ha cercato di dirimere una recente sentenza della Cassazione. Ma procediamo con ordine e vediamo se per interrompere la prescrizione basta una raccomandata. 

Che cos’è la prescrizione?

Salvo la proprietà ed altri diritti inalienabili (come il diritto al nome, il diritto al voto, ecc.), la maggior parte dei diritti, se non esercitati per molto tempo, vanno in prescrizione ossia si perdono, scompaiono per sempre e non c’è più modo di farli resuscitare. Si tratta prevalentemente di diritti a contenuto patrimoniale, come ad esempio il diritto al risarcimento del danno o al pagamento di una fattura. Quindi, chi non abita per anni nel proprio appartamento non ne perde la proprietà, ma chi non sollecita il debitore a pagare gli importi da questi dovuti non può più recuperare i propri soldi.

Si può dire quindi che un debito “scade” quando va in prescrizione, ossia quando decorre il termine che la legge ha prefissato per il suo esercizio. I termini di prescrizione non sono tutti uguali ma variano a seconda del caso. Ad esempio, i debiti per le le bollette della luce non pagate si prescrivono ora in due anni, mentre quelle del telefono in cinque; la fattura dell’avvocato o di qualsiasi altro professionista cade in prescrizione in tre anni, mentre dopo due anni non si può più chiedere un risarcimento a seguito di incidente stradale. Nel caso di un contratto, la prescrizione è di dieci anni mentre per tutti gli atti illeciti è di cinque. Per maggiori dettagli sui tempi di prescrizione leggi Quando decade un debito.

Cos’è l’interruzione della prescrizione?

Abbiamo detto che il diritto va in prescrizione se non esercitato entro i termini stabiliti dalla legge. Se invece, prima della scadenza di detto termine, il diritto viene in qualsiasi modo esercitato, la prescrizione si interrompe e inizia a decorrere nuovamente da capo a partire dal giorno successivo. Questo significa che, in teoria, un diritto può anche non cadere mai in prescrizione se, prima di ogni scadenza, il titolare lo “utilizza”. Un esempio servirà meglio a capire ciò di cui stiamo parlando. Immaginiamo che una persona abbia un credito verso un’altra per una fattura non pagata a seguito di un contratto. La prescrizione è di dieci anni; se il termine scade, il creditore non potrà più recuperare i soldi che gli spettano neanche con l’intervento del giudice. Se invece, prima dello scadere della mezzanotte dell’ultimo giorno del decimo anno il creditore invia un sollecito al debitore, la prescrizione si interrompe e inizia a decorrere da capo, ossia per altri dieci anni.

La prescrizione si può interrompere con una raccomandata?

Veniamo ora alla questione che più ci interessa. Il metodo più veloce e sicuro per interrompere la prescrizione di un diritto di credito è spedire al debitore una raccomandata al debitore. La raccomandata è quindi sufficiente per interrompere la prescrizione.

Quale tipo di raccomandata per interrompere la prescrizione?

Per interrompere la prescrizione, la raccomandata non deve necessariamente essere con avviso di ricevimento (raccomandata a/r) ma basta una raccomandata semplice. Tuttavia, la cosiddetta «cartolina di ritorno» (quella appunto della raccomandata a/r) servirà per dimostrare l’effettivo ricevimento del plico. Senza di esso, infatti, in caso di contestazione da parte del debitore, il creditore potrebbe non avere le prove dell’esercizio del diritto e, quindi, la prescrizione si intenderà non interrotta.

Per interrompere la prescrizione fa fede la data di spedizione o di ricevimento?

Per verificare se si è esercitato il diritto entro i termini e se lo stesso non è caduto in prescrizione non bisogna guardare la data di spedizione della raccomandata, ma quella di ricevimento. Ad esempio, se un credito cade in prescrizione il 28 febbraio è necessario che la diffida con la costituzione in mora arrivi a destinazione entro questa data. Questo significa che il mittente dovrà recarsi alla posta con un notevole anticipo rispetto alla scadenza dei termini perché è su di lui che ricadono le conseguenze di eventuali disguidi o ritardi postali.

Quando si interrompe la prescrizione se il destinatario della raccomandata non è a casa?

Se il destinatario non è a casa nel momento in cui arriva il postino a consegnare la raccomandata interruttiva della prescrizione non bisogna preoccuparsi. Infatti, la giurisprudenza è ferma nel sostenere che la diffida inviata al debitore con raccomandata si presume giunta a destinazione, anche al fine dell’interruzione della prescrizione, sulla base dell’attestazione della spedizione da parte dell’ufficio postale ed anche in assenza dell’avviso di ricevimento. Quindi basta che il postino abbia bussato alla porta e abbia attestato di aver tentato la notifica, al di là se poi la busta viene riportata all’ufficio postale e lì rimane in giacenza, in attesa che il destinatario decida se ritirarla o meno.

Che succede se il destinatario dice di non aver mai ricevuto la raccomandata?

Nel momento in cui il destinatario contesti la ricezione dell’atto inviato, sarà il mittente a dover dimostrare il ricevimento del plico spedito. Proprio per questo è opportuno inviare una raccomandata a/r visto che l’attestazione che rilascia il postino sul cartoncino con l’avviso di ricevimento è un atto che fa piena fede e che può essere contestato solo con un procedimento complicato detto «querela di falso».

Che succede se il destinatario non ritira la raccomandata alla posta?

Se il destinatario non ritira la raccomandata in giacenza all’ufficio postale, la prescrizione si considera ugualmente interrotta alla data in cui il postino ne ha tentato la consegna.

note

[1] Cass. ord. n. 6725/18 del 19.03.2018.

Corte di Cassazione, sez. VI Civile – 3, ordinanza 30 gennaio – 19 marzo 2018, n. 6725
Presidente Amendola – Relatore Dell’Utri

Fatto e diritto

Rilevato che, con sentenza resa in data 15/7/2016, il Tribunale di Napoli ha confermato la decisione con la quale il giudice di primo grado ha rigettato la domanda proposta da R.A. per la condanna di A.E. e dell’Ina Assitalia s.p.a. al risarcimento dei danni subiti a seguito del sinistro stradale dedotto in giudizio;
che, a sostegno della decisione assunta, il tribunale ha evidenziato come il giudice di primo grado avesse correttamente accertato la prescrizione del diritto azionato dal R. , avendo quest’ultimo inviato l’atto di interruzione di detta prescrizione mediante lettera inviata per posta raccomandata, senza tuttavia fornire la prova del relativo ricevimento, a fronte dell’avvenuta contestazione, da parte dell’Ina Assitalia s.p.a., di tale specifica circostanza;
che, avverso la sentenza d’appello, R.A. propone ricorso per cassazione sulla base di un unico motivo d’impugnazione;
che nessuno degli intimati ha svolto difese in questa sede;
che, a seguito della fissazione della camera di consiglio, sulla proposta di definizione del relatore emessa ai sensi dell’art. 380-bis il ricorrente ha presentato memoria;
considerato che, con il motivo d’impugnazione proposto, il ricorrente censura la sentenza impugnata per violazione degli artt. 2943 e 2697 c.c. (con riferimento all’art. 360 nn. 3 e 5 c.p.c.), per avere il giudice d’appello erroneamente confermato l’avvenuta prescrizione del diritto azionato in giudizio dal R. , avendo erroneamente invertito l’onere della prova del ricevimento dell’atto interruttivo, tenuto conto che il R. aveva fornito la prova della spedizione dell’atto interruttivo senza che controparte avesse, a sua volta, fornito la prova del relativo mancato ricevimento;
che il ricorso è manifestamente infondato in relazione a tutti i parametri di censura dedotti;
che, infatti, costituisce principio consolidato nella giurisprudenza di questa Corte quello in forza del quale l’atto stragiudiziale di costituzione in mora del debitore, anche al fine dell’interruzione della prescrizione, inviato al debitore con raccomandata a mezzo del servizio postale, si presume giunto a destinazione sulla base dell’attestazione della spedizione da parte dell’ufficio postale pur in mancanza dell’avviso di ricevimento;
che, tuttavia, qualora il destinatario contesti la ricezione dell’atto inviato, sorge, per il mittente, l’onere di provare detto ricevimento (Sez. L, Sentenza n. 10849 del 11/05/2006, Rv. 589781 – 01);
che, in altri termini, una volta che il destinatario della spedizione della raccomandata contesti (non già la corrispondenza del contenuto del plico, che pur ammette di aver ricevuto, al contenuto preteso dal mittente, bensì) il fatto stesso della ricezione di alcunché (come nel caso di specie), spetta al mittente fornire la prova dell’avvenuta ricezione del plico spedito;
che, nel caso di specie, essendo rimasta incontroversa tra le parti la circostanza dell’avvenuta contestazione, da parte dell’Ina Assitalia s.p.a., dell’avvenuto ricevimento del plico contenente l’atto spedito dal R. , del tutto correttamente il giudice d’appello (sulla scia della decisione emessa dal giudice di primo grado) ha deciso la causa in senso sfavorevole all’attore, avendo quest’ultimo omesso di fornire la prova dell’effettivo ricevimento, da parte del destinatario, dell’atto interruttivo della prescrizione;
che, sulla base di tali argomentazioni, rilevata la manifesta infondatezza delle ragioni d’impugnazione proposte dal ricorrente, dev’essere pronunciato il rigetto del ricorso, cui segue l’attestazione della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte del ricorrente, del doppio contributo, ai sensi dell’art. 13 comma 1-quater del d.P.R. n. 115 del 2002;
che non avendo nessuno degli intimati svolto difese in questa sede, non vi è luogo all’adozione di alcun provvedimento in ordine alla regolazione delle spese del presente giudizio.

P.Q.M.

Rigetta il ricorso.
Ai sensi dell’art. 13 comma 1-quater del d.P.R. n. 115 del 2002, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso, a norma dell’art. 1-bis, dello stesso articolo 13


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