Diritto e Fisco | Editoriale

Integrazione al minimo per chi ha più pensioni

16 aprile 2018 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 16 aprile 2018



Chi possiede più di una pensione ha diritto all’integrazione del trattamento minimo.

Chi possiede due o più pensioni può avere diritto all’integrazione al trattamento minimo, ovviamente solo se almeno una delle pensioni spettanti è inferiore al minimo, che nel 2018 è pari a 507,42 euro mensili. La pensione, o le pensioni, devono poi essere integrabili al minimo: non sono tali, ad esempio, le pensioni calcolate col sistema interamente contributivo.

Bisogna poi rispettare i limiti di reddito per il diritto all’integrazione, sia quelli personali che quelli coniugali. Ma su quale trattamento si applica l’integrazione al minimo per chi ha più pensioni? Facciamo il punto della situazione.

Come funziona l’integrazione al minimo

Con l’integrazione al minimo, una prestazione accessoria alla pensione riconosciuta dall’Inps, l’importo dell’assegno è elevato sino ad arrivare a 507,42 euro mensili (nuovo importo valido per il 2018), per 13 mensilità.

Bisogna però rispettare, per aver diritto all’integrazione, dei particolari limiti di reddito, proprio e del coniuge.

Limiti di reddito per il trattamento minimo

A seguito dell’incremento del minimo vitale, nel 2018 sono aumentati anche i limiti di reddito che danno diritto all’integrazione al minimo in misura piena o parziale.

In particolare, chi non è sposato, o risulta legalmente separato o divorziato, ha diritto all’integrazione al minimo:

  • in misura piena, se possiede un reddito annuo non superiore a 6.596,46 euro;
  • in misura parziale, se possiede un reddito annuo superiore a 6.596,46 euro, sino a 13.192,92 euro (cioè sino a due volte il trattamento minimo annuo).

Se il reddito supera la soglia di 13.192,92 euro, non si ha diritto ad alcuna integrazione.

Facciamo un esempio per capire meglio:

  • se il pensionato ha un reddito complessivo di 5mila euro annui ed una pensione di 200 euro mensili, ha diritto all’integrazione piena della pensione, sino ad arrivare a 507,42 euro;
  • se, invece, il reddito complessivo dell’interessato è pari a 10mila euro, l’integrazione della pensione non può essere totale, ma parziale, ossia pari alla differenza tra il limite di reddito di 13.192,92 euro ed il reddito complessivo.

Per calcolare l’integrazione al minimo mensile, si deve dunque:

  • sottrarre il reddito totale del pensionato dalla soglia limite;
  • dividere la cifra per 13.

Chi risulta sposato ha dei limiti di reddito più alti, ai fini dell’integrazione al minimo, ma deve considerare anche il reddito del coniuge. Nel dettaglio, per l’anno 2018, si ha diritto all’integrazione:

  • piena, se il reddito annuo complessivo proprio e del coniuge non supera 19.789,38 euro ed il reddito del pensionato non supera i 6.596,46 euro;
  • parziale, se il reddito annuo complessivo proprio e del coniuge supera i 19.789,38 euro, ma non supera i 26.385,84 euro (cioè sino a quattro volte il trattamento minimo annuo) ed il reddito del pensionato non supera i 13.192,92 euro (deve essere applicato un doppio confronto, tra limite personale e coniugale: l’integrazione applicata è pari all’importo minore risultante dal doppio confronto).

Se il reddito personale e del coniuge supera i 26.385,84 euro, o se il solo reddito personale supera la soglia di 13.192,92 euro, non si ha diritto ad alcuna integrazione.

In pratica, per gli sposati, per capire se l’integrazione al minimo è prevista in misura piena o parziale si deve aver riguardo a un doppio limite di reddito, personale e coniugale.

Deve essere comunque applicata l’integrazione minore risultante dal confronto tra limite e reddito della coppia e limite e reddito personale.

Nessun limite di reddito coniugale, invece, può essere applicato alle integrazioni al minimo per le pensioni con decorrenza anteriore al 1994.

Trattamento minimo per chi possiede più pensioni

Per chi è titolare di più pensioni, il riconoscimento dell’integrazione al trattamento minimo varia a seconda delle ipotesi che si possono verificare.

Integrazione per due pensioni superiori al trattamento minimo

Se le due o più pensioni di cui è titolare l’interessato sono di importo superiore al trattamento minimo, ovviamente il problema dell’integrazione non si pone per il semplice fatto che entrambi i trattamenti pensionistici sono superiori al minimo.

Integrazione per due pensioni di cui una inferiore al trattamento minimo

Se le due pensioni di cui è titolare l’interessato sono una di importo superiore al trattamento minimo, l’altra inferiore, l’integrazione va attribuita alla pensione inferiore, sempre che siano rispettati i limiti di reddito.

Integrazione per due pensioni inferiori al trattamento minimo

Se le due o più pensioni di cui è titolare l’interessato sono inferiori al trattamento minimo, l’integrazione (dal 1° ottobre 1983) è attribuita su una sola pensione e spetta:

  • sulla pensione che eroga il trattamento minimo di importo più elevato, nel caso in cui i minimi siano di importo diverso; questo criterio vale non solo quando le due pensioni sono a carico di gestioni diverse, ma anche quando sono a carico della stessa gestione e sono previsti differenti importi di trattamento minimo (come accadeva tempo fa per gli iscritti alle gestioni speciali dei lavoratori autonomi);
  • sulla pensione diretta, nell’ipotesi in cui l’interessato sia contemporaneamente titolare di pensione diretta e ai superstiti a carico della stessa gestione, sempre che sulla pensione di reversibilità, o indiretta, non competa un trattamento minimo di importo più elevato;
  • sulla pensione con decorrenza precedente, nel caso in cui le due pensioni siano di gestioni diverse.

Quali redditi si considerano per il diritto al trattamento minimo

Non tutti i redditi, ad ogni modo, devono essere considerati nella soglia limite per il diritto all’integrazione al minimo, in quanto sono esclusi:

  • il reddito della casa di abitazione;
  • la pensione da integrare al minimo;
  • il Tfr ed i trattamenti assimilati (Tfs, Ips), comprese le relative anticipazioni;
  • i redditi esenti da Irpef, come le pensioni di guerra, le rendite Inail, le pensioni degli invalidi civili, i trattamenti di famiglia, etc.

Tutti gli altri redditi, invece, devono essere inclusi nel conteggio.

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