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Tari: imposta rifiuti ridotta per la seconda casa uso villeggiatura

21 marzo 2018


Tari: imposta rifiuti ridotta per la seconda casa uso villeggiatura

> Diritto e Fisco Pubblicato il 21 marzo 2018



Non residenti e casa disabitata in gran parte dell’anno: è illegittimo far pagare l’imposta sulla spazzatura in misura piena. 

Ti sembra ingiusto dover pagare la stessa tariffa della Tari, l’imposta sui rifiuti, rispetto ai residenti, anche per la tua seconda casa uso villeggiatura? Stai a sentire quello che sto per dirti: potrebbe essere una gradita sorpresa e consentirti di ottenere, da oggi, uno sconto del 30% sull’odiata tassa.

Hai una seconda casa che usi come dimora per le vacanze. In gran parte dell’anno l’abitazione è completamente disabitata. Non potrebbe essere diversamente visto che sei residente altrove e trascorri l’inverno in città. Di tanto in tanto, però, vai a controllare che tutto sia a posto, che non ci siano perdite dai tubi, guasti degli impianti, rotture o crepe sui muri, che nel giardino l’erba non sia troppo alta e che i vicini non abbiano compiuto qualche prevaricazione (come spesso succede in questi casi quando il proprietario non c’è). Puntualmente controlli nella buca delle lettere per verificare se è arrivata corrispondenza e, insieme alle bollette per le utenze, trovi anche la richiesta del Comune di pagamento della Tari, l’imposta sui rifiuti. Ogni volta devi versare lo stesso importo cui sono tenuti i residenti, cosa che proprio non ti va giù visto che, di certo, produci meno spazzatura di tutti gli altri e, comunque, solo per un mese all’anno. Mantieni questa casa solo per i tuoi figli, che hanno piacere a tornare sempre nello stesso posto di vacanza, ma i costi stanno diventando proibitivi e, certo, uno sconto potrebbe alleggerirti il carico e consentirti di mantenerla ancora per un po’. Così ti rechi al Comune per verificare se è possibile avere almeno uno sconto sulla Tari. Ma lì ti fanno sapere che l’imposta è dovuta da tutti nella stessa misura, residenti e non, prime e seconde case, a prescindere dal numero di mesi in cui si abita l’immobile. Ti sembra una cosa illegittima. Così valuti le possibilità di fare ricorso a un giudice: chissà mai che almeno la magistratura ti dia ragione. Ebbene, se questa è la tua situazione, da oggi puoi contare su un nuovo precedente giurisprudenziale in materia di Tari, secondo il quale va ridotta l’imposta rifiuti per la seconda casa uso villeggiatura quando si tratta di immobile disabitato durante l’inverno e il proprietario non è residente. A dirlo è la Commissione Tributaria Provinciale di Massa Carrara [1], sicuramente una sentenza unica nel suo genere visto che, in gran parte, la giurisprudenza ha sempre riconosciuto ampio potere agli enti comunali di fissare le tariffe della spazzatura liberamente, secondo i propri regolamenti.

Il principio su cui si regola la Tari, l’imposta sui rifiuti, è quello di matrice europea secondo cui «chi inquina paga». Sulla scorta di questa affermazione e dei principi costituzionali di equità e capacità contributiva, la Tari “piena” può essere applicata solo ai residenti, mentre è illegittima la stessa tariffa applica anche ai non residenti, coloro cioè che in gran parte dell’anno lasciano la casa disabitata e non utilizzata, producendo così meno rifiuti. È proprio il caso dei titolari di seconde case utilizzate per le vacanze estive. Sulla base di queste interessanti motivazioni, la Ctp di Massa Carrara, previa disapplicazione del regolamento Tari adottato dal Comune di Massa, ha parzialmente annullato gli inviti al pagamento della Tari per gli anni 2014 e 2015 emessi nei confronti di un contribuente titolare nel suddetto Comune di una seconda casa (luogo di vacanze estive) ritenendo congruo applicare sulla cosiddetta «quota variabile» una riduzione del 30%.

Nel caso di specie, la tariffa era stata adottata dal Comune in forza del «metodo normalizzato» [2], in base al quale il tributo è calcolato in via presuntiva su una stima (valore normalizzato) del rapporto mq/abitanti dell’immobile. L’importanza della sentenza sta anche nel fatto che un giudice è entrato nel merito di una scelta amministrativa (di solito insindacabile), stabilendone l’illegittimità in quanto incompatibile con il principio comunitario del «chi inquina paga».

Del resto è proprio l’Unione europea a stabilire [3] che il prelievo sui rifiuti deve essere ricollegato all’effettiva produzione degli stessi. È evidente – si legge nella sentenza in commento – che il potere regolamentare dei Comuni va esercitato nel rispetto di tale principio. Anche la legge italiana [4] mira nella stessa direzione dove dice che l’ente locale può commisurare la tariffa alle quantità e qualità medie ordinarie di rifiuti prodotti per unità di superficie, in relazione agli usi e alla tipologia delle attività svolte nonché al costo del servizio sui rifiuti.

note

[1] Ctp Massa Carrara, sent. n. 182.1.17 del 3.11.2017.

[2] Dpr 158 del 1999.

[3] Art. 14, Dir. 2008/98/Ce del 19 novembre 2008.

[4] L. n.  147/2013.

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8 Commenti

  1. Be’… Fermo restando che, sull’argomento, avevo proprio in questi termini interpellato ai tempi – correva l’anno 2008 – l’allora ministro Brunetta e che sto ancora aspettando da costui una risposta, invertiamo la faccenda… Passo la mia pensione nella seconda casa, in affitto, dove NON ho la residenza e dove, facendo la raccolta diiferenziata da oltre mezzo secolo, produco meno di un kg di “indifferenziata” pro die, non di più (il resto tutto riciclato, dalla plastica alla carta al legno al vetro e quant’altro possibile riutilizzare…, anche le foglie sekke dei vasi sul balcone finiscono nel compostaggio), resta la casa di residenza – Milano – dove non mi fermo più di un mese all’anno e dove la Tari viene pagata al 100% … C’è in questo caso una soluzione da poter sbattere in faccia all’ente impositore? Sic stantibus rebus, come ci si può muovere? C’è una soluzione da esperire contro le sanguisughe comunarde? Tenuto anche conto del fatto che, nel mese che trascorro a Milano, sono sempre impegnato al recupero e alla differenziata ormai diventata da sempre una “questione di stile familiare”, sic! Potete illuminarmi???

  2. Non mi illudo, o perlomeno secondo me, bisogna ricorrere alla CTP di pertinenza, con relative spese, per avere diritto alla riduzione sempre che mi venga riconosciuto tale diritto.

    1. Sto facendo poprio in questo periodo una PESSIMA esperienza con la Ctp… NON ILLUDERTI… ed evito, a scanso di querele, di esternare il resto… che, a ben vedere, ce ne sarebbe da scrivere un’enciclopedia intera, sic!

  3. Della serie: qualcuno dalle alte sfere vorrà illuminare noi poveri tartassati dalle sanguisughe? Perché si deve pagare 365 giorni a fila per un servizio di cui si usufruisce SOLO cinque/sei settimane l’anno? Solo perché il legislatore, con l’adozione di una prassi INIQUA, ha subordinato la Tari ex Tarsu… ex…ex…ex… all’ampiezza dei locali occupati invece che calcolarla sull’effettiva produzione di rifiuti? Questa prassi da anni la definisco UNA RAPINA LEGALIZZATA E ISTITUZIONALIZZATA, sic! E che altro, sennò?

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