Diritto e Fisco | Editoriale

Cause vinte per multe autovelox

20 Aprile 2018 | Autore:
Cause vinte per multe autovelox

L’apparecchio di misurazione della velocità non ha sempre ragione: quando può essere annullata una sanzione per superamento limiti? Ecco alcuni casi concreti

Fare ricorso contro una multa presa con il sistema di controllo della velocità – il tanto odiato autovelox – non solo si può, ma a volte addirittura è consigliabile, perché si vince. Le amministrazioni comunali possono sbagliare (o fare le furbe), posizionando gli apparecchi in posti in cui non dovrebbero starci. Oppure gli organi di polizia che compilano i verbali di accertamento della vostra infrazione, spesso incorrono in vizi di forma, che facilitano l’annullamento della multa. Sono centinaia le cause vinte per multe prese con autovelox. Ne elenchiamo solo alcune, per aiutarvi a capire in quali casi potreste – con successo – presentare ricorso, se ritenete che vi sia arrivata a casa una sanzione ingiusta, per colpa di un autovelox illegittimo.

Multa autovelox: nulla se la segnaletica è imboscata

Se un Comune vuole posizionare un sistema autovelox sulle sue strade deve rispettare regole precise, che tutelino non il suo interesse monetario, ma la sicurezza stradale e degli automobilisti. Questo perché il misuratore di velocità non è una punizione o un metodo per far cassa, ma un sistema pensato affinché gli automobilisti rispettino il limite di velocità e non causino danni a se stessi e agli altri.

Ecco perché l’autovelox deve innanzitutto essere ben visibile e non imboscato o coperto da alberi, cespugli, pannelli o altri ostacoli visivi. Parola del Giudice di pace di Fondi [1], che ha accolto il ricorso di un automobilista, multato per eccesso di velocità, da un sistema autovelox coperto dagli alberi e la cui segnaletica di preavviso non rispettava la debita distanza dal punto di rilevamento.

Per il Giudice di pace il Comune in questione non ha segnalato tempestivamente l’autovelox mobile, almeno 400 metri prima del punto di rilevamento. Oltretutto il segnale era posizionato in un punto non visibile dallo sventurato automobilista, che così si è beccato la multa. Non è sufficiente il cartello con il cappellino, che si limita a indicare la presenza dei vigili urbani. Serve un’ opportuna segnaletica.

In pratica sono tre i principi che un autovelox deve rispettare:

  • trasparenza;
  • imparzialità;
  • legalità.

Infine: come fa un automobilista, che non sa esattamente dove sia posizionato l’autovelox, a guidare con attenzione invece di concentrarsi sul centellinare i chilometri orari sul tachimetro?

Per tutti questi principi cardine, che non sono stati rispettati da Comune in questione, il Giudice di pace ha accolto il ricorso dall’automobilista e annullato la multa dell’autovelox.

Multa autovelox: nulla se la taratura non è certificata

La Corte costituzionale lo aveva già dichiarato [2]: è illegittima la norma che non prevede che tutte le apparecchiature di accertamento dei limiti di velocità vengano periodicamente verificate nel loro funzionamento e nella loro taratura. Il controllo deve avvenire almeno una volta l’anno e deve essere certificato con un verbale, da mettere a disposizione, su richiesta dell’automobilista.

Così la Cassazione ha obbedito, rispondendo al ricorso di un cittadino il cui appello era stato rifiutato in precedenza dal tribunale, con una sentenza [3] che lo ha ribadito forte e chiaro: gli autovelox devono essere periodicamente tarati e verificati nel loro funzionamento.

Come mai ci si chiede, un’amministrazione è così decisa a imporre una precisa taratura della bilancia di un mercato rionale, e non lo è allo stesso modo per un’apparecchiatura tanto complessa come quella di misurazione della velocità? È chiaro che così non può funzionare.

Considerati questi principi e la sentenza precedente della Corte costituzionale, la Cassazione ha ritenuto più che fondato il ricorso del cittadino, che in merito alla multa inflitta dell’autovelox, ne chiedeva l’annullamento per mancata certificazione del corretto funzionamento del tele laser, quindi per mancato rispetto del principio della periodica verifica del funzionamento e taratura dell’apparecchio.

Multa autovelox: annullata se il verbale è generico

Quando fai una multa devi specificare in dettaglio perché l’hai fatta e in quali condizioni. Così la Cassazione in un’ordinanza [4] ha bandito la superficialità di alcuni verbali di accertamento, inflitti con motivazioni assolutamente generiche.

Tutto è partito da un Comune che ha presentato ricorso alla Corte perché si è visto annullare dai giudici una multa inflitta a un’automobilista per eccesso di velocità rilevato con autovelox, perché all’interno del verbale non erano scritte in maniera chiara e specifica le motivazioni che hanno impedito la contestazione immediata dell’infrazione.

Questo il diktat della Corte: quando dalla foto di accertamento dell’infrazione è ben visibile il fatto che sia stata commessa su un lungo rettilineo, dove è tranquillamente possibile l’Alt delle forze di polizia, non si capisce perché l’automobilista non sia stato fermato prima, invece di lasciarlo sfrecciare, per poi recapitargli a casa la multa con l’autovelox.

Dove sta la genericità? Sta nella motivazione del verbale, che riportava la frase fatta e ripresa dall’articolo del codice della strada, secondo cui gli agenti non hanno contestato immediatamente l’infrazione perché era stato usato un apparecchio che “consente la determinazione dell’illecito in tempo successivo”, cioè quando l’auto era già anni luce distante dagli agenti.

Ma per la Corte è un po’ una giustificazione da “non ho fatto i compiti perché il cane mi ha strappato il quaderno”. Che cosa vi ha impedito di intimare l’alt? Si poteva tranquillamente far appostare un po’ più in là da luogo del rilevamento una pattuglia. Oppure si poteva in alternativa motivare in maniera più specifica l’impossibilità di fermare l’auto. Risultato: il ricorso del Comune è infondato. I giudici hanno fatto più che bene ad annullare la multa.

Multa anullata se il tutor è camuffato da cartello autovelox

Il cartello che segnala la presenza di un autovelox non può giustificare la multa inflitta col sistema tutor. Questa la chiara posizione del Giudice di pace di Terracina, che ha accolto il ricorso di un automobilista multato [5].

Tutor e autovelox sono due cose ben distinte. L’uno non può essere utilizzato per giustificare le multe dell’altro. Il tutor veglia sulla sicurezza stradale e rileva la velocità media dell’automobilista, utilizzando due punti diversi di misurazione (porta di entrata e di uscita). L’autovelox è più drastico, rileva la velocità in modo istantaneo in un unico punto di rilevamento.

Se l’amministrazione posiziona in strada il cartello “controllo elettronico della velocità”, con l’intento invece di installare un Safety Tutor (e multare la velocità media, rilevata in due punti), sta alterando la percezione di guida dell’automobilista, indotto così ad accelerare e rallentare repentinamente, mettendo anche a rischio la sicurezza stradale.

L’amministratore deve dare a Cesare quel che è di Cesare, specificando con apposita indicazione se sta usando un sistema Tutor o autovelox e quindi se sta rilevando la velocità media o istantanea. Se non lo fa e confonde i cartelli, trae in inganno l’automobilista. E per il Giudice di pace la multa è nulla.

Multa autovelox: nulla se posizionato illegalmente su una strada

Occhio a dove il vostro Comune ha posizionato l’autovelox, perché se l’ha installato in una strada in cui non si può fare, viene dichiarato illegittimo e, con un buon ricorso, la multa può essere facilmente annullata.

È successo a Firenze, dove il Tribunale [6] ha annullato la multa per eccesso di velocità, presa con l’autovelox da un automobilista, perché la strada in questione non è a scorrimento urbano veloce e non ha per legge le caratteristiche richieste per il posizionamento di un autovelox fisso.

In sostanza la legge [7] specifica il tipo di strade urbane su cui un’amministrazione può posizionare sistemi di controllo della velocità. In particolare è possibile farlo su alcuni tipi di strada urbana a scorrimento veloce, quelle che hanno, tra le altre cose, carreggiate separate da banchina spartitraffico.

Caratteristiche che la strada in cui il nostro automobilista stava guidando, quando è stato multato, non aveva di certo. Su questo si è basato tutto il ricorso del cittadino, con l’aiuto del suo avvocato. In pratica quell’autovelox lì non ci doveva stare, e quindi la multa è illegittima.

Ricorso accolto senza battere ciglio dal Tribunale, che ha annullato la multa presa con quel tipo di autovelox illegittimo, ribaltando la sentenza del giudice di pace.

Multa autovelox: annullata se manca l’ordinanza del Prefetto

È nulla la multa sul cui verbale di contestazione, per eccesso di velocità su strade extraurbane, non siano presenti gli estremi dell’ordinanza del Prefetto che ha autorizzato quel preciso autovelox in quel preciso punto.

Questo il responso della Cassazione [8] a favore di un automobilista vittima di un verbale di contestazione incompleto. Cosa mancava? Proprio questo, gli agenti che hanno compilato il verbale hanno omesso di scrivere il numero di ordinanza con cui si autorizzava in quel punto il posizionamento dell’autovelox.

Chiunque incappi in una situazione di questo tipo quindi, con agenti poco attenti nella compilazione dei verbali, può tentare di ricorrere con questa motivazione contro la multa inflitta. Attenzione, la sanzione può essere stracciata anche se l’automobilista è in torto palese, perché guidava a folle velocità. Quello che si contesta qui non è le velocità esatta, e quindi l’infrazione, ma un vizio di compilazione, che però può pregiudicare il diritto di difesa del cittadino spericolato.

Multa autovelox: annullata se il verbale è certificato oltre 90 giorni

Già diversi giudici di pace negli anni hanno deciso di annullare multe prese dagli automobilisti con l’autovelox, perché queste erano state notificate al trasgressore in ritardo, cioè oltre i 90 giorni consentiti per la notifica.

Anche il Tar della Lombardia ha detto la sua a riguardo [9], e lo ha fatto su ricorso, non di un solo cittadino, ma dell’associazione Altroconsumo, che si è rivolta al Tar per la malsana consuetudine del Comune di Milano di prendersela comoda con la notifica delle multe, superando di gran lunga il termine dei 90 giorni.

Questo termine inizia a decorrere dal giorno in cui è stato compilato il verbale di accertamento dell’infrazione. E sui verbali di autovelox – secondo il Tar – deve essere indicata con precisione la data in cui l’infrazione è stata commessa. E non può essere utilizzata nessuna altra data successiva (ad esempio quella delle visione delle foto).

Se si vuole contestare una multa per superamento del limite di notifica dei 90 giorni comunque fa fede il timbro postale di spedizione (quando cioè la polizia ha consegnato la busta all’ufficio postale). Se la lettera arriva dopo 90 giorni, ma è stata spedita entro questo termine, è comunque valida.

In caso contrario è possibile presentare ricorso:

  • al giudice di pace entro 30 giorni dalla ricezione della multa;
  • al prefetto entro 60 giorni;
  • in autotutela direttamente alla Polizia

note

[1] GdP Fondi, sent. n. 462/17 del 20 novembre 2017.

[2] C. cost. sent. n. 113/15 del 18 giugno 2015.

[3] Cass. sent. n. 9645/16 dell’11 maggio 2016.

[4] Cass. ord. n. 27771/17 del 22 novembre 2017.

[5] GdP Terracina, sent. n. 209/17 del 18 dicembre 2017.

[6] Trib. Ord. Firenze, sent. n. 3055/17 del 26 settembre 2017.

[7] D.L. n. 121/02 del 20 giugno 2002.

[8] Cass. sent. n. 26441/16 del 20 dicembre 2016.

[9] Tar Lombardia, sent. n. 1267/17 del 7 giugno 2017.

Autore immagine: Pixabay


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