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Ferie chi le decide

20 Aprile 2018 | Autore:
Ferie chi le decide

Cosa sono le ferie retribuite? Quando spettano? Chi stabilisce il periodo di ferie? Cos’è il divieto di monetizzazione? Quanto durano le ferie?

La Costituzione italiana dice che il lavoratore, oltre ad avere diritto ad una retribuzione proporzionata al lavoro effettivamente svolto, ha diritto al riposo settimanale e alle ferie annuali retribuite. Le ferie, per giunta, sono irrinunciabili [1].

Questo diritto, pacifico e indiscusso per tutti, è tuttavia collegato ad una decisione concordata tra dipendente e datore di lavoro. In altre parole, il dipendente non può decidere autonomamente quando assentarsi dal posto di lavoro.

Approfondiamo questo argomento e cerchiamo di capire chi decide le ferie.

Ferie: cosa sono?

Prima di affrontare l’argomento «Ferie: chi le decide?», vediamo di capire innanzitutto di cosa stiamo parlando.

Le ferie consistono nella sospensione, per un congruo periodo di tempo, della prestazione lavorativa, senza interruzione degli altri effetti giuridici del rapporto di lavoro.

Le ferie (che consistono, in sostanza, in un riposo prolungato) consentono al lavoratore di recuperare le energie psicofisiche usurate dal servizio e di partecipare alla vita di relazione familiare e sociale e di consentire il soddisfacimento delle esigenze ricreative e culturali.

Ferie: quando spettano?

Per quanto riguarda la loro disciplina, la legge stabilisce che il lavoratore ha diritto ad un periodo annuale di ferie retribuite non inferiore a quattro settimane, consentendo tuttavia alla contrattazione collettiva la facoltà di derogare in senso più favorevole [2]. I contratti collettivi, quindi, possono estendere questo periodo, ma non ridurlo.

Le ferie maturano nel corso del rapporto, anche se questo dura meno di un anno o è in prova. Come vedremo nel prossimo paragrafo, queste vengono godute nel tempo che il datore stabilisce, informandone preventivamente il lavoratore.

Durante il periodo feriale, il prestatore ha diritto alla retribuzione corrispondente a quella che percepisce normalmente, comprensiva anche delle voci più strettamente connesse alla prestazione lavorativa.

Ferie: cosa succede se ci si ammala?

Nel caso in cui il lavoratore dovesse ammalarsi durante le ferie, queste rimarrebbero sospese per tutta la durata della malattia, con diritto del lavoratore a recuperarle [3].

Ed infatti, la malattia insorta durante il periodo di ferie sospende le stesse se la malattia è tale da pregiudicare la loro funzione, che è quella di consentire il recupero delle energie psico-fisiche attraverso il riposo e la ricreazione.

Il lavoratore ammalatosi durante le ferie deve trasmettere il certificato di malattia in via telematica all’Inps, in modo da portare a conoscenza del datore di lavoro lo stato di malattia del proprio dipendente. Solo così facendo si ha poi diritto di richiedere di godere del periodo di ferie perduto a causa della malattia.
Pertanto, la conversione dell’assenza per ferie in assenza per malattia opera soltanto a seguito della comunicazione dello stato di malattia al datore di lavoro, salvo che quest’ultimo non provi l’infondatezza di detto presupposto, cioè provando che la natura della malattia non ha impedito il recupero delle energie psico-fisiche del lavoratore.

Ferie: quanto durano?

Salvo diversa previsione, le ferie devono essere godute per almeno due settimane nel corso dell’anno di maturazione delle stesse e, nel caso di impossibilità, per il residuo nei diciotto mesi successivi a tale anno. Il periodo delle ferie deve essere possibilmente continuativo, in considerazione delle finalità dell’istituto.

Se le esigenze produttive dell’azienda lo richiedono, il datore di lavoro e il lavoratore possono anche decidere più periodi di ferie separati, secondo quanto è normalmente specificato nei contratti collettivi di lavoro.

Ferie: chi le decide?

Può sembrare strano, ma, sebbene le ferie siano un diritto (per giunta irrinunciabile) del lavoratore, la sua esatta determinazione spetta al datore di lavoro, nell’esercizio del suo potere organizzativo e direttivo, mentre il dipendente può soltanto indicare il periodo nel quale preferisce fruire delle ferie.

Il periodo di ferie è concesso dal datore di lavoro, sulla base delle proprie esigenze organizzative e produttive, anche se il datore medesimo deve attenersi ad alcune regole e non può determinare il periodo in modo arbitrario e incondizionato.

Infatti, secondo la giurisprudenza oramai consolidata, l’individuazione del periodo feriale deve tener conto di due interessi contrapposti: quello del lavoratore, a fruire di un periodo di riposo sufficiente a reintegrare le energie perdute lavorando; e quello del datore di lavoro al buon funzionamento dell’azienda. Più precisamente, si ritiene che la scelta del periodo feriale sia idonea a salvaguardare l’interesse dal lavoratore alla sola condizione che il numero delle giornate di ferie sia congruo.

Pertanto, mentre non sarebbe idoneo allo scopo imporre al lavoratore di fruire di una o di due giornate di ferie, il datore di lavoro potrebbe anche unilateralmente imporre al proprio dipendente la fruizione di una settimana di ferie, a condizione di provare che ciò è coerente con il buon funzionamento dell’azienda.

Ferie: cosa dice la giurisprudenza?

Il potere del datore di lavoro di determinare il periodo delle ferie deve essere, in ogni caso, esercitato nel rispetto dei principi di correttezza e buona fede, per cui il datore di lavoro deve comunicare al lavoratore il periodo di ferie con un preavviso che consenta al lavoratore stesso di organizzare in modo conveniente il riposo concesso [4].

La Corte di Cassazione [5] ha ritenuto irrilevante addirittura la circostanza che il periodo di ferie già fosse stato concordato e che il lavoratore già avesse prenotato le proprie ferie. Più precisamente, in quel caso il lavoratore, dopo che le ferie erano state concordate e dopo aver prenotato un albergo in coincidenza del periodo feriale, a seguito del rinvio del periodo feriale disposto unilateralmente dal datore di lavoro, per sopravvenute urgenti necessità organizzative, si era ugualmente assentato dal lavoro per qualche giorno, durante il periodo originariamente pattuito, per recarsi nella località turistica dove aveva effettuato la prenotazione.

Conseguentemente, il datore di lavoro lo aveva licenziato, considerando ingiustificata l’assenza. Il lavoratore impugnava il licenziamento ma il ricorso veniva rigettato dai giudici e confermato dalla Suprema Corte di Cassazione: infatti, è stato ritenuto che il datore di lavoro, avendo provato l’effettiva sussistenza della necessità organizzativa che rendeva necessario spostare il periodo feriale originariamente concordato, legittimamente aveva modificato, sia pure unilateralmente, il periodo delle ferie.

Ferie: quando prenderle?

Dunque, fermo restando che quello alle ferie è un diritto irrinunciabile per il lavoratore (se così non fosse, i datori di lavoro troverebbero sempre l’escamotage per farvi rinunciare), esse devono comunque conciliarsi con le esigenze produttive dell’azienda (o dell’amministrazione) per cui si lavora.

Le ferie vanno quindi concordate con il datore di lavoro, il quale può rifiutare la proposta del dipendente solamente per comprovate ragioni di tipo lavorativo.

Si pensi, ad esempio, ad un’impresa in cui tutti i dipendenti chiedono di andare in ferie lo stesso periodo: la produzione rimarrebbe paralizzata, con danno sia per il datore che, in futuro, per i lavoratori stessi.

In sostanza, il lavoratore, una volta messo a conoscenza della distribuzione delle ferie nell’arco dell’anno da parte dell’azienda, ha un vero e proprio onere di comunicare tempestivamente le eventuali esigenze personali che giustifichino una richiesta di modifica del periodo fissato.

In mancanza, è possibile ritenere che il silenzio del lavoratore sia qualificabile alla stregua di un vero e proprio assenso tacito alla scelta del datore. Peraltro, un eventuale spostamento delle ferie potrebbe in seguito essere giustificato e richiesto solo adducendo motivi sopravvenuti ed originariamente imprevedibili e fermo restando il diritto del datore a non concederlo per obiettive necessità organizzative.

Ferie: se non sono godute?

Cosa succede se il lavoratore non chiede di andare in ferie? La legge dice che le ferie non godute non possono essere monetizzate. In altre parole, i lavoratori dipendenti non possono ricevere un indennizzo sostitutivo per le ferie non godute.

Il periodo annuale di ferie retribuite, quindi, non si può convertire in denaro. La disposizione, tuttavia, non interessa i casi di cessazione dal lavoro per i quali le ferie non sfruttate vengono liquidate nel trattamento di fine rapporto.

Ferie: quando maturano?

Detto delle ferie, del diritto del lavoratore ad usufruirne e di quello del datore a concordarle a tutela delle esigenze produttive, vediamo ora quando nasce il diritto alle ferie.

La maturazione delle ferie è strettamente collegata all’effettiva prestazione di lavoro, inclusi i casi di assenza che, in base alla legge o alla contrattazione collettiva, sono da considerarsi come effettiva presenza in servizio. Tra queste si segnalano:

  • l’astensione obbligatoria per congedo di paternità o di maternità;
  • il congedo matrimoniale;
  • l’infortunio sul lavoro;
  • la malattia;
  • gli incarichi presso i seggi elettorali.

I contratti collettivi possono prevedere altre tipologie di assenze che non interrompono la maturazione delle ferie.

Le ferie non maturano, invece, durante:

  • il congedo parentale;
  • l’assenza per malattia del bambino;
  • l’aspettativa sindacale per cariche elettive;
  • lo sciopero;
  • il servizio militare di leva;
  • il periodo di preavviso non lavorato;
  • la sospensione dal lavoro con ricorso alla Cassa Integrazione a zero ore.

Le modalità di calcolo delle ferie maturate nei periodi di assenza sono determinate dalla contrattazione collettiva e dalla prassi aziendale. Le ferie possono essere espresse in settimane, giorni di calendario, oppure in giorni lavorativi.

Ferie: quale retribuzione?

Come anticipato, il diritto alle ferie implica per il datore di lavoro non solo l’obbligo di assegnarle (nei limiti e con le modalità sopra viste), ma anche quello di corrispondergli per tale periodo la retribuzione.
Nel periodo di ferie il lavoratore ha diritto ad una retribuzione uguale a quella che avrebbe percepito se avesse lavorato. Pertanto è nullo, contrastando direttamente con i principi della Costituzione, ogni patto individuale o collettivo che preveda un trattamento peggiore.


note

[1] Art. 36 Cost.

[2] Legge n. 66/2003 del 08.04.2003.

[3] Corte cost., sent. n. 6161/1987.

[4] Trib. Milano, sent. del 07.02.2003.

[5] Cass., sent. n.5216/1998 del 25.05.1998.

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