Arresto in flagranza: quando può farlo il privato cittadino

Quando, in attesa che arrivi la polizia, un privato può fermare un ladro o qualsiasi altro criminale e bloccarlo: l’arresto in flagranza del privato è possibile solo per reati perseguibili d’ufficio.

Mentre uscivi dalla posta a ritirare dei soldi sei stata derubata: solo all’ultimo secondo ti sei accorta di una donna che ha messo le mani nella tua borsa sottraendoti il portafogli con tutte le carte di credito. Troppo tardi per toglierle di mano il bottino: se l’era ormai data a gambe. Tuttavia, gli anni passati in palestra hanno dato il loro profitto: in pochi secondi sei riuscita a raggiungerla per cercare di riprenderti ciò che era tuo. In quello stesso istante, alcune persone, vedendo la scena e sentendo le grida di aiuto, sono venute a soccorrerti, strappando letteralmente dalle mani della ladruncola i tuoi averi e restituendoteli. Nel frattempo però si è verificata una vera e propria caccia: trattandosi forse di un’extracomunitaria, la gente non se l’è fatto ripetere due volte e l’ha bloccata fisicamente in attesa che arrivasse la polizia. Così è successo e gli agenti hanno potuto assicurare alla giustizia la malvivente. Fatto sta che quest’ultima, contro cui inizia un processo penale, si oppone all’arresto: sostiene – o meglio, il suo avvocato per lei – che solo le forze dell’ordine e non i privati possono bloccare un altro privato cittadino, seppur colto in flagranza di reato. Peraltro, quando i poliziotti erano arrivati, il portafogli era stato già restituito al legittimo titolare e, non avendolo in mano la presunta ladra, non c’è una vera e propria prova della colpevolezza. Chi ha ragione? Quando un privato cittadino può fare un arresto in flagranza? La risposta è stata fornita dalla Cassazione proprio ieri [1].


Legittima la convalida dell’arresto in flagranza

Partiamo subito da ciò che dice il codice penale [2]: ogni persona è autorizzata a procedere all’arresto in flagranza, quando si tratta di reati perseguibili d’ufficio e puniti con l’ergastolo o con la reclusione non inferiore nel minimo a cinque anni e nel massimo a vent’anni. Si tratta di un’ampia sfera di reati, tra cui appunto il furto con scippo. Il nostro caso, quindi, rientra astrattamente nella regola.

Ma cosa può fare il privato per “arrestare” un ladro o qualsiasi altro criminale? Nonostante la parola “arresto” richiami sempre l’idea di manette, il termine è qui utilizzato nel suo senso letterale: l’atto dell’arresto implica un blocco fisico, una coercizione della persona arrestata. In particolare, dice il codice penale, la persona che ha eseguito l’arresto deve, senza ritardo, consegnare l’arrestato e le cose costituenti il corpo del reato (eventuali coltelli, pistole, ecc.) alla polizia giudiziaria la quale compila una verbale e ne rilascia copia.


Secondo la pronai della Cassazione, è legittimo (e il giudice deve convalidarlo) l’arresto fatto dai privati cittadini che inseguono l’autore del reato, del quale sono stati testimoni oculati. Gli inseguitori possono fermare il criminale fino all’arrivo dei carabinieri. È ugualmente valido tale arresto se i militari non trovano la refurtiva addosso all’arrestato perché questa è stata prontamente recuperata dalla vittima.

L’arresto fatto in flagranza non è quindi, propriamente, quello eseguito dalle forze dell’ordine intervenute solo successivamente alla commissione del crimine ed sulla base delle informazioni della vittima o di terzi fornite nell’immediatezza dei fatti, ma quello eseguito dai privati stessi.

L’arresto in flagranza a seguito di indagine

In realtà le Sezioni Unite della Cassazione, con un precedente di un paio di anni fa [3], avevano fatto intendere che l’arresto in flagranza, fatto dalla polizia successivamente all’intervento dei privati, non sarebbe possibile. Ma si trattava di un caso completamente diverso: l’episodio riguardava un caso di lesioni personali e l’arresto era avvenuto, da parte dei militari, dopo un inseguimento “investigativo” avvenuto grazie alle indicazioni fornite dalla vittima.


Invece, è possibile convalidare l’arresto in flagranza fatto non dai carabinieri – arrivati solo alla fine dei fatti – ma direttamente dai privati, dalle persone cioè che hanno assistito al crimine e colto in flagranza l’autore del reato perseguibile d’ufficio.

Dunque, l’arresto in flagranza fatto dai privati, secondo la Cassazione, è legittimo e in linea con il codice di procedura penale.

Quando non è possibile l’arresto in flagranza cosa si può fare?

Attenzione: si può parlare di arresto in flagranza fatto da privati solo quando questi esercitano una coercizione sul reo. Invece, se il privato si limita ad invitare il presunto colpevole ad attendere l’arrivo dell’organo di polizia giudiziaria, nel frattempo avvertito, non si tratta di un «arresto» vero e proprio, ma di un semplice comportamento di denuncia, consentito a ciascun cittadino in qualsiasi situazione di violazione della legge penale e, quindi, senza il rispetto delle condizioni che abbiamo visto sopra [4]. L’arresto in flagranza del privato si risolve nell’esercizio di fatto dei poteri anche coattivi e nell’esplicazione delle attività procedimentali proprie dell’organo di polizia giudiziaria normalmente destinato ad esercitare tali poteri volti a operare l’arresto e il successivo accompagnamento coattivo del soggetto presso un ufficio di polizia.


Sullo stesso tema la Cassazione si era già espressa nel 2004 con una interessante sentenza [5]: Il privato, pur se non ricorrono le condizioni previste dal codice di procedura penale, e quindi anche se non ha la facoltà di procedere all’arresto in flagranza dell’autore dei reati per i quali è solo previsto l’arresto facoltativo da parte della polizia giudiziaria, ha tuttavia il diritto di difendere la sua proprietà e quella dei terzi degli attacchi dei malfattori; e quindi di inseguire un ladro al fine di recuperare la refurtiva e di consentire l’identificazione e l’eventuale arresto da parte però della polizia giudiziaria.



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Autore:
Redazione