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Malattia per stanchezza

22 marzo 2018 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 22 marzo 2018



Il lavoratore può mettersi in malattia perché è molto stanco?

Sono così stanco che vorrei mettermi in malattia: chi di noi non ha mai espresso questa esigenza, specie nei periodi in cui sono assegnati maggiori carichi di lavoro o quando ci si ritrova pieni di impegni familiari?

Lo stress derivante da eccessivi carichi di lavoro, o dalla difficoltà di conciliare la propria attività con la vita privata, costituisce un serio problema per la maggior parte dei lavoratori, ed in alcuni casi può portare al verificarsi di serie patologie ed al riconoscimento della malattia professionale: in situazioni simili, dunque, mettersi in malattia non solo è possibile, ma è addirittura un obbligo. Se il certificato medico, difatti, stabilisce un determinato numero di giornate di malattia, il dipendente non può rientrare prima al lavoro.

Lo stress, o meglio le patologie derivanti dallo stress, non devono però essere confuse con la semplice stanchezza. Non è possibile mettersi in malattia per stanchezza, a meno che la stanchezza stessa non abbia favorito l’insorgere di una o più patologie, in quanto sono previste delle apposite assenze, la cui finalità è quella di reintegrare le energie psicofisiche spese nell’attività lavorativa e partecipare alla vita familiare e sociale: si tratta delle ferie, pari, per legge [1], ad un minimo di 4 settimane l’anno, di cui almeno 2 devono essere fruite nell’anno di maturazione e le altre 2 entro i 18 mesi successivi.

La stanchezza, a sua volta, non deve essere confusa con la sindrome da stanchezza cronica: si tratta di una vera e propria patologia, che colpisce circa 300mila italiani e che si manifesta con una spossatezza cronica, non alleviata dal riposo, che nulla ha a che fare con l’ordinario affaticamento che si prova nei periodi di superlavoro.

Ma procediamo per ordine e vediamo in quali casi è possibile mettersi in malattia per stanchezza.

Ferie per stanchezza

Come abbiamo osservato, mettersi in malattia per il semplice affaticamento non è possibile, in quanto, per recuperare le energie psicofisiche, sono appositamente previste le ferie, che spettano a tutti i lavoratori per un minimo di 4 settimane l’anno (i contratti collettivi possono prevedere ulteriori giornate di ferie).

Va però specificato che il lavoratore non ha discrezionalità nella scelta delle giornate di ferie, ma è il datore di lavoro a stabilire quando il dipendente può assentarsi, tenuto conto delle esigenze di quest’ultimo e dell’impresa: il datore deve comunque comunicare per tempo al lavoratore il periodo stabilito per le ferie, per dargli l’opportunità di organizzare il suo tempo libero.

Se il lavoratore decide di smaltire le ferie arretrate senza il consenso del datore di lavoro, questi può anche infliggere sanzioni disciplinari per le assenze ingiustificate, sino ad arrivare al licenziamento, nonostante le ferie da smaltire siano numerose (il datore di lavoro, a sua volta, può essere sanzionato per il mancato rispetto della disciplina in materia di ferie).

Malattia causata dalla stanchezza

Se la stanchezza derivante da eccessivi carichi di lavoro è tale da comportare il verificarsi di una o più patologie, il lavoratore può e deve, stante il rilascio del certificato medico, mettersi in malattia.

In questi casi, difatti, non è la stanchezza il motivo alla base dell’assenza, ma la malattia, o le malattie, che sono derivate dall’eccessiva stanchezza.

Bisognerà quindi effettuare gli adempimenti normalmente previsti in caso di malattia: preavvertire l’azienda, sottoporsi a visita medica e far inviare dal medico il certificato di malattia all’Inps, eventualmente fornire il protocollo del certificato al datore di lavoro, restare a disposizione per la visita fiscale., anche nei giorni festivi.

Malattia causata dallo stress da lavoro

Lo stress da lavoro, o stress lavoro correlato, come la stanchezza non è di per sé una patologia, ma il lavoratore può assentarsi, e può essere indennizzata dall’Inail la malattia professionale, se lo stress causa danni fisici e psicologici: non è raro, ad esempio, che dallo stress eccessivo derivino forme anche molto gravi di depressione.

In alcuni casi, per le conseguenze dello stress da lavoro è stata riconosciuta dall’Inail anche una percentuale di inabilità: si tratta però di casi abbastanza rari, perché è molto difficile dimostrare il nesso tra lo stress lavorativo e le patologie del dipendente. Per approfondire si consiglia la lettura dell’articolo: Invalidità per esaurimento nervoso, malattia professionale per stress da lavoro.

Sindrome da stanchezza cronica

Stress e stanchezza non vanno confusi con la sindrome da fatica cronica (Cfs): si tratta di una malattia vera e propria, contraddistinta da una stanchezza costante che persiste per almeno 6 mesi, non alleviata dal riposo, che si intensifica con piccoli sforzi e che non permette di avere una normale vita lavorativa, sociale o personale. La sindrome da stanchezza cronica non ha dunque niente a che fare con la fatica alla quale tutti noi andiamo incontro periodicamente.

Perché possa essere diagnosticata la sindrome da fatica cronica, devono essere presenti, per almeno 6 mesi, almeno 4 dei seguenti sintomi:

  • disturbi della memoria e della concentrazione così severi da non permettere di condurre una normale vita lavorativa e personale;
  • faringite;
  • dolori delle ghiandole linfonodali cervicali e ascellari;
  • dolori muscolari e delle articolazioni, senza che però le articolazioni risultino gonfie o infiammate;
  • cefalea (mal di testa) di un tipo diverso da quella eventualmente presente in passato;
  • stanchezza non alleviata dal riposo e dal sonno;
  • debolezza post esercizio fisico che perdura per almeno 24 ore.

In buona sostanza, si potrebbe paragonare la sindrome da stanchezza cronica a un’influenza dalla quale non si guarisce mai.

Ovviamente devono essere escluse altre patologie che potrebbero facilmente essere confuse con la sindrome da fatica cronica, come infezioni, ipotiroidismo, disfunzioni dell’ipofisi, epatite B o C, tumori, depressione maggiore, schizofrenia, demenza, abuso di sostanze alcoliche ed obesità.

La sindrome da stanchezza cronica è più diffusa di quanto si pensi: In Italia si stima che ci siano da 200mila a 300mila malati di Cfs.

note

[1] D.lgs. 66/2003.

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