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Come si calcola il periodo di comporto di un dipendente in malattia

22 marzo 2018


Come si calcola il periodo di comporto di un dipendente in malattia

> Diritto e Fisco Pubblicato il 22 marzo 2018



Si chiede consulenza in merito alla possibilità di licenziare impiegata ccnl studi professionali assunta da maggio 2017 con contratto a tempo indeterminato in malattia dal  24/11/2017, che si presume voglia sfruttare l’intero periodo di comporto, il quale non è chiaro se sia di 3 mesi o 6 mesi (180 giorni). 

Il contratto collettivo nazionale di lavoro per i dipendenti degli studi professionali (stipulato il 17 aprile 2015 presso al sede di Confprofessioni in Roma) prevede all’articolo 103 che durante la malattia i lavoratori non in prova hanno diritto alla conservazione del posto per un periodo massimo

di 180 giorni decorrenti dal giorno di inizio di malattia e comunque cumulando nell’anno solare i periodi di malattia inferiori a 180 giorni. Ai fini del calcolo per le determinazione del periodo di comporto, per anno solare si intende un periodo di 365 giorni partendo a ritroso  dell’ultimo evento morboso.

Il periodo di comporto, dunque, di un lavoratore non in prova con ccnl per i dipendenti di studi professionali è di 180 giorni.

Per comprendere come vada concretamente fatto il calcolo per verificare se le assenze per malattia del lavoratore abbiano superato o no il massimo periodo consentito pari a 180 giorni (cosiddetto periodo di comporto), si può fare un esempio.

Occorre innanzitutto prendere in considerazione l’ultimo certificato medico esibito dal lavoratore: se la malattia decorre dal 24 novembre 2017 fino al (ad esempio) 17 gennaio 2018, per accertare se il periodo di comporto sia stato superato l’azienda dovrà:

– considerare il periodo di 365 giorni che parte dal 23 novembre 2017 (si parte dal primo giorno precedente alla data di inizio malattia) e arriva a ritroso al 24 novembre 2016 e sommare le assenze che il lavoratore ha fatto dal 24 novembre 2016 al 23 novembre 2017 con le assenze nel periodo indicato nell’ultimo certificato medico e cioè (nell’esempio fatto) dal 24 novembre 2017 fino alla data del 17 gennaio 2018: se la somma di queste assenze supera i 180 giorni vorrà dire che il periodo di comporto è stato superato ed il lavoratore può essere licenziato (a meno che non chieda con raccomandata a.r., prima della scadenza del 180° giorno, l’aspettativa prevista dall’articolo 108 del contratto collettivo nazionale di lavoro che consente di conservare il posto per ulteriori 120 giorni al massimo).

Se, poi, dopo la data di scadenza del periodo di malattia dell’ultimo certificato medico, il lavoratore dovesse presentare un altro certificato medico per prolungare la sua assenza per malattia, il calcolo per verificare se il periodo di comporto è stato superato dovrà essere totalmente rifatto, con le stesse modalità indicate nell’esempio, ma avendo come riferimento la nuova data di inizio di assenza dal lavoro indicata nel nuovo certificato e non tenendo più in considerazione il calcolo fatto in base al precedente certificato medico.

Si aggiunga che:

– se la malattia del lavoratore è di tipo oncologico, ovvero un ictus o sclerosi multipla gravemente invalidante, distrofia muscolare o morbo di Cooley, il periodo di comporto è aumentato di ulteriori 90 giorni (arriva, cioè, a 270 giorni);

– nel calcolo del comporto sono compresi i giorni non lavorati e festivi che cadono nel corso della malattia.

Articolo tratto dalla consulenza resa dall’avv. Angelo Forte

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1 Commento

  1. L’avv. Angelo Forte termina la consulenza dicendo:
    “nel calcolo del comporto sono compresi i giorni non lavorati e festivi che cadono nel corso della malattia”.
    Quesito. Se la malattia inizia con un ricovero ospedaliero nel giorno di sabato, non lavorativo per la categoria, e prosegue per un mese continuativo, il primo giorno da conteggiare come periodo di comporto è il sabato, giorno di ricovero, oppure il lunedì seguente, primo giorno lavorativo della settimana?
    Grazie per la risposta

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