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Fallimento società: responsabilità dell’amministratore fideiussore

24 marzo 2018


Fallimento società: responsabilità dell’amministratore fideiussore

> Diritto e Fisco Pubblicato il 24 marzo 2018



In qualità di amministratore di una società ho rilasciato fideiussioni. La società è fallita e quindi le banche mi chiedono la corresponsabilità. Cosa posso fare? 

Il fallimento è la più nota delle procedure concorsuali individuate tutte dalla legislazione speciale ed è disciplinato, in particolare, dal Regio Decreto 16 marzo 1942, n. 267 (legge fallimentare), modificato di recente dalla Legge n. 132/2015. Si tratta di una procedura volta alla constatazione dello stato di insolvenza dell’imprenditore, all’accertamento dei crediti vantati nei suoi confronti e alla loro successiva liquidazione secondo il criterio della par condicio creditorum, tenendo conto delle cause legittime di prelazione. In altre parole, il fallimento serve a fare sì che i creditori ottengano il pagamento di quanto loro dovuto, calcolando le componenti attive dell’impresa.

La disciplina fallimentare è volta alla cristallizzazione del patrimonio del fallito, da destinare al soddisfacimento dei creditori. Il primo degli effetti del fallimento è lo spossessamento; infatti, in seguito alla sentenza dichiarativa di fallimento, il fallito perde l’amministrazione e la  disponibilità dei suoi beni. L’art. 42 l.f. consente il blocco di tutti i beni presenti e futuri dell’imprenditore e, al tempo stesso, esclude i creditori successivi dal soddisfacimento sui beni futuri. Lo spossessamento ha una durata limitata, sino alla cessazione della procedura o rinuncia del curatore fallimentare, si realizza automaticamente per effetto della sentenza. Non sono oggetto di spossessamento, ai sensi dell’art. 46 l.f., tutti i beni e i diritti del fallito di natura strettamente personale, volti al lavoro e al sostentamento di sé e della propria famiglia.

Il fallimento determina degli effetti anche sul piano processuale in quanto comporta al fallito la perdita della legittimazione attiva e passiva, che riacquista in seguito alla chiusura della procedura. Il curatore fallimentare sta in giudizio al posto del fallito in tutto ciò che riguarda i procedimenti connessi a rapporti compresi nel fallimento, mentre il fallito rimane legittimato per le questioni personali, come ad esempio il giudizio di separazione, e nei procedimenti pendenti presso la Corte di Cassazione in quanto non soggetti ad interruzione.

Infine, tra gli altri effetti patrimoniali del fallimento vi è anche l’inefficacia degli atti successivi alla dichiarazione, in maniera tale da mettere al sicuro il patrimonio da eventuali dismissioni.

Una volta dichiarato il fallimento nessuna azione individuale esecutiva o cautelare può essere intrapresa dai creditori sui beni compresi nella procedura, ciò avviene per rispettare il principio di pari trattamento dei vari creditori, in base alla par condicio creditorum. Inoltre, per il soddisfacimento dei creditori sui beni del fallito, ogni credito deve essere accertato e vengono disciplinati i rapporti tra creditori prelatizi, garantiti da pegno o ipoteca, e i creditori chirografari. I creditori privilegiati fanno valere il loro diritto di prelazione sul prezzo dei beni vincolati e, nell’eventualità che restino insoddisfatti con il valore di realizzo, concorrono, in posizione preferenziale con i creditori chirografari nella ripartizione dell’attivo residuo. I creditori in chirografo partecipano al concorso per capitale e interessi legali e convenzionali, maturati sino alla data di dichiarazione di fallimento.

Nella società di persone (società semplice, società in nome collettivo e società in accomandita semplice) vige l’autonomia patrimoniale imperfetta in quanto il patrimonio dei soci illimitatamente responsabili, anche se distinto da quello societario, può essere aggredito dai creditori sociali nel momento in cui il credito verso la società non sia stato soddisfatto dalla escussione dei beni sociali.

Nelle società di capitali (società per azioni, società in accomandita per azioni, società a responsabilità limitata, società a responsabilità limitata semplificata) vige invece l’autonomia patrimoniale perfetta in quanto la responsabilità patrimoniale dei soci, per le obbligazioni sociali della società a responsabilità limitata, è circoscritta esclusivamente:

– ai conferimenti di beni e danaro effettuati in sede di costituzione della società;

– agli apporti di beni e denaro eseguiti successivamente a favore della società, in conto capitale.

L’art. 151 della legge fallimentare stabilisce che Nei fallimenti di società a responsabilità limitata il giudice, ricorrendone i presupposti, può autorizzare il curatore ad escutere la polizza assicurativa o la fideiussione bancaria rilasciata ai sensi dell’articolo 2464, quarto e sesto comma, dei codice civile.

L’art. 2464 del codice civile, comma 4 e 6, evidenzia che Il conferimento può anche avvenire mediante la prestazione di una polizza di assicurazione o di una fideiussione bancaria con cui vengono garantiti, per l’intero valore ad essi assegnato, gli obblighi assunti dal socio aventi per oggetto la prestazione d’opera o di servizi a favore della società.

Inoltre, nonostante dal quesito non si evinca la tipologia di società amministrata dal lettore, in generale, è bene sottolineare che la fideiussione, ai sensi dell’art. 1936 del codice civile, costituisce una garanzia personale, ossia quel particolare negozio giuridico per il quale un soggetto, detto fideiussore, garantisce un’obbligazione altrui, in genere del debitore principale, obbligandosi nei confronti del creditore.

La giurisprudenza conferma quanto detto :

Il fallimento del debitore principale determina la scadenza automatica del debito garantito da fideiussione ai sensi dell’art. 55, comma 2, l.fall., sicché dalla data della dichiarazione di fallimento decorre il termine entro cui il creditore deve proporre le sue istanze contro il debitore, ai sensi dell’art. 1957, comma 1, c.c., per fare salvi i suoi diritti nei confronti del fideiussore.” Cass. civ. Sez. III Ordinanza, 16/10/2017, n. 24296.

Il socio unico e amministratore della società che abbia prestato fideiussione a favore della medesima, non può essere considerato consumatore ex art. 6 L. 3/2012, perché nella specie non si tratta di obbligazione contratta per soddisfare bisogni che afferiscono alla sfera personale e familiare del ricorrente, bensì per assicurare finanziamenti idonei alla società.” Trib. Milano Sez. spec. in materia di imprese Ordinanza, 16/05/2015.

Alla luce di quanto detto, con l’esiguità di informazioni a disposizione, a parere dello scrivente il lettore, in quanto amministratore e fideiussore della società fallita è obbligato, nei confronti del creditore, ad adempiere alle obbligazioni assunte valutando però la possibilità di rivalersi sul debitore principale, qualora fosse possibile.

Articolo tratto dalla consulenza resa dall’avv. Rossella Blaiotta


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