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Licenziamento per superamento comporto: calcolo sbagliato e risarcimento

24 marzo 2018


Licenziamento per superamento comporto: calcolo sbagliato e risarcimento

> Diritto e Fisco Pubblicato il 24 marzo 2018



Vorrei sapere quale sia il risarcimento previsto per un licenziamento illegittimo per superamento del periodo di comporto previsto dall’art. 49 del vigente CCNL Unionmeccanica, ma in realtà fatto prima del superamento del periodo.

Innanzitutto occorre precisare che con sentenza n. 8707 del 3 maggio 2016 la Corte di Cassazione ha chiarito che nel caso in cui il licenziamento irrogato per superamento del cosiddetto periodo di comporto non è classificabile come licenziamento disciplinare, ma come licenziamento per giustificato motivo oggettivo.

La differenza non è di poco conto in quanto a seconda della classificazione di un licenziamento in una categoria o in un’altra derivano importanti differenze anche nell’ambito delle tutele del lavoratore nel caso di licenziamento che il giudice accerti essere illegittimo.

Chiarito questo aspetto, al fine di rispondere direttamente al quesito, occorre distinguere a seconda della data dell’assunzione del lettore.

Se questi è stato assunto prima del 7 marzo 2015 (data di entrata in vigore del decreto legislativo n. 23 del 2015) in un’impresa che supera le soglie di occupati previste dall’articolo 18 della legge n. 300 del 1970 (cioè 15 dipendenti per unità produttiva o 60 in totale), in base allo stesso articolo 18 della legge n. 300 del 1970 (come modificato dalla legge n. 92 del 2012) e all’articolo 8 della legge n. 604 del 1966 (così come sostituito dall’articolo 2 della legge n. 108 del 1990), se il giudice accerta che non ricorrono gli estremi del giustificato motivo oggettivo (cioè non sussiste manifestamente il fatto dell’effettivo superamento del periodo di comporto) ordina la reintegrazione nel posto di lavoro ed un risarcimento commisurato alla retribuzione e pari a non oltre 12 mensilità della retribuzione stessa, oltre al versamento dei contributi previdenziali dal giorno del licenziamento a quello della reintegrazione.

Se il lettore è stato assunto prima del 7 marzo 2015 (data di entrata in vigore del decreto legislativo n. 23 del 2015) in un’impresa che invece non supera le soglie di occupati previste dall’articolo 18 della legge n. 300 del 1970, (sempre in base all’articolo 8 della legge n. 604 del 1966 (così come sostituito dall’articolo 2 della legge n. 108 del 1990), se il giudice accertasse l’illegittimità del licenziamento per non superamento del periodo di comporto, il suo datore di lavoro verrebbe condannato a riassumere il lettore entro tre giorni oppure, in mancanza, questi avrebbe diritto ad una indennità risarcitoria tra le 2,5 e le 6 mensilità al massimo sempre tenendo conto dell’anzianità del lavoratore, del numero dei dipendenti, della dimensione dell’attività economica e del comportamento e delle condizioni

delle parti; l’indennità può essere aumentata in questo caso fino a 10 mensilità per il lavoratore con anzianità superiore a dieci anni, e fino a 14 mensilità per lavoratore con anzianità superiore a 20 anni.

La scelta tra riassunzione e indennità spetta al datore di lavoro ed una volta operata è irrevocabile (Corte di Cassazione, sentenza n. 6.390 del 1° aprile 2016).

Chiaramente, in ogni caso, per poter ottenere la tutela prevista dalla legge occorre impugnare il licenziamento entro il termine perentorio di sessanta giorni dal momento in cui lo stesso è stato comunicato.

Articolo tratto dalla consulenza resa dall’avv. Angelo Forte


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