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Lo sai che? Residenza all’estero e dichiarazione dei redditi in Italia: cosa fare

Lo sai che? Pubblicato il 24 marzo 2018

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> Lo sai che? Pubblicato il 24 marzo 2018

Desidero prendere la residenza principale in Germania nel 2018 per ragioni familiari. Sono proprietaria di un appartamento in Italia. Prendo una pensione di reversibilità in Italia e una pensione di vecchiaia in Germania. Avrei intensione di usare la possibilità dei 183 giorni di residenza. La dichiarazione dei redditi per il 2017 devo farla in Italia? Quali tasse devo pagare in Italia ? IMU? TARI?.Devo iscrivermi all’AIRE?

La legge, in generale, prevede che la residenza all’estero si acquisisce attraverso la sussistenza di una serie di elementi di carattere formale, sostanziale e temporale.

Detti elementi comprendono l’iscrizione all’AIRE – requisito formale, necessario ma non sufficiente – la presenza del centro degli interessi economici e quella degli affetti familiari, che devono essere situati nel Paese in cui si intende porre la propria residenza.

Il criterio temporale prevede che i requisiti di cui sopra sussistano per la maggior parte del periodo di imposta, cioè per almeno 183 giorni nell’anno solare per le persone fisiche.

Tuttavia fanno eccezione due Stati, infatti in particolare, nelle Convenzioni con Svizzera e Germania, si prevede il frazionamento del periodo d’imposta nell’ipotesi di trasferimenti in corso d’anno.

Pertanto se un soggetto trasferisce la propria residenza in Svizzera o in Germania, anche oltre i 183 giorni, cioè ad esempio, il 10 settembre 2017, sarà considerato residente in Italia solo per il periodo fino al trasferimento, mentre da quel momento in poi sarà considerato fiscalmente residente nell’altro Stato e lì dichiarerà i redditi prodotti.

Tuttavia si fa presente che l’Agenzia delle Entrate potrebbe ricondurre la residenza del contribuente espatriato, in Italia,sulla base di elementi quali:

– eventuale disponibilità di un’abitazione permanente;

– presenza della famiglia in Italia;

– accreditamento di proventi, anche se conseguiti all’estero, su conti correnti italiani;

– possesso di beni immobili e mobili situati in Italia;

– partecipazione a riunioni d’affari e ad attività economiche svolte in Italia;

– titolarità di cariche all’interno di società (amministratore, revisore, ecc.);

– iscrizioni a circoli ricreativi o sportivi.

Considerato quanto indicato nel quesito dunque il criterio dei 183 giorni per il trasferimento della residenza in Germania non è operante, facendo eccezione la Convenzione contro le doppie imposizioni fra Italia e Germania, rispetto alle altre Convenzioni stipulate dal Governo italiano.

Pertanto in caso di trasferimento della residenza in Germania, la decorrenza della stessa avverrà dal giorno successivo a quello del trasferimento come indicato nel certificato di iscrizione all’AIRE.

Fino al giorno del trasferimento i redditi ovunque prodotti nel mondo saranno imponibili in Italia, dal giorno successivo i redditi ovunque prodotti saranno imponibili in Germania.

Tuttavia i redditi indicati nel quesito sono redditi che, a loro volta, sono assoggettati a normative specifiche perché si tratta di redditi di pensione di vecchiaia in Germania e di pensione di reversibilità in Italia.

Pertanto la risposta ai quesiti posti è la seguente.

La risposta al primo quesito è positiva, infatti la dichiarazione dei redditi 2017 da presentare nel 2018 dovrà essere effettuata in Italia in quanto per il 2017 la contribuente è stata residente in Italia per tutto l’anno.

Nel 2019 verrà invece presentata una dichiarazione dei redditi in Italia per il periodo 1.1.2018 – sino al giorno del trasferimento (iscrizione AIRE) e una dichiarazione dei redditi in Germania per il periodo giorno successivo al trasferimento (iscrizione AIRE) fino al 31.12.2018.

La risposta al secondo quesito si trova nella Legge n. 80 del 2014, nella quale si stabilisce che a “ partire dall’anno 2015 è considerata direttamente adibita ad abitazione principale una ed una sola unità immobiliare posseduta dai cittadini italiani non residenti nel territorio dello Stato e iscritti all’Anagrafe degli italiani residenti all’estero (AIRE), già  pensionati nei rispettivi Paesi di residenza, a titolo di proprietà o di usufrutto in Italia, a condizione che non risulti locata o data in comodato d’uso.”

La risposta al terzo quesito è che la TARI e la TASI sono ridotte di due terzi in capo al proprietario che deve  comunque pagarle.

La risposta al quarto quesito è che l’iscrizione all’AIRE è elemento necessario, anche se non sufficiente, per poter trasferire la residenza all’estero.

Per quanto riguarda l’individuazione dei Paesi dove risultano imponibili e dove devono essere dichiarate le pensioni indicate nel quesito si consiglia un ulteriore approfondimento.

Articolo tratto dalla consulenza resa dal dott. Mauro Finiguerra


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1 Commento

  1. Sono italiano di 71 anni e voglio andare ad abitare in Thailandia dalla fine del mese di Agosto. Penso di dovermi iscrivere all’AIRE. Vorrei sapere se debbo ancora presentare la dichiarazione dei redditi in Italia avendo come entrate solo la pensione lavorativa. Essendo proprietario con mia moglie della prima casa dove non abito più dal 1995 debbo continuare a pagare l’IMU o posso evitare il pagamento essendo prima casa? Grazie

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