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Debiti: quando conviene fare il fondo patrimoniale

24 marzo 2018


Debiti: quando conviene fare il fondo patrimoniale

> Diritto e Fisco Pubblicato il 24 marzo 2018



Sono socio di una srl di maggioranza nonché amministratore. I debiti IVA della società sono vicini ai 50.000 euro. Ho tre appartamenti di cui 2 ancora gravati di mutuo i cui redditi consentono alla famiglia di vivere. Conviene fare il fondo patrimoniale?  

Come socio di una società a responsabilità limitata, il lettore può essere chiamato a rispondere personalmente dei debiti della società (nel caso specifico si tratta di debiti Iva):

– soltanto dopo l’eventuale cancellazione della società dal registro delle imprese (a conclusione della fase di liquidazione) e solo fino a concorrenza delle somme che avrà eventualmente riscosso in base al bilancio finale di liquidazione (così stabilisce l’articolo 2495 del codice civile).

Questo vuol dire che il fisco (e qualunque altro creditore della società) potrà aggredire personalmente il patrimonio dei soci (e, quindi, anche quello del lettore) soltanto dopo la chiusura della fase di liquidazione e la cancellazione della società dal registro delle imprese, a condizione che il suo credito non sia stato completamente soddisfatto (a causa dell’insufficienza del patrimonio della società) e solo nel limite di ciò che il socio ha eventualmente percepito in base al bilancio finale di liquidazione.

Perciò se il socio di una srl non percepisce nulla in base al bilancio finale di liquidazione della società, il creditore della società (compreso il fisco) rimasto insoddisfatto non potrà aggredire in alcun modo il patrimonio del socio.

Come amministratore, invece, il lettore potrebbe:

– essere chiamato a rispondere, anche durante la fase operativa della srl (cioè anche prima di una sua chiusura), dei danni causati ai creditori sociali per l’inosservanza da parte dello stesso degli obblighi inerenti alla conservazione dell’integrità del patrimonio sociale, se il patrimonio sociale risultasse insufficiente a soddisfare i loro crediti (questo sulla base dell’articolo 2394 del codice civile che la dottrina e la giurisprudenza prevalenti ritengono applicabile anche alle società a responsabilità limitata): chiaramente il creditore sociale dovrebbe dimostrare di non essersi potuto soddisfare sul patrimonio sociale, la condotta illegittima dell’amministratore ed il nesso tra condotta illegittima dell’amministratore e la insufficienza del patrimonio della società a soddisfare il suo credito;

– essere chiamato a rispondere personalmente, in base all’articolo 2486 del codice civile, dei danni eventuali causati anche ai creditori sociali per effetto di atti o omissioni realizzati dopo il verificarsi di una causa di scioglimento della società e fino alla consegna dei libri sociali ai liquidatori, atti ed omissioni compiuti violando l’obbligo di conservare l’integrità ed il valore del patrimonio sociale.

Questi, dunque, sono i limiti entro i quali il lettore , come socio o come amministratore, può essere personalmente chiamato a rispondere con il suo patrimonio dei debiti (anche fiscali) della società.

Fatta questa premessa, si aggiunge che la costituzione di un fondo patrimoniale nel quale conferire i beni di proprietà del lettore (oppure la vendita o la donazione degli stessi), non potranno avere il sicuro effetto di mettere i suoi beni al riparo delle azioni dei creditori sociali.

Infatti, ogni atto con il quale il debitore disponga dei beni del lettore (vendendoli o donandoli o conferendoli in un fondo patrimoniale) per sottrarli alla garanzia dei creditori è soggetto alla possibilità che il creditore lo faccia dichiarare inefficace nei suoi confronti attraverso la cosiddetta azione revocatoria ordinaria.

Il debitore, infatti, in base all’articolo 2740 del codice civile risponde dell’adempimento delle sue obbligazioni con tutti i suoi beni presenti e futuri e se tenta di sottrarsi a questa responsabilità disponendo dei suoi beni (vendendoli o donandoli o conferendoli in fondi patrimoniali) il creditore può, in base all’articolo 2901 del codice civile, chiedere al giudice che quell’atto (compreso, quindi, l’atto che costituisce il fondo patrimoniale) sia dichiarato inefficace nei suoi confronti.

L’azione revocatoria è possibile se:

– l’atto, nel caso di specie l’atto che costituisce il fondo patrimoniale, reca un pregiudizio alle ragioni del creditore (se, cioè, con quell’atto viene reso più difficile o incerto il soddisfacimento del credito);

– il debitore (il lettore nel caso specifico) conosce il pregiudizio che l’atto provoca al creditore.

A queste condizioni, il creditore che proponesse l’azione revocatoria avrebbe ottime possibilità di far dichiarare inefficace nei suoi confronti l’atto di costituzione del fondo patrimoniale con la conseguenza che potrebbe poi pignorare il bene conferito in fondo patrimoniale.

Più o meno agli stessi rischi il lettore si esporrebbe vendendo o donando i suoi beni.

In conclusione, se come socio o come amministratore quest’ultimo venisse chiamato a rispondere personalmente del debito Iva della società (e si ribadisce che il lettore potrebbe essere chiamato a risponderne solo nei limiti ed alle condizioni descritte in apertura di consulenza), la costituzione di un fondo patrimoniale non gli sarebbe utile per scongiurare un’azione dei creditori sociali sui suoi beni (nei limiti in cui questa azione sia possibile; limiti descritti in apertura).

Articolo tratto dalla consulenza resa dall’avv. Angelo Forte

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