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Lo sai che? Asta giudiziaria: che fare se non c’è il decreto di trasferimento

Lo sai che? Pubblicato il 24 marzo 2018

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> Lo sai che? Pubblicato il 24 marzo 2018

Mia figlia lo scorso anno si è aggiudicata all’asta un appartamento. Da allora non abbiamo ancora il decreto di trasferimento che ratifica la proprietà dell’immobile. Il giorno dell’aggiudicazione il delegato, su nostra richiesta ci ha dato le chiavi affinché il mese dopo potessimo fare tutti i lavori di ristrutturazione che ci sono costati molto di più del prezzo pagato all’asta. Mia figlia con il suo bambino vi abita ed ha preso la residenza lì già da qualche mese. Stiamo pagando regolarmente le spese all’amministratore che, informato dell’assegnazione, ci ha convocato anche per l’assemblea dei condomini. Il decreto di trasferimento però non si vede. Cosa dobbiamo fare? Il delegato mi rassicura dicendo che il giudice del tribunale non ha ancora firmato il decreto perché oberato di lavoro.

Il delegato alla vendita ha detto alla lettrice, purtroppo, la verità.

I giudici incaricati delle procedure esecutive e delle aste immobiliari sono, in tutta Italia, effettivamente sovraccarichi di lavoro.

A questi giudici è affidato dalla legge un compito assai delicato (infatti è la firma del giudice sui decreti di trasferimento che determina il trasferimento della proprietà di un immobile dal debitore alla persone che si è aggiudicata l’asta) e, perciò, siccome ciascun giudice ha in carico anche diverse decine di aste (compresa quella della figlia della lettrice) occorrono diversi mesi per compiere tutti gli accertamenti necessari affinché si riesca a verificare che tutte le singole procedure si siano svolte senza sviste ed errori.

Di solito (come anche nel caso specifico) è il delegato alla vendita che prepara per il giudice la bozza del decreto di trasferimento, la trasmette alla cancelleria del giudice affinché il giudice stesso, dopo gli opportuni controlli, apponga la sua decisiva firma sul decreto.

È proprio in questa fase che si “perdono” svariati mesi: il giudice infatti dovrà da solo compiere tutta una serie di accertamenti per decine e decine di vendite all’asta.

Infatti il giudice dovrà accertare, tra le altre cose, che l’immobile venduto all’asta corrisponda esattamente all’immobile che fu pignorato, che l’aggiudicatario abbia versato il prezzo, che siano state cancellate le formalità che gravavano sull’immobile venduto all’asta, che siano corrette le indicazioni del debitore e dell’aggiudicatario, che siano state correttamente eseguite le formalità pubblicitarie relative alla vendita e all’aggiudicazione ecc.).

Alla fine di questi accertamenti, il giudice firmerà il decreto di trasferimento.

Nella sua situazione (che, purtroppo, è una situazione che coinvolge praticamente tutti quelli che si aggiudicano un immobile alle aste giudiziarie), la lettrice (cioè sua figlia per meglio dire) può solo presentare un’istanza di sollecito affinché si proceda alla sottoscrizione del decreto di trasferimento presentandola al delegato, oppure direttamente al giudice depositandola nella cancelleria del giudice stesso.

In sostanza, sulla base degli elementi e dei documenti forniti dalla lettrice e, soprattutto, in base alle rassicurazioni del delegato, il ritardo non è dovuto a problemi specifici relativi all’asta ed alla aggiudicazione di sua figlia, ma solo alle lentezze burocratiche relative ai carichi di lavoro dei giudici della sezione del tribunale che si occupa delle aste immobiliari.

Articolo tratto dalla consulenza resa dall’avv. Angelo Forte


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