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Come si tutela la moglie se il marito dovesse lasciarla?

26 marzo 2018


Come si tutela la moglie se il marito dovesse lasciarla?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 26 marzo 2018



Sono coniugato da 14 anni, possiedo delle nude proprietà e ho dei redditi. Mia moglie non ha possedimenti ed è senza reddito e per questo vorrebbe delle garanzie qualora io in un futuro decidessi di lasciarla. Ha proposto donazioni di nude proprietà e un vitalizio, ma che io sappia non sono annullabili (questo per tutelare me, qualora una volta ricevuti decidesse invece lei di lasciarmi). Come risolvere questa situazione?

In realtà il problema che la moglie del lettore pone è risolvibile in maniera molto più semplice: in caso di separazione, infatti, il coniuge economicamente più debole ha diritto al mantenimento da parte dell’altro. Quindi, alla luce della sommaria descrizione fornita, in linea di massima il lettore dovrebbe comunque mantenere sua moglie in caso di separazione, a meno che questa non sia addebitabile alla medesima (in tal caso, avrebbe diritto solo agli alimenti) oppure, nel frattempo, non abbia trovato lavoro.

Quanto detto è confermato dalla chiara norma dell’art. 156 cod. civ.: «Il giudice, pronunziando la separazione, stabilisce a vantaggio del coniuge cui non sia addebitabile la separazione il diritto di ricevere dall’altro coniuge quanto è necessario al suo mantenimento, qualora egli non abbia adeguati redditi propri. L’entità di tale somministrazione è determinata in relazione alle circostanze e ai redditi dell’obbligato. Resta fermo l’obbligo di prestare gli alimenti […].

Il giudice che pronunzia la separazione può imporre al coniuge di prestare idonea garanzia reale o personale se esiste il pericolo che egli possa sottrarsi all’adempimento degli obblighi previsti […].

La sentenza costituisce titolo per l’iscrizione dell’ipoteca giudiziale […].

In caso di inadempienza, su richiesta dell’avente diritto, il giudice può disporre il sequestro di parte dei beni del coniuge obbligato e ordinare ai terzi, tenuti a corrispondere anche periodicamente somme di danaro all’obbligato, che una parte di essa venga versata direttamente agli aventi diritto».

Sempre in sede di separazione, poi, è possibile che i coniugi raggiungano un accordo, sostituendo il mantenimento con il trasferimento di un bene.

Comunque, se il lettore e sua moglie volessero concludere degli accordi in costanza di matrimonio, si sconsiglia la donazione. Sarebbe molto più semplice, a parere dello scrivente, stipulare un contratto subordinato a condizione (art. 1353 cod. civ.). In atri termini, le parti possono decidere che gli effetti di un contratto siano subordinati al verificarsi di un evento futuro e incerto: si parla, a tal proposito, di condizione. La condizione può essere sospensiva o risolutiva a seconda che il contratto non produca effetti fino al verificarsi dell’evento (restando, fino a quel momento, inoperativo), oppure li produca fin dalla stipulazione, con la possibilità, però, che ove la condizione si realizzi, essi vengano cancellati fin dall’origine, come se non fossero mai esistiti.

Detto ciò, il lettore potrebbe stipulare un contratto di mutuo a favore di sua moglie, risolvendo gli effetti nel caso di futura separazione personale. La Corte di Cassazione ha ritenuto legittima questa pratica: «È del tutto conforme a legge ed ai principi generali che il coniuge, ricevuta, in costanza di convivenza, dall’altro coniuge, in mutuo (contratto tipico) una somma di denaro si obblighi a restituirla nell’ipotesi in cui le parti procedano in futuro a rituale separazione personale»; pertanto «È valido il mutuo tra coniugi nel quale l’obbligo di restituzione sia sottoposto alla condizione sospensiva dell’evento, futuro ed incerto, della separazione personale, non essendovi alcuna norma imperativa che renda tale condizione illecita agli effetti dell’art. 1354, comma 1, c.c.» (Cassazione civile sez. III 21 agosto 2013 n. 19304).

Ricapitolando, il lettore potrà:

1. sottoscrivere contratto di mutuo a favore di sua moglie, sottoponendolo alla condizione risolutiva della separazione personale (in soldoni, darà subito i soldi a sua moglie, ma avrà diritto a vederseli restituiti nel caso in cui la stessa chieda la separazione);

2. sottoscrivere contratto di mutuo a favore di sua moglie, inserendo una clausola che preveda l’obbligo di restituzione solamente nel caso in cui sua moglie chieda la separazione (in questo caso, la clausola sarà inefficace, cioè sottoposta a condizione sospensiva, fino a quando non avverrà la separazione);

3. sottoscrivere contratto di mutuo a favore di sua moglie, subordinandone gli effetti alla condizione sospensiva rappresentata dalla richiesta da parte del lettore di separazione (in poche parole, quest’ultimo comincerà a pagare solo se vorrà separarsi);

4. sottoscrivere altro contratto con le stesse modalità.

Si ripete, però, che il coniuge “debole” gode già di tutela in sede di separazione.

Articolo tratto dalla consulenza resa dall’avv. Mariano Acquaviva


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