Diritto e Fisco | Articoli

Cosa fare se l’azienda paga sempre in ritardo

26 marzo 2018


Cosa fare se l’azienda paga sempre in ritardo

> Diritto e Fisco Pubblicato il 26 marzo 2018



Contratto di lavoro a partita iva con obbligo a pagare entro il 5 del mese. L’azienda che non è in deficit ma per motivi “politici” ha nominato un commissario straordinario con pieni poteri, che, per ottenere un obiettivo, utilizza il ritardo dei pagamenti come mezzo per far dimettere il personale e poter dare poi in gestione l’azienda a chi vuole invece che pagare entro il 5 paga al 29° giorno mettendo tutti in grosse difficoltà. Cosa si può fare? 

Il ritardato pagamento dei compensi della lettrice (o della sua retribuzione) fa sorgere in capo allo stesso alcuni diritti.

Il primo è quello di poter richiedere all’azienda gli interessi maturati dalla data del dovuto pagamento fino alla data di effettiva ricezione delle somme dovute per il mese di riferimento.

Tuttavia, prima di poter chiedere quegli interessi si dovrà verificare il contratto collettivo di riferimento della lettrice.

Infatti, in questi contratti vengono indicati i tempi entro cui il datore di lavoro deve effettuare il pagamento della busta paga e i casi in cui il ritardato pagamento non produce effetti sanzionatori.

Se la lettrice agisce come collaboratrice esterna, allora varrà quanto scritto nel contratto di collaborazione dalla stessa sottoscritto.

La lettrice potrà, inoltre, chiedere – oltre agli interessi maturati – anche il risarcimento per i danni non

patrimoniali (nel caso “danni morali”) patiti dal ritardato pagamento.

In questo caso, occorrerà dimostrare che, ad esempio, dal ritardato pagamento delle sue spettanze, la lettrice non riesce a saldare puntualmente le rate del mutuo (o di altro finanziamento), subendo le relative sanzioni bancarie.

Quest’azione, come la prima, potrebbe portare il responsabile dell’azienda a cessare queste condotte ostruzionistiche finalizzate a costringere la lettrice e gli altri lavoratori a comportamenti estremi quali il licenziamento o la risoluzione del contratto di lavoro.

Altra azione che potrebbe sortire effetti positivi è quella della lettera inviata da un avvocato con la quale diffidare l’azienda del mancato pagamento della retribuzione.

In questo caso, inviando la lettera qualche giorno dopo il mancato pagamento, si costringerebbe l’azienda a prendere una decisione: pagare o subire un’eventuale azione giudiziaria, con aggravio delle spese legali.

Difatti, in mancanza di riscontro positivo alla lettera, la lettrice potrebbe ottenere un decreto ingiuntivo in tempi ristretti e chiedere all’azienda le spese legali sostenute per il recupero delle somme richieste.

E questo anche nel caso in cui lo “stipendio” fosse stato nel mentre pagato, poiché una volta depositato il ricorso per decreto ingiuntivo, la lettrice acquisisce il diritto – anche se interviene il pagamento dello stipendio successivamente – ad avere rimborsate le somme esborsate per adire la giustizia civile.

A parere dello scrivente, quest’azione coattiva indurrebbe l’azienda a cessare queste condotte dolose in quanto non converrebbe più alla stessa ritardare i pagamenti dei salari ritrovandosi, viceversa, onerata a cadenza mensile al pagamento delle spese legali di ogni singolo lavoratore.

Articolo tratto dalla consulenza resa dall’avv. Salvatore Cirilla


Per avere il pdf inserisci qui la tua email. Se non sei già iscritto, riceverai la nostra newsletter:

Informativa sulla privacy
DOWNLOAD

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema. Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 



NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI