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Diritto d’autore e opere orfane

27 marzo 2018


Diritto d’autore e opere orfane

> Diritto e Fisco Pubblicato il 27 marzo 2018



Nel caso di uno scrittore morto, ma non ancora da 70 anni, e non iscritto alla Siae, i diritti patrimoniali dell’opera rimangono in carico agli eredi fino al 6° grado, ai sensi del codice civile. Qualora gli eredi siano difficilmente reperibili, come è lecito sopperire a questa criticità? Taluni editori si avvalgono, a mio parere improvvidamente, della dicitura “L’editore rimane disponibile ad assolvere i propri impegni nei confronti dei titolari di eventuali diritti”, benché in assenza di strumenti normativi atti a determinare l’eventuale importo dovuto che sarebbe posteriormente valutato a titolo discrezionale dai richiedenti (è notorio, per esempio, che le concessioni di riproduzione variano anche esponenzialmente da titolare a titolare).

 Il caso che prospetta il lettore è simile al fenomeno delle cosiddette opere orfane, cioè quelle opere il cui titolare del diritto è sconosciuto o difficilmente reperibile. Le opere orfane, infatti, sono opere (libri, film, articoli di quotidiani e di rotocalchi) che sono ancora protette dai diritti d’autore, di cui tuttavia non si conoscono o non si riescono a rintracciare gli autori o altri titolari dei diritti.

In Italia la questione è stata affrontata dal D. lgs. 10/11/2014, n. 163, “Attuazione della direttiva europea 2012/28/UE su taluni utilizzi consentiti di opere orfane”, che ha inserito nella legge 633/1941, in materia di protezione del diritto d’autore e di altri diritti connessi al suo esercizio, gli articoli da 69-bis a 69-septies.

Il problema è che la legge ha disciplinato solamente le opere orfane appartenenti ad istituzioni pubbliche.

Si definiscono orfani un’opera o un fonogramma di cui, al termine di una ricerca diligente, non è stato individuato o, anche se individuato, non è stato rintracciato, alcun titolare dei diritti.

Queste opere costituiscono un’anomalia in quanto rischiano di non poter entrare nel patrimonio del pubblico dominio, la zona “affrancata” dal diritto d’autore in cui entrano tutte le opere, trascorsi 70 anni dalla morte dell’autore: se l’autore è sconosciuto o irrintracciabile, tale scadenza non ha una decorrenza certa.

Non possono essere considerate orfane le opere già in commercio, mentre restano impregiudicate le disposizioni in materia di opere anonime o pseudonime.

Fondamentale, per la definizione di opera orfana, è la ricerca diligente del legittimo titolare dei diritti. Secondo la legge (art. 69-quater), la ricerca è diligente alle seguenti condizioni:

– è svolta nello Stato membro dell’UE di prima pubblicazione (o di prima diffusione), con l’eccezione

delle opere cinematografiche o audiovisive il cui produttore ha sede o risiede abitualmente in uno Stato membro, nel qual caso la ricerca è svolta in quest’ultimo. Nel caso di opere coprodotte da produttori aventi sedi in differenti Stati membri, la ricerca deve essere svolta in ciascuno di questi;

– nel caso di opere e fonogrammi mai pubblicati o diffusi, deve essere effettuata nello Stato membro in cui ha sede l’organizzazione che ha reso l’opera pubblicamente accessibile;

– deve essere svolta consultando fonti di informazione appropriate.

In particolare, per tutte le categorie deve essere consultato il Registro Pubblico Generale delle Opere Protette, istituito presso il Ministero dei Beni Culturali.

Le altre fonti indicate dalla legge includono il Sistema bibliotecario nazionale, il deposito legale, l’Anagrafe

nazionale nominativa dei professori e dei ricercatori e delle pubblicazioni scientifiche, nonché associazioni di categoria e banche dati.

La ricerca diligente si intende conclusa (e, conseguentemente, le opere sono considerate orfane) decorso il termine di 90 giorni dalla data di pubblicazione sul sito del Ministero dell’esito della consultazione delle fonti, senza che la titolarità dei diritti sia stata rivendicata da alcuno.

La legge dice comunque che il titolare dei diritti su un’opera considerata orfana alla stregua della procedura sopra vista ha, in qualunque momento, la possibilità di porre fine a tale status in relazione ai diritti a lui spettanti. Gli utilizzi delle opere non più orfane possono proseguire solo se autorizzati dai titolari dei relativi diritti. Ai titolari dei diritti che pongono fine allo status di opera orfana spetta un equo compenso per l’utilizzo.

Il problema è che la legge riconosce precisi diritti solo agli enti culturali pubblici: le biblioteche, gli istituti di istruzione, i musei, gli archivi, gli istituti per il patrimonio cinematografico o sonoro e le emittenti di servizio pubblico, hanno la facoltà di utilizzare tali opere orfane, sempre nel rispetto dei loro fini. In particolare, tali istituti potranno procedere alla «riproduzione ai fini di digitalizzazione, indicizzazione, catalogazione, conservazione o restauro» e messa a disposizione del pubblico (eventuali ricavi potranno essere destinati a coprire i costi della digitalizzazione).

Lo status di opera orfana può essere conferito alle opere pubblicate in forma di libri, riviste, quotidiani, alle opere cinematografiche o audiovisive e ai fonogrammi solo se presenti nelle collezioni delle suddette istituzioni.

Nel caso di editori privati, invece, non è concessa la facoltà di rendere ufficialmente “orfana” un’opera con una “diligente” ricerca in quanto, come detto, tale facoltà è concessa solamente a determinati soggetti. Ciò che resta da fare, se davvero si intende pubblicare un’opera i cui titolari siano ignoti o non reperibili, è quello di assumersi il rischio delle conseguenze che ne possano derivare, esattamente come fanno gli editori che si avvalgono della clausola citata dal lettore.

La clausola di stile apposta dalla maggior parte degli editori ha una valenza giuridica molto limitata, se non nulla: semplicemente, ci si rende disponibili ad indennizzare il titolare dei diritti, qualora questi siano stati violati. È una sorta di “dichiarazione di pace” fatta prima ancora che sorga una controversia. Evidentemente questi editori ritengono maggiormente conveniente pubblicare l’opera e pagare il risarcimento piuttosto che non pubblicare affatto.

D’altronde, la stessa legge sopra citata fa sempre salvi i diritti dei titolari che si facciano vivi con ritardo, attribuendo loro un equo compenso. Quindi, neanche l’«orfanizzazione» (perdoni il neologismo) dell’opera pone al riparo dalla possibilità di dover ricompensare il legittimo titolare.

Pertanto, non esistono strumenti che possano mettere il lettore al riparo da eventuali e future rivendicazioni dei titolari. Il compenso che dovrà essere dato a costoro, tuttavia, non potrà essere determinato unilateralmente in quanto, se manifestamente iniquo, potrà essere stabilito dal giudice nelle opportune sedi.

In un’eventuale sede contenziosa, inoltre, ben si potrà tener conto delle ricerche diligenti che il lettore ha svolto per rintracciare gli eredi, ad esempio consultando archivi e banche dati tra quelle sopra citate.

Si noti che la SIAE è stata investita dalla legge del compito di incassare e distribuire i diritti dovuti sulle opere degli artisti italiani e stranieri, anche non aderenti alla Società. A partire dal 2008, con cadenza trimestrale, la SIAE pubblica sul proprio sito l’elenco delle opere vendute in Italia, con i dati più significativi, dal prezzo di vendita all’importo del diritto di seguito.

Poiché non è facile individuare i recapiti dei beneficiari dei compensi che non risultino iscritti alla Società, la legge ha previsto che la SIAE pubblichi sia nel sito web che sulla Gazzetta Ufficiale l’elenco degli artisti e dei loro eredi che non siano stati ancora reperiti.

I compensi del diritto di seguito non ancora versati agli aventi diritto restano a disposizione presso la SIAE per un periodo di cinque anni. Decorso questo termine senza che alcuno li abbia rivendicati, la legge prevede che i compensi vengano devoluti all’ENAP (Ente Nazionale di Previdenza e Assistenza per i Pittori e Scultori) per i propri fini istituzionali.

In sintesi, spetterà al lettore bilanciare gli interessi contrapposti, e cioè: 1. l’interesse (economico) a pubblicare

l’opera; 2. il rischio di dover rendere conto ad un eventuale erede. In quest’ultimo caso, il titolare dei diritti

avrà comunque diritto ad un compenso, purché sia equo, commisurato anche alla luce della diligenza del lettore nelle ricerche.

Articolo tratto dalla consulenza resa dall’avv. Mariano Acquaviva


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