HOME Articoli

Lo sai che? Cardiopatia ischemica, legge 104 e grado d’invalidità

Lo sai che? Pubblicato il 28 marzo 2018

Articolo di




> Lo sai che? Pubblicato il 28 marzo 2018

Quale grado di invalidità mi spetterebbe per la mia patologia, cardiopatia ischemica ad evoluzione ipocinetica sottoposta a impianto icd in prevenzione primaria?

 Il grado di invalidità spettante a seconda della patologia è stabilito dalla commissione medica che sottoporrà il lettore a visita. I benefici legati al possesso di handicap (nel caso di legge 104) ed al possesso di una percentuale d’invalidità non sono automaticamente collegati a determinate malattie o patologie. Perché sia riconosciuta una disabilità o uno stato invalidante, difatti, devono essere effettuati degli accertamenti sanitari dall’apposita commissione, volti a verificare la riduzione della capacità lavorativa (per l’invalidità) o la condizione di svantaggio (per l’handicap).

Pertanto, può fornirsi soltanto un parere fondato sulla tabella indicativa delle percentuali d’invalidità (Decreto Ministeriale del 05.02.1992) per le minorazioni e malattie invalidanti disposta dalla legge.

Le tabelle ministeriali, secondo i criteri della normativa vigente, individuano l’incidenza delle infermità sulla capacità lavorativa, esprimendo l’invalidità in forma percentuale per ciascuna menomazione anatomica o funzionale.

Le tabelle prevedono sia infermità alle quali è attribuita una percentuale “fissa”, sia infermità per le quali è indicata una percentuale d’invalidità minima o massima, definite in base a criteri di evidenza clinica. Quando una patologia non è inserita nelle apposite tabelle, il personale medico deve valutarne i danni riferendosi ad infermità analoghe tabellate e di pari gravità.

Normalmente l’invalidità, cioè la riduzione della capacità lavorativa, si riferisce alla capacità lavorativa generica; se l’interessato, però, possiede una particolare formazione tecnico-professionale, e la patologia, o la menomazione, incide particolarmente nel suo ambito professionale, la commissione può assegnare cinque punti percentuali d’invalidità in più.

È valido anche il discorso inverso, cioè l’assegnazione di cinque punti in meno, se l’infermità non incide particolarmente nella specifica capacità lavorativa del soggetto.

Ciò premesso, la suddetta tabella ministeriale non contempla espressamente la patologia del lettore, anche se essa potrebbe prudentemente essere accostata ad una miocardiopatia con insufficienza cardiaca, per la quale è prevista una percentuale di invalidità che va dal 71 all’80% nel caso di insufficienza cardiaca grave, e dall’81 al 100% nel caso di insufficienza cardiaca gravissima o di sindrome ipocinetica da scompenso cardiaco cronico terminale. In quest’ultimo caso, cioè in quello di insufficienza cardiaca gravissima e di sindrome ipocinetica, però, si tratterebbe di malato allettato o comunque quasi del tutto incapace di muoversi.

Le stesse percentuali sono previste anche per la coronaropatia grave (71 – 80%) e per quella gravissima (81 – 100%).

Pertanto, alla luce di quanto premesso e di quanto esposto dal lettore, propenderei per un riconoscimento di

invalidità tra il 71 e l’80%.

Si ripete, però, che la valutazione è completamente rimessa alla commissione medica, la quale dovrà considerare non soltanto la patologia, ma anche l’effettiva incisione che la stessa ha sull’attività lavorativa o, comunque, sulla vita del paziente.

Si ricordi, infine, che la legge attribuisce le seguenti agevolazioni a seconda del grado di invalidità riconosciuto:

– dal 46% è possibile l’iscrizione agli elenchi provinciali del lavoro per il collocamento obbligatorio;

– dal 51% viene riconosciuto un congedo per le cure fino a 30 giorni all’anno;

– dal 60% in poi il soggetto invalido è collocato definitivamente;

– dal 67% si ha diritto alla fornitura gratuita delle protesi e all’esenzione dal pagamento del ticket sanitario;

– dal 74% viene riconosciuto un assegno mensile a chi non supera un reddito di 4.800,38 euro;

– il 100% di invalidità dà diritto ad una pensione mensile (purché il reddito annuo non superi i 16.664,36 euro). Se c’è impossibilità di deambulare o di compiere gli atti ordinari della vita, è prevista anche l’indennità di accompagnamento.

Articolo tratto dalla consulenza resa dall’avv. Mariano Acquaviva


Per avere il pdf inserisci qui la tua email. Se non sei già iscritto, riceverai la nostra newsletter:
Informativa sulla privacy

ARTICOLI CORRELATI

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema. Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI