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Congedo per lutto o grave malattia

22 marzo 2018


Congedo per lutto o grave malattia

> Diritto e Fisco Pubblicato il 22 marzo 2018



La legge ammette la possibilità per il lavoratore dipendente di chiedere tre giorni di permesso retribuito per decesso o per grave infermità di un familiare stretto. Ecco come funzionano i permessi.

È morto un tuo parente e, ovviamente, non puoi andare a lavorare. Non è solo il dolore che ti morte e non ti consente di concentrarti sull’attività che dovresti quotidianamente svolgere; ci sono purtroppo anche le numerose incombenze burocratiche e amministrative che sorgono in concomitanza di un funerale. Senza poi parlare dei problemi legali collegati all’eredità. Insomma, in questo momento non puoi proprio andare al lavoro e, così, hai intenzione di prendere un permesso per lutto. Tuttavia non sai se esiste davvero un permesso per lutto e se ti spetta per legge o se ti può essere negato dall’azienda; se è retribuito o meno; a chi va richiesto e quanto dura. Ebbene, come ti spiegheremo meglio all’interno di questo articolo, esiste un congedo per lutto: si tratta di uno dei permessi straordinari previsti dalla legge in caso di decesso di un familiare stretto. La normativa che li regolamenta stabilisce un limite massimo di giorni che possono essere fruiti dal lavoratore per specifiche e serie ragioni come appunto la morte o la grave malattia. Vediamo allora, più nel dettaglio, cosa prevede la legge e quali adempimenti deve compiere il lavoratore per sfruttare tale possibilità.

Esiste un congedo per lutto?

La legge [1] prevede un congedo per lutto, meglio chiamato permesso retribuito per decesso o grave infermità.

Tanto il decesso quanto la grave malattia devono essere documentati. Sarà quindi necessario produrre al datore di lavoro un certificato di morte o il certificato medico che attesta la patologia.

Quando viene concesso il congedo per lutto?

Il permesso in questione viene concesso quando il decesso o la grave infermità riguardano:

  • il coniuge del lavoratore, anche se legalmente separato (o della parte dell’unione civile);
  • un parente entro il 2° grado (anche se non convivente);
  • un soggetto componente la famiglia anagrafica.

Il congedo per lutto è retribuito?

Il congedo per lutto, nei limiti di tempo che a breve indicheremo, è retribuito. Quindi, anche se non lavora, il dipendente matura ugualmente il diritto alla retribuzione.

Quanti sono i giorni di permesso per lutto?

Il dipendente può prendere massimo tre giorni di permesso per lutto o per grave malattia nell’arco di un anno. Ovviamente, nei giorni di permesso non sono considerati i giorni festivi e quelli non lavorativi.

I giorni di permesso devono essere utilizzati entro 7 giorni dal decesso del familiare.

Come chiedere il permesso per lutto?

Per ottenere il permesso per lutto, il lavoratore deve fare esplicita richiesta al datore di lavoro, documentando l’evento che gli dà diritto a ottenere il congedo. L’azienda non può rifiutare i giorni di congedo richiesti dal lavoratore.

La documentazione da presentare in azienda deve essere una certificazione medica o una dichiarazione sostitutiva (solo laddove la legge la consente).

Congedo per grave infermità

Quanto appena detto per il congedo per lutto vale anche in caso di grave infermità che riguardi:

  • il coniuge del lavoratore, anche se legalmente separato (o della parte dell’unione civile);
  • un parente entro il 2° grado (anche se non convivente);
  • un soggetto componente la famiglia anagrafica.

Cosa si intende per grave infermità ai fini del congedo?

La legge non specifica cosa si debba intendere per «grave infermità». Ci si può tuttavia riferire ai gravi motivi che consentono di ottenere il periodo di congedo biennale, in quanto la legge elenca patologie specifiche che possono essere considerate figure sintomatiche della grave infermità. Pertanto di deve trattare di patologie acute o croniche che:

  • determinano temporanea o permanente riduzione o perdita dell’autonomia personale, comprese le affezioni croniche di natura congenita, reumatica, neoplastica, infettiva, dismetabolica, post-traumatica, neurologica, neuromuscolare, psichiatrica, derivanti da dipendenze, a carattere evolutivo o soggette a riacutizzazioni periodiche;
  • richiedono assistenza continuativa o frequenti monitoraggi clinici, ematochimici e strumentali;
  • richiedono la partecipazione attiva del familiare nel trattamento sanitario.

Come funziona il congedo per grave infermità?

Come abbiamo detto, il congedo per grave malattia funziona nello stesso modo di quello per lutto. E pertanto:

  • il congedo è retribuito;
  • spettano massimo tre giorni di congedo per un anno;
  • il lavoratore deve fare esplicita richiesta al datore di lavoro, documentando la grave malattia secondo le modalità che a breve vedremo.

Il lavoratore che fruisce dei permessi per grave infermità, deve presentare – entro 5 giorni dalla ripresa dell’attività lavorativa – idonea documentazione del medico specialista del SSN o servizio con esso convenzionato, del medico di medicina generale, del pediatra di libera scelta o della struttura sanitaria (nel caso di ricovero o intervento chirurgico).

Secondo il Ministero del lavoro [2] è possibile, in alternativa alla documentazione del medico specialista, anche il certificato redatto dal medico specialista della struttura ospedaliera o dell’ASL, dal quale sia possibile riscontrare sia la descrizione degli elementi costituenti la diagnosi clinica, sia la qualificazione medico legale in termini di grave infermità.

In alternativa ai tre giorni di permesso per grave infermità di uno dei familiari indicati, il lavoratore può stabilire con il datore di lavoro diverse modalità di svolgimento dell’attività lavorativa (anche per periodi superiori a 3 giorni) che comportino una riduzione dell’orario di lavoro complessivamente non inferiore ai giorni di permesso che vengono sostituiti. Per fare ciò deve stipulare un accordo scritto con il datore di lavoro nel quale sono indicati i giorni di permesso sostituiti e i criteri (compresa la periodicità) in base ai quali il datore di lavoro può verificare la permanenza della grave infermità.

Nel momento in cui, successivamente, viene meno la grave malattia, il lavoratore è tenuto a riprendere l’attività lavorativa secondo le modalità ordinarie.

I giorni di permesso o la riduzione dell’orario di lavoro eventualmente concordata devono essere utilizzati entro 7 giorni dall’accertamento dell’insorgenza della grave infermità o della necessità di provvedere a conseguenti specifici interventi terapeutici.

I permessi in esame sono cumulabili con quelli previsti per l’assistenza a disabili.

note

[1] Artt. 1 e 3 Dm n. 278/2000 del 21.07.2000.

[2] Min. Lav. nota n. 25/I/0016754.

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