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Lo sai che? Provvigioni falsate: c’è truffa?

Lo sai che? Pubblicato il 30 marzo 2018

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> Lo sai che? Pubblicato il 30 marzo 2018

Ho scoperto che la mia ex azienda nel corso degli anni di rapporto falsava, attraverso degli artifizi, le basi imponibili da cui derivavano le mie provvigioni. Considerando che tali pagamenti da parte dell’azienda avvenivano attraverso l’invio di assegni presso il mio domicilio, è vero che in caso di mia denuncia penale per truffa la competenza territoriale dovrebbe risultare quella della mia città, visto che la consumazione del reato e la conseguente “diminuzione patrimoniale” si verificava nel momento del versamento degli assegni, che a quel punto risultavano essere notevolmente inferiori al dovuto? 

A norma dell’articolo 8, comma primo, del codice di procedura penale, la competenza per territorio è determinata dal luogo in cui il reato è stato consumato. La Suprema Corte di Cassazione ha avuto modo di pronunciarsi sulla competenza territoriale relativa al reato di truffa statuendo che, a tal fine, si debba tener conto dello strumento di pagamento attraverso il quale si è avuta la diminuzione patrimoniale della persona offesa e l’arricchimento della controparte (Corte di Cassazione – Sezione Feriale, sentenza 8 settembre 2016, n. 374009). Nel caso di specie, lo strumento di pagamento utilizzato per il consumarsi del reato sarebbe l’assegno ricevuto in pagamento delle provvigioni. Orbene, è proprio nel momento in cui la persona offesa riceve l’assegno che interviene la “deminutio patrimonii” invocata dalla giurisprudenza di legittimità.

E questo è stato chiarito dalla Corte di Cassazione con una sentenza del 2010: “In tema di truffa contrattuale, qualora l’agente sia l’acquirente che paghi con un assegno successivamente risultato non negoziabile e la parte lesa il venditore, il reato si consuma nel momento in cui quest’ultima consegna il bene all’agente e costui paga con l’assegno non negoziabile; in tal caso la competenza territoriale è del tribunale nel cui circondario è avvenuta la consegna dell’assegno in pagamento mentre nessun rilievo svolge, a tal fine, la circostanza che la parte lesa venga a conoscenza di essere truffata in un momento ed in un luogo diverso da quello in cui ha ricevuto l’assegno” (Cassazione penale, sez. II, 22/09/2010, n. 37855). A differenza dei casi in cui l’agente è chi riceve l’assegno, qui le parti si cambiano di ruolo, e l’assegno in pagamento viene ricevuto dalla persona offesa, vittima del reato. Pertanto, alla luce di questo orientamento giurisprudenziale, si può dire che – nel caso specifico – la competenza territoriale del giudice competente a decidere del reato di truffa verrebbe a convergere nel luogo in cui il lettore ha ricevuto questi assegni, e cioè il suo domicilio.

Articolo tratto dalla consulenza resa dall’avv. Salvatore Cirilla


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