Diritto e Fisco | Editoriale

Ferie periodo di preavviso

22 marzo 2018 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 22 marzo 2018



Il tanto atteso momento di riposo da lavoro è un diritto sacrosanto, ma deve seguire regole precise: ecco come e quando è possibile farne richiesta

Ogni lavoratore ha il sacrosanto diritto a un periodo di riposo dalle fatiche del lavoro. É la Costituzione a garantirlo [1], senza se e senza ma, stabilendo appunto che nessuno può rinunciarvi. Addirittura oggi è vietato farsi pagare le ferie non godute. Questo perché godere delle ferie è un diritto inviolabile, che non deve scendere a patti con nessun corrispettivo monetario. Le ferie si fanno e basta. Ci si riposa, ci si rilassa, ci si rimette in forze per ricominciare il lavoro più carichi e produttivi, e salvaguardando la propria salute. Quando nominiamo le ferie, parliamo di contratti collettivi di categoria, e quindi di lavoratori dipendenti. Il fatto che siano un diritto irrinunciabile però non esime il dipendente dal rispettare determinati paletti e regole, normative e di buon senso. Vediamone qualcuna. Se ti hanno appena assunto e vuoi capire meglio la questione delle ferie, il periodo di preavviso, come richiederle e quando, dai un’occhiata a questo articolo.

Ferie: cosa sono?

Questo diritto irrinunciabile di ogni lavoratore dipendente consiste in un periodo abbastanza prolungato di riposo, che gli consente di assentarsi da lavoro in modo giustificato, per ristorarsi e riposarsi dalle fatiche delle proprie mansioni, senza perdere neanche un centesimo del proprio stipendio. È il periodo di ferie annuali retribuite [2], possibilmente continuative, che spetta a chiunque sia dipendente di un’azienda. Quattro settimane è il numero di giorni minimo di ferie, sotto cui per legge [3] nessuno può andare, salvo poi la possibilità che in ogni contratto collettivo nazionale di categoria si possa stabilire un ulteriore periodo (si parla sempre al rialzo e mai al ribasso, cioè quei giorni minimi si devono garantire, salvo poter concedere un periodo più lungo).

Ferie: come maturano?

Appurato che il periodo di ferie minimo è di quattro settimane, ricordiamo altre due caratteristiche:

  • devono essere possibilmente continuative. Per legge (a meno che il proprio contratto di categoria non disponga diversamente) il lavoratore ha diritto ad almeno 2 settimane nel corso del periodo di maturazione, e altre due settimane entro i 18 mesi successivi al termine del periodo di maturazione;
  • e poi le ferie maturano, cioè crescono in base ai mesi lavorati in azienda.

La maturazione avviene durante i mesi di effettivo lavoro e anche nel corso dei periodi di assenza equiparati al lavoro (ad esempio la malattia, la maternità, l’infortunio, i permessi della 104, ecc).

Chi per un anno intero resta lì dove si trova, a lavorare nella stessa azienda, si gode i 26 giorni di ferie (salvo un periodo maggiore se previsto da contratto). In caso contrario si vanno a guardare i ratei di ferie maturati, proporzionalmente ai mesi lavorati: ogni mese equivale a un rateo pari a un dodicesimo del totale annuo spettante.

In sostanza: il tuo normale periodo di ferie è 26 giorni l’anno. Ogni mese che lavori ti spettano 2.166 giorni di ferie (26/12).

Chi decide il periodo di ferie?

Sempre il nostro codice civile [4] informa il lavoratore che le ferie non possono essere prese in autonomia, senza consultare il capo e fregandosene delle esigenze aziendali. Tutt’altro: il datore di lavoro normalmente stabilisce il periodo in cui i propri dipendenti possono prenotare le ferie (il piano ferie), in base alle esigenze dell’azienda e, ovviamente, a quelle dei dipendenti.

È abbastanza normale vederci rifiutare dal nostro datore di lavoro la richiesta di ferie ad agosto, se lavoriamo in un bar a 50 metri dal mare in una cittadina turistica! È più plausibile che ce le conceda a novembre.

Nello stabilire il periodo di ferie, il datore deve comunicare ai dipendenti il periodo stabilito per prenderle. E deve farlo con periodo di preavviso sufficiente. In base a ciò ognuno presenta la propria richiesta, che dovrà essere autorizzata: in pratica il datore può confermare la nostra richiesta oppure proporci un’altra data, più consona alle esigenze aziendali.

Il datore può certamente rifiutare il periodo di ferie scelto da un dipendente, ma lo deve opportunamente motivare con esigenze di natura organizzativa. Non vale il rifiuto immotivato.

Solitamente, le prime due settimane di ferie coincidono con la chiusura aziendale: in quel periodo sicuramente non procurerai danno alla produzione, tanto l’azienda è chiusa.

Ferie: come chiederle?

Dal paragrafo precedente è chiaro come, per essere autorizzate, le ferie vadano ovviamente richieste. Ma come? la richiesta ferie deve essere scritta. Solitamente la forma viene stabilita dallo stesso datore di lavoro, che stila un modello uguale per tutti, da compilare e consegnare, a lui o all’ufficio risorse umane. In teoria, se manca un richiamo al regolamento nel contratto e nel regolamento aziendale, si potrebbe anche presentarla in forma orale. Ma questo comporta notevoli rischi (ad esempio quello di vedersi piombare tra capo e collo accuse di assenze ingiustificate). Quindi la forma scritta docet.

Ferie: quale periodo di preavviso?

Questa richiesta scritta però non può essere consegnata quando fa più comodo. Il dipendente deve comunque rispettare un congruo periodo di preavviso, che può essere comunicato dall’azienda o essere inserito nel contratto collettivo di categoria.

Il periodo di preavviso ferie incombe quindi su entrambe le parti: sul datore, che deve comunicare con largo anticipo il piano stabilito per le ferie annuali (e le eventuali modifiche successive) e sul dipendente, che deve comunicare con congruo anticipo la propria richiesta specifica di ferie, rispettando i termini del contratto.

Va da sé come se il giorno 10 aprile presentiamo la richiesta di ferie per il 12 aprile, possa esserci qualche problema di autorizzazione.

Cosa succede se non rispetti il periodo di preavviso per la richiesta delle ferie? Succede che il datore è autorizzato a rifiutartele senza fornirti motivazioni legate ad esigenze organizzative. Potrà concederti soltanto le ore di ferie richieste compatibilmente con le esigenze dell’azienda. Così è stato stabilito dalla Cassazione [5] in una recente ordinanza.

Ferie: posso farle nel periodo di preavviso licenziamento?

Mettiamo che il tuo datore abbia deciso di licenziarti. Il tuo rapporto di lavoro con quell’azienda si concluderà. La legge in questi casi chiede un congruo periodo di preavviso da rispettare, stabilito di norma dai contratti di categoria, che ti deve essere garantito. Così come lo chiede anche nel caso fossi tu a dimetterti per ragioni tue.

Il tuo periodo di preavviso è di 30 giorni. Ti chiedi quindi se puoi godere delle ferie rimaste, senza perderle. Il codice civile parla chiaro: il periodo di preavviso di licenziamento (o dimissioni) non entra nel computo delle ferie.

In sostanza, l’arco di tempo che va dalla comunicazione del licenziamento fino al giorno in cui raccogli gli scatoloni e svuoti la scrivania, non deve arrecare danni alle parti. Per cui il lavoro durante questo periodo deve essere svolto in modo regolare e senza interruzioni. Se hai ferie arretrate possono avverarsi diverse situazioni, anche in base agli accordi che prendi col datore:

  • non le fai. Lavori fino alla fine e al termine del contratto queste ti saranno pagate;
  • oppure, se ti vengono comunque concesse, il decorso del periodo di preavviso si considera sospeso e riprenderà dal giorno del tuo rientro in azienda, per l’arco di tempo corrispondente alle ferie fatte;
  • è possibile rinunciare volontariamente al preavviso, per il periodo corrispondente alle ferie godute. In questo caso verrà firmato un accordo tra dipendente e datore.
  • Se ti hanno licenziato per giusta causa o ti sei dimesso giusta causa, non c’è alcun preavviso, perché licenziamento e dimissioni hanno effetto immediato.

note

[1] Art. 36 Cost.

[2] Art. 2109 cod. civ.

[3] Art. 10 d.lgs. n. 66/03 dell’8 aprile 2003 (modificato dal d. lgs n. 213/04 del 19 luglio 2004.

[4] Art. 2109 cod. civ.

[5] Cass. ord. n. 6411/18 del 15 marzo 2018.

Autore immagine: Pixabay

Per avere il pdf inserisci qui la tua email. Se non sei già iscritto, riceverai la nostra newsletter:

Informativa sulla privacy
DOWNLOAD

ARTICOLI CORRELATI

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema. Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 



NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI