Diritto e Fisco | Articoli

Nasce il brevetto unico europeo

10 Marzo 2013 | Autore:
Nasce il brevetto unico europeo

A partire dal 2014, in tutto il territorio europeo (tranne Italia e Spagna) sarà possibile registrare le invenzioni con un solo atto: la registrazione così fatta varrà su tutto il territorio dell’Unione Europea.

Dopo anni di contrasti e discussioni, l’11.12.2012 il Parlamento europeo ha detto sì al brevetto unico europeo o “brevetto unitario”, vale a dire di un singolo brevetto che avrà valore in tutti gli Stati membri dell’Unione Europea. Si offre quindi agli inventori e alle imprese europee uno strumento unico per proteggere le invenzioni, che attualmente ha valore in 25 Stati dell’Unione, restando escluse l’Italia e la Spagna,  avendo contestato la scelta delle lingue inglese, tedesco e francese quali uniche obbligatorie. Il brevetto unitario entrerà in vigore a partire da gennaio 2014 e avrà una validità di 20 anni a decorrere dal deposito della relativa domanda.

Lo strumento serve a rafforzare il mercato unico dando alle imprese regole uniformi per registrare licenze a protezione di invenzioni con un solo atto in tutti i Paesi UE.

Le nuove regole  serviranno a ridurre i costi dei brevetti. Infatti, in questo modo, con un’unica registrazione valevole in tutta la zona “Europa Unita”, anziché spendere gli attuali 36 mila euro, se ne pagheranno solo 4.700: un grosso vantaggio per le piccole e medie aziende che vogliano difendere i loro diritti sulle invenzioni.

Si tratta di una svolta di notevole portata per l’economia europea e in particolare per le piccole e medie imprese che puntano sull’innovazione e che, in forza di un brevetto unico meno costoso (proprio perché costerà il 70-80% in meno rispetto al costo attuale per la protezione delle proprie invenzioni a livello continentale) e difficile da ottenere, possono sperare di lavorare in diversi Paesi membri dell’Unione. Si ricorda che esiste già un “brevetto europeo”, detto brevetto comunitario, che però non è un titolo unitario valido in tutti gli Stati membri, bensì un “fascio” di brevetti nazionali, con le conseguenti problematiche di traduzione e di tasse per ogni Paese, oltre che di tutela giudiziale  nazionale contro le contraffazioni, che può comportare decisioni contraddittorie tra gli Stati.

Il sistema unitario risolve quindi tutti questi problemi e avrà certamente una notevole utilizzazione. L’Italia e la Spagna potranno ripensarci, ed è anzi auspicabile che lo facciano, traducendosi il loro “campanilismo linguistico” in uno svantaggio competitivo per le imprese italiane e spagnole: del resto sono decenni che in ambito tecnico brevettuale si lavora in inglese, essendo marginali le lingue francese e tedesca. C’è  da dire che l’Italia sarebbe stata favorevole ad un regime monolinguistico (solo inglese), certamente più sensato di quello trilingue, che alla fine è stato adottato. In ogni caso il nostro Paese ha poi aderito alla risoluzione sulla Corte unitaria dei brevetti ed è realistico quindi attenderci benefici per tutti: non potrà che uniformarsi alla fine in tutta Europa la giurisprudenza in materia di brevetti, e le imprese italiane che operano anche all’estero potranno evitare le lungaggini della nostra giustizia civile ottenendo dalla Corte sentenze esecutive anche in Italia.

I brevetti saranno comunque accessibili in tutte le lingue Ue grazie a un sistema di traduzioni automatiche. Le spese di traduzione saranno totalmente rimborsate per le PMI, le organizzazioni no profit, le università e le organizzazioni pubbliche di ricerca con sede nell’UE.

Ora che nel mese di febbraio di quest’anno si è raggiunto l’accordo sulla sede della Corte  (Parigi, sede centrale, Londra per la divisione chimico-farmaceutica, Monaco di Baviera per il settore meccanico), inizieranno ad applicarsi le nuove regole, che una volta operative aumenteranno il potenziale di invenzioni e innovazioni nel mercato unico europeo e rafforzeranno la competitività.

 

 



Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema (max 1000 caratteri). Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA

Canale video Questa è La Legge

Segui il nostro direttore su Youtube