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Multe: da quando parte il termine per la notifica?

22 Marzo 2018


Multe: da quando parte il termine per la notifica?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 22 Marzo 2018



Qualora la contravvenzione non possa essere contestata immediatamente il verbale deve essere notificato entro 90 giorni dal giorno della violazione. Ecco i casi in cui il termine può essere allungato.

Hai ricevuto una contravvenzione per violazione del codice della strada ma, nel leggere attentamente il verbale, ti sei accorto che sono ormai trascorsi numerosi giorni da quando l’autovelox ti ha fotografato. A memoria, ricordi bene che, per legge, il Comune ha massimo 90 giorni per notificare la multa. Così, forte del fatto che i termini sono ormai decorsi, ti rechi al Comando della polizia municipale per chiederne l’annullamento. Lì però ti dicono che tutto è in regola: i 90 giorni per la spedizione della contravvenzione, infatti, decorrono non da quando è stato violato il codice della strada ma da quando è stato formato il verbale all’interno dell’ufficio dei vigili urbani, e ciò è avvenuto alcune settimane dopo lo scatto della fotografia. A ragionare così, però – gli fai capire – il Comune potrebbe spostare in avanti il termine di notifica dei 90 giorni a proprio piacimento, senza poter essere contestato dal cittadino. Chi ha ragione in questo caso? In altre parole, per le multe, da quando parte il termine per la notifica (ossia la consegna) all’automobilista? La questione è stata decisa ieri da una interessante ordinanza della Cassazione [1]. Ecco cosa è stato detto in questa occasione che, non per caso, ha riguardato il Comune di Milano, già noto in passato per aver inviato verbali con diversi mesi di ritardo.

Il termine entro cui notificare la multa

Partiamo, come sempre, da ciò che dice la legge [2] e, nel caso di specie, il codice della strada. Questo stabilisce che «Qualora la violazione non possa essere  immediatamente contestata,  il  verbale,  con  gli   estremi   precisi   e dettagliati della  violazione  e  con  la  indicazione  dei motivi  che  hanno  reso   impossibile  la   contestazione immediata, deve, entro  novanta  giorni  dall’accertamento,  essere  notificato  all’effettivo  trasgressore o,  quando  questi non sia stato identificato e si tratti di violazione  commessa dal conducente di un veicolo a motore,  munito  di  targa» al proprietario per come risulta dal Pra alla data dell’accertamento.

Cerchiamo di capire cosa sta a significare questa norma.

La regola vuole che il verbale debba essere contestato immediatamente al conducente. Significa che la polizia deve fermare il trasgressore nel corso della marcia e consegnargli la multa. Questa operazione però non sempre è possibile e la legge ammette infatti la deroga in alcuni specifici casi come ad esempio al passaggio con il semaforo rosso, impossibilità di raggiungere un veicolo lanciato ad eccessiva velocità; attraversamento di un incrocio con il semaforo indicante la luce rossa; sorpasso vietato; accertamento con autovelox su tratti di strada ove l’arresto del mezzo potrebbe costituire un pericolo per la circolazione, ecc. (leggi Quando non è necessaria la contestazione immediata della contravvenzione).

Ebbene, tutte le volte in cui non è possibile la contestazione immediata, l’agente accentratore individua il proprietario del mezzo sulla base di quello che risulta al Pubblico Registro Automobilistico (Pra) e gliela spedisce a casa con raccomandata a.r. o con messo comunale (è la cosiddetta notifica).

Entro quanto tempo deve arrivare la multa a casa dell’automobilista?

Se nel caso di contestazione immediata della multa al momento dell’infrazione, non si pone affatto il problema del rispetto del termine dei 90 giorni per la notifica della multa – visto che la stessa viene consegnata sul posto – la questione, come anticipato, si pone nei casi di contestazione differita. Di solito si tratta quasi sempre delle multe prese con l’autovelox visto che è necessario prendere visione delle numerose foto scattate dall’apparecchio, collegare ciascuna di questa a una targa per poi risalire all’effettivo proprietario del mezzo tramite indagine al Pra.

La notifica della multa – così recita testualmente il codice della strada – deve avvenire «entro 90 giorni dall’effettivo accertamento». Ma cosa si intende con il termine effettivo accertamento? Si deve prendere a riferimento il giorno dell’infrazione o quello successivo in cui la fotografia viene “visionata” all’ufficio della polizia e lì compilato il verbale? Il problema sorge perché tra i due momenti può passare anche diverso tempo e, in tali ipotesi, il termine a disposizione dell’amministrazione per la notifica potrebbe essere ridottissimo.

A seconda della soluzione avallata, il termine dei 90 giorni inizierà a decorrere dal momento stesso della violazione oppure, nel secondo caso, dalla identificazione, da parte della pubblica amministrazione, del soggetto interessato.

La Cassazione sposa la prima tesi: quella cioè secondo cui i 90 giorni decorrono dal giorno della violazione, ossia da quando è stato commesso l’illecito e violato il codice. Quindi, se un automobilista viene fotografato dall’autovelox il 1° gennaio, la polizia deve portare la multa alle poste per la spedizione entro il 90° giorno successivo.

Quando è possibile notificare la multa dopo i 90 giorni dall’infrazione

Solo quando la contravvenzione non può essere immediatamente contestata, la notifica del verbale può subire uno slittamento ed essere prorogata: in tal caso, infatti, il termine dei entro 90 giorni dall’accertamento all’effettivo trasgressore.

Ciò può avvenire solo quando non è possibile individuare il luogo dove la notifica deve essere eseguita a causa della assenza oppure di mancanza delle necessarie informazioni identificative nei pubblici registri circa l’identità o la residenza del trasgressore.

Pertanto il Comune che notifica la multa oltre 90 giorni dall’effettiva violazione non può giustificarsi appigliandosi al problema di dover gestire un numero elevato di trasgressioni rilevate automaticamente dalla apparecchiatura apposita (autovelox o tutor), posto che l’effettività dell’azione dell’Amministrazione non può mai realizzarsi attraverso la compressione del diritto di difesa del trasgressore. Una diversa interpretazione finirebbe per far dipendere la decorrenza del termine che qui si analizza, da prassi logistiche interne, che ben possono risultare incostanti e differenti da ufficio ad ufficio.

note

[1] Cass. ord. n. 7066/18 del 21.03.2018.

[2] Art. 201 cod. str.

Corte di Cassazione, sez. VI Civile – 2, ordinanza 12 settembre – 21 marzo 2018, n. 7066
Presidente D’Ascola – Relatore Picaroni

Fatto e diritto

Ritenuto che il Tribunale di Milano, con sentenza depositata il 10 novembre 2015, ha rigettato l’appello proposto dal Comune di Milano avverso la sentenza del Giudice di pace di Milano n. 1612 del 2015, e nei confronti di L.E., e per l’effetto ha confermato l’annullamento del verbale di accertamento della violazione dell’art. 142, comma 8, cod. strada;
che la violazione era stata registrata dal sistema di rilevamento automatico in data 25 maggio 2014, e il verbale di accertamento è stato notificato in data 1 dicembre 2014;
che il Tribunale ha condiviso il rilievo del Giudice di pace, che aveva accolto l’eccezione di tardività della notifica del verbale di accertamento;
che per la cassazione della sentenza ha proposto ricorso il Comune di Milano, sulla base di un motivo anche illustrato da memoria;
che resiste con controricorso L.E.;
che il relatore ha formulato proposta di decisione, ai sensi dell’art. 380-bis cod. proc. civ., di manifesta infondatezza del ricorso;
che con l’unico motivo il Comune di Milano denuncia violazione e falsa applicazione dell’art. 201 cod. strada, e contesta che, nel caso di rilevamento automatico dell’infrazione, l’accertamento dell’illecito avviene necessariamente in un momento successivo e richiede un’attività istruttoria complessa – a mezzo dell’esame dei fotogrammi e l’incrocio dei dati – finalizzata a riscontrare il nesso tra il veicolo di cui è stato registrato il transito e la proprietà dello stesso;
che, pertanto, il momento dal quale decorre il termine per la notifica del verbale non può che coincidere con quello dell’effettivo accertamento dell’infrazione, che nel caso in esame avvenuto entro il termine di novanta giorni;
che, in ogni caso, doveva ritenersi congruo il termine intercorso tra il rilevamento automatico dell’infrazione e la notifica del verbale di accertamento, in quanto proporzionato alla quantità di violazioni commesse nei luoghi nei quali il Comune ha predisposto il sistema di rilevamento automatico della velocità dei veicoli in transito;
che la doglianza è manifestamente infondata;
che il Tribunale ha escluso la congruità del periodo di cinque mesi che l’Amministrazione comunale ha impiegato per verificare la sussistenza degli elementi oggettivi e soggettivi della violazione e notificare il verbale al trasgressore;
che l’affermazione, argomentata sul rilievo della relativa semplicità del riscontro dei dati (dalla targa dell’autovettura memorizzata dall’apparecchiatura di rilevamento automatico, all’identificazione del titolare), e dall’assenza di allegazioni circa la particolare difficoltà dell’accertamento, risulta immune da vizi;
che, in tema di sanzioni amministrative derivanti da infrazione del codice della strada, questa Corte regolatrice ha già chiarito che, qualora sia impossibile procedere alla contestazione immediata, il verbale deve essere notificato al trasgressore entro il termine fissato dall’art. 201 cod. strada (novanta giorni, a seguito della modifica apportata con l’art. 36 della legge n. 120 del 2010, applicabile ratione temporis alla fattispecie in esame), salvo che ricorra l’ipotesi prevista dall’ultima parte del citato art. 201, e cioè che non sia individuabile il luogo dove la notifica deve essere eseguita per mancanza dei relativi dati nel Pubblico registro automobilistico o nell’Archivio nazionale dei veicoli o negli atti dello stato civile (per tutte, Cass. 25/03/2011, n. 6971; Cass. Sez. U. 09/12/2010, n. 24851);
che la ratio che sorregge l’ipotesi residuale, e giustifica la decorrenza del termine dal momento in cui l’Amministrazione sia posta in condizione di identificare il trasgressore o il suo luogo di residenza, è invocabile soltanto in presenza di situazioni di difficoltà di accertamento addebitabili al trasgressore (tardiva trascrizione trasferimento della proprietà del veicolo; omissione di comunicazione del mutamento di residenza), ma non quando, come nella specie, la difficoltà è connessa all’attività dell’Amministrazione, chiamata a gestire un numero elevato di violazioni registrate dai rilevatori di velocità, posto che l’effettività dell’azione dell’Amministrazione non può mai realizzarsi attraverso la compressione del diritto di difesa del trasgressore;
che la questione attiene al bilanciamento tra le esigenze dell’Amministrazione e il diritto di difesa del trasgressore, ed è stata oggetto a più riprese di interventi della Corte costituzionale;
che già con la sentenza n. 255 del 1994 il Giudice delle leggi osservò che il termine di notificazione, all’epoca di centocinquanta giorni, doveva ritenersi “contenuto in limiti tollerabili nel bilanciamento delle contrapposte esigenze, anche se ciò non può significare in futuro una illimitata libertà del legislatore. Questi non potrebbe non tener conto dei profili prospettati nell’ordinanza di rinvio, che avverte le difficoltà cui va certamente incontro il destinatario della contestazione, ai fini della predisposizione della propria difesa, quanto più remota è la data in cui si è svolto il fatto rispetto alla contestazione stessa. Un ulteriore prolungamento del termine non potrebbe, perciò, non porre dubbi di costituzionalità in termini di ragionevolezza”;
che, nella stessa pronuncia, si rilevava che “ad eventuali difficoltà di ordine organizzativo, cui finora si è ritenuto di far fronte con il prolungamento dei termini, ben potrebbe ovviarsi con misure tali da assicurare un più equo contemperamento fra le contrapposte esigenze, realizzando cioè, in armonia con l’art. 97 della Costituzione, una migliore efficienza degli uffici amministrativi che oggi è più facile ottenere con l’ausilio dei mezzi offerti dalla più avanzata tecnologia, certamente in grado di soddisfare le esigenze dell’amministrazione, senza creare ulteriori difficoltà ai soggetti destinatari della contestazione”;
che successivamente, con la sentenza n. 198 del 1996, la Corte costituzionale, muovendo nel solco dei principi enunciati dal precedente dictum, ha dichiarato l’illegittimità, per violazione dell’art. 24 Cost., dell’art. 201, primo comma, del d.lgs. n. 285 del 1992 (Nuovo codice della strada), “nella parte in cui, nell’ipotesi di identificazione dell’effettivo trasgressore o degli altri responsabili avvenuta successivamente alla commissione della violazione, fa decorrere il termine di centocinquanta giorni per la notifica della contestazione dalla data dell’avvenuta identificazione, anziché dalla data in cui risultino dai pubblici registri l’intestazione o le altre qualifiche dei soggetti responsabili o comunque dalla data in cui la pubblica amministrazione è posta in grado di provvedere alla loro identificazione”;
che, sulla scorta dei principi richiamati, tenuto conto della evoluzione dei sistemi di rilevamento dei dati utilizzabili ai fini della identificazione del trasgressore e del luogo utile per la notifica, il legislatore del 2010 ha ridotto il termine da centocinquanta a novanta giorni, così attuando un ragionevole bilanciamento tra opposte esigenze di rango costituzionale (artt. 97 e 24 Cost.), e la giurisprudenza di questa Corte è pervenuta all’interpretazione dell’art. 201 cod. strada già i richiamata, a cui va dato seguito;
che il ricorso è rigettato e il ricorrente è condannato alle spese, nella misura liquidata in dispositivo;
che sussistono i presupposti per il raddoppio del contributo unificato.

P.Q.M.

La Corte rigetta il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese del presente giudizio, liquidate in complessivi Euro 700,00, di cui Euro 200,00 per esborsi, oltre spese generali e accessori di legge.
Ai sensi dell’art. 13, comma 1-quater, del d.P.R. n. 115 del 2002, dichiara la sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso, a norma del comma 1-bis dello stesso art. 13.


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