Diritto e Fisco | Editoriale

Come il fisco fa i controlli sulle persone fisiche

23 marzo 2018


Come il fisco fa i controlli sulle persone fisiche

> Diritto e Fisco Pubblicato il 23 marzo 2018



Non solo imprenditori, lavoratori autonomi e liberi professionisti: anche i lavoratori dipendenti e i disoccupati finiscono sotto la lente dell’Agenzia delle Entrate. Ecco come.

Liste selettive: è questa la parola chiave su cui si basano quasi sempre i controlli fiscali sui contribuenti. L’Agenzia delle Entrate e la Guardia di Finanza, di solito con cadenza annuale, stilano le liste di coloro che sono a maggior rischio evasione e focalizzano, in modo differente, i controlli su macro categorie di contribuenti: grandi contribuenti, medie imprese, imprese minori e lavoratori autonomi, enti non commerciali e, infine, persone fisiche tra le quali vi rientrano tutti i tipi di lavoratori e non, ivi compresa la categoria dei dipendenti. E non conta il fatto che questi ultimi abbiano un reddito fisso e certo, erogatogli dall’azienda in modo tracciabile e su un conto corrente “trasparente”; nulla esclude, infatti, che possano avere altre fonti di entrata non dichiarate come, ad esempio, redditi da locazione in nero, proventi da un secondo lavoro non regolarizzato, vendite tramite internet non fatturate, ecc. In questo scenario non si salvano neanche i disoccupati, ai quali – seppur non al centro dei grandi controlli – è comunque riservata attenzione per verificare la compatibilità degli eventuali beni intestati: una casa, un’auto o altri beni di lusso che difficilmente potrebbero permettersi nelle loro condizioni.

A cambiare tra le varie categorie di contribuenti sono ovviamente le metodologie dei controlli. Se, ad esempio, sui lavoratori autonomi e sugli imprenditori acquista particolare importanza il controllo formale della dichiarazione dei redditi e la verifica degli studi di settore, sui lavoratori dipendenti lo strumento di maggio ausilio è il redditometro, accompagnato ora dal nuovo algoritmo che controlla la giacenza sui  conti: il risparmiometro. Ma procediamo con ordine e vediamo come il fisco fa i controlli sulle persone fisiche.

La strategia di controllo sulle persone fisiche

Indubbiamente, tra tutte le macro categorie di contribuenti, quella delle persone fisiche è la più variegata e ampia. La relativa strategia di controllo si basa su:

  • controlli automatizzati e formali delle dichiarazioni dei redditi;
  • accertamenti parziali automatizzati (soprattutto in relazione a redditi di lavoro dipendente, di fabbricati e di capitale);
  • accertamenti sintetici (attraverso l’analisi degli elenchi dei possessori di beni di lusso in leasing, delle auto di lusso, di particolari incrementi patrimoniali), con particolare utilizzo del redditometro;
  • verifica degli eventuali trasferimenti fittizi della residenza fiscale in Paesi a fiscalità privilegiata.

Chi fa i controlli

Principio di base per le verifiche fiscali fatte dallo Stato è quello della cooperazione, detta compliance, tra chi controlla e chi è controllato. L’agenzia delle entrate è l’ente che si occupa, fattivamente, nei diversi modi, di raccogliere da diverse banche dati e fonti, tutte le informazioni necessarie a rintracciare eventuali difformità rispetto alle dichiarazioni dei redditi.

L’Agenzia delle entrate a sua volta si vale dei propri ispettori e della Guardia di Finanza.

Chi sono gli informatori?

Ovviamente l’agenzia delle entrate non ottiene queste informazioni solo tramite le denunce dei redditi dei cittadini ma anche da altre fonti che sono livelli propri informatori. Lo sono gli istituti di credito, le banche, le assicurazioni, le pubbliche amministrazioni, i Comuni, gli altri enti locali, persino le società commerciali che forniscono l’elenco di clienti e fornitori. Ma potresti essere tu stesso nel momento in cui concludi un contratto con l’indicazione del tuo codice fiscale (pensa a un affitto, un pacchetto viaggi o a un mutuo).

Ovviamente nessuno verrà ad avvisarti il giorno prima dell’invio dei tuoi dati all’agenzia delle entrate. Le informazioni verranno inviate al fisco per via telematica senza alcun preavviso. Ecco perché il primo modo per evitare problemi con il fisco è tenere una buona contabilità, denunciare tutto e avere un buon commercialista come consulente.

Verifica dei dati nell’Anagrafe tributaria

L’Agenzia delle Entrate può comunque gestire i controlli sulla base delle informazioni che trova all’interno dell’Anagrafe tributaria, la banca dati ove risultano tutti i redditi ricevuti dai contribuenti da parte di privati e pubbliche amministrazioni. Lì potrebbe verificare la presenza, ad esempio, di immobili eventualmente dati in affitto o con un reddito inferiore rispetto al valore di mercato (circostanza che darebbe luogo a un rilassamento).

Verifica dei dati presenti nell’Anagrafe dei conti correnti

In realtà si chiama Anagrafe dei rapporti tributari ed è il maxi database costituito da tutte le informazioni che le banche inviano all’Agenzia delle Entrate. In esso si può trovare di tutto: dal numero dei conti correnti posseduti alla relativa giacenza, dai prelievi (che comunque non possono essere sottoposti a controllo) ai versamenti e bonifici ricevuti (che, invece, vanno sempre giustificati), dalle cassette di sicurezza a tutti i rapporti finanziari intrattenuti come ad esempio i pacchetti titoli.

Separazioni fittizie

Sotto il controllo dell’Agenzia delle Entrate finiscono anche le numerose separazioni fittizie, relative a coppie regolarmente coniugate che si separano consensualmente – però in modo fittizio – al solo fine di ottenere vantaggi fiscali, quali la riduzione delle:

  • imposte sui redditi (attraverso la deducibilità degli assegni periodici corrisposti al coniuge redditualmente più debole e la contemporanea imponibilità, con aliquote minori, in capo a quest’ultimo del medesimo importo, dedotto dal coniuge redditualmente più forte);
  • imposte locali;
  • imposte indirette (registro o IVA) applicabili alle compravendite della prima casa.

Le separazioni fittizie vengono controllate dalla Guardia di Finanza, ma sempre più spesso lo stesso Inps tende a effettuare verifiche a tavolino degli assegni sociali riconosciuti a soggetti che, sebbene formalmente separati, continuano a convivere con l’ex coniuge.

Redditometro

Sicuramente la maggior parte dei controlli fiscali sulle persone fisiche viene realizzato tenendo sotto controllo il volume di spesa da queste sostenuto e la compatibilità dello stesso rispetto al reddito dichiarato. Un algoritmo dell’Agenzia delle Entrate, meglio noto come redditometro, verifica tutte le incongruenze e, se le uscite superano il 20% delle entrate, si innesca un meccanismo volto a verificare la regolarità dei dati dichiarati. Si pensi al caso di una persona che acquista un’auto di 50mila euro con un reddito di poco più di mille euro al mese o a un’altra che abbia intestate due case sebbene abbia un contratto part-time. In pratica, il fisco che nota delle spese eccessive chiama il contribuente a giustificarsi, chiedendogli di dar prova di come si è procurato i soldi per l’acquisto e il successivo mantenimento dei beni (ci sono beni come gli immobili e i veicoli che chiedono infatti degli impegni monetari costanti per tasse e manutenzione).

Sotto la lente d’ingrandimento dell’Agenzia delle Entrate finiscono i beni di lusso, i mutui, i canoni di affitto, i viaggi, le autovetture e i motocicli, le assicurazioni e le polizze vita e tutto ciò che viene acquistato fornendo il codice fiscale (le spese con rilascio dello scontrino restano invece anonime).

Il contribuente può difendersi sostenendo che il maggior reddito (rispetto a quello dichiarato) è stato ottenuto mediante:

  • donazioni (bisognerà fornire una prova documentale della provenienza del reddito);
  • contributi di familiari conviventi titolari di un reddito compatibile con il maggior volume di spesa;
  • altri redditi esenti;
  • redditi già tassati alla fonte come ad esempio le vincite al gioco;
  • risarcimenti del danno (si pensi a un grosso indennizzo da sinistro stradale o da licenziamento);
  • mutui o altri prestiti;
  • un lascito ereditario, ecc.

Il risparmiometro

Di recente, l’Agenzia delle Entrate, nell’ottica di concentrare le proprie analisi sui dati bancari in proprio possesso grazie all’Anagrafe dei rapporti finanziari, ha messo a punto un nuovo strumento che consente di verificare (oltre alle spese sostenute anche) il risparmio del contribuente. Il ragionamento è semplice: un uomo che guadagna 1.500 euro al mese non può avere, sul proprio conto, alla fine dell’anno, 18mila euro perché significherebbe che non ha mai fatto un prelievo e, quindi, che ha “mangiato” con altri redditi evidentemente evasi.

Strumenti di controllo

Gli strumenti che consentono all’AF di esercitare i poteri di controllo possono essere distinti in tre categorie:

  • acquisizione, tramite banche dati o tramite richieste di informazioni a terzi soggetti diversi da quello sottoposto a controllo, di informazioni e notizie utilizzabili per l’accertamento nei confronti di quest’ultimo;
  • invio al soggetto sottoposto o da sottoporre a controllo di richieste di informazioni, dati, documenti o inviti a comparire, per reperire e acquisire elementi utili ai fini dell’accertamento nei suoi confronti;
  • intervento diretto presso i luoghi in cui il soggetto sottoposto a controllo esercita la propria attività o presso locali diversi da quelli di svolgimento dell’attività ma comunque riferibili allo stesso (es. abitazione, autoveicoli, ecc.).

note

Autore immagine: 123rf com


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