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Lo sai che? Udienza: cos’è e come funziona

Lo sai che? Pubblicato il 25 marzo 2018

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> Lo sai che? Pubblicato il 25 marzo 2018

L’udienza è l’incontro tra il giudice e i difensori delle parti, ossia gli avvocati, che si tiene nel corso di un processo.

Se non sei mai entrato in un tribunale avrai probabilmente un’idea del processo più simile a quella dei film americani, con un giudice che domina l’aula ed accanto, da un lato, la giuria e, dall’altro, l’imputato; gli avvocati, invece, eretti davanti a lui, si scannano a suon di arringhe, di citazioni di leggi, articoli e sentenze. Sembra un dipinto perfetto, così poetico che verrebbe la voglia di sposare la professione solo per vivere di questa adrenalina. Purtroppo non è affatto così. Abbandona la fantasia e Hollywood: l’udienza di un processo italiano, sia esso civile che penale, è ben diversa da come viene comunemente immaginata. In particolare le cause civili hanno un rito molto meno solenne rispetto a quello penale e, per quanto regni sempre il rispetto nei confronti del giudice e dei colleghi avversari (o almeno così dovrebbe essere), è tutto molto più confuso e disordinato. Ecco perché, se ti stai chiedendo cos’è e come funziona l’udienza, è bene che te lo spieghi non un libro o un dizionario, ma uno che in tribunale ci lavora tutti i giorni, come appunto un avvocato. È proprio questo lo scopo di questo articolo: non solo cercheremo di dare una definizione di udienza il più vicino alla realtà, ma cercheremo anche di capire cosa succede in un’udienza e perché, in una causa, ce ne sono tante.

Cos’è l’udienza?

Innanzitutto dobbiamo dire che non esiste un unico tipo di udienza, ma tante a seconda del tipo di processo (civile o penale) e di causa (ci sono, ad esempio, nel penale l’udienza preliminare, l’udienza dibattimentale, ecc.; nel civile l’udienza di comparizione delle parti, l’udienza di precisazione delle conclusioni, l’udienza dei riti sommari, ecc.). In generale, però il concetto di udienza può essere così sintetizzato: l’udienza è quel momento in cui il giudice si incontra con le parti o con i loro difensori (gli avvocati). Difatti un processo si basa su una parte di confronto diretto tra le parti e di dialettica reciproca – il che avviene appunto in udienza – e di un’altra parte di studio e decisione, che invece avviene fuori dall’udienza (ad esempio: gli avvocati, nel presentare le proprie richieste, redigono le note nel proprio studio legale; il giudice, nel decidere le prove da ammettere o nell’emettere la sentenza, lo fa dalla propria scrivania, comunicando poi il provvedimento alle parti costituite).

Dunque, l’udienza è quel momento in cui – comunicato in anticipo agli avvocati – il giudice riceve questi ultimi in un’aula di tribunale per ascoltare le reciproche difese e richieste.

Attenzione a non confondere i termini: quando si dice «il giudice mi ha dato udienza» si intende di solito che il giudice, nel proprio ufficio e al di fuori delle normali dinamiche e tempi del processo, ha ricevuto un avvocato e ha sentito ciò che questi aveva da chiedergli. Si tratta quindi di un incontro informale che non segue alcuna regola e che non ha alcun rilievo all’interno del processo.

Cosa succede durante l’udienza?

Come detto, l’udienza è il luogo di incontro tra giudice e avvocati; di norma gli assistiti non partecipano, salvo rari casi (ad esempio, quando il giudice deve interrogare le parti personalmente). Al di là delle varie differenze tra udienza civile e penale, possiamo genericamente dire che lo scopo dell’udienza è consentire un dialogo orale tra difensori e magistrato, benché ormai tutto il processo sia essenzialmente scritto e tutto ciò che viene argomentato a voce dai legali è già scritto nei loro atti processuali o lo sarà in seguito. Ecco perché molte udienze sono ormai diventate puramente formali: gli avvocati si limitano a riportarsi ai loro scritti.

Raramente un processo è costituito da una sola udienza (ciò succede – e non sempre – nei riti sommari del processo civile come ad esempio nei procedimenti rivolti a reintegrare il possesso o ad emettere un provvedimento d’urgenza). Al contrario, le cause sono costituite da più udienze: in ciascuna di esse si svolge un’attività differente a seconda delle cadenze e tempi prefissati dal codice di procedura civile. Tanto per fare un esempio: nell’ambito di un processo civile c’è una “prima udienza” in cui il giudice verifica la regolare costituzione delle parti e sente eventuali chiarimenti da parte degli avvocati; ci sono una serie di udienze in cui il giudice sente i testimoni; c’è un’ultima udienza in cui il giudice invita le parti a precisare le conclusioni (l’arringa finale). Leggi Come funziona un processo civile.

Nel processo penale invece abbiamo l’udienza preliminare e l’udienza del dibattimento.

Come termina l’udienza?

L’udienza, di norma, dovrebbe terminare con la decisione del giudice in merito alle richieste fatte in quel momento dagli avvocati e con il rinvio ad altra udienza per le attività successive del processo. Avviene però sempre più spesso che il magistrato decida di riservarsi: il che significa che non decide subito, ma nei giorni successivi, dopo aver analizzato la questione più attentamente dal proprio studio. Emetterà allora un provvedimento che la cancelleria comunicherà ai difensori con l’esito della decisione.

Se invece il processo è già maturo per la decisione, il giudice non rinvia ad altra udienza ma – questo è il termine tecnico – «trattiene la causa per la decisione» ossia si riserva per emettere la sentenza. Di solito nel processo civile ciò avviene dopo diverse settimane (se non mesi); nel processo penale invece può avvenire immediatamente.

All’udienza devono andare solo gli avvocati?

Quasi sempre alle udienze partecipano solo gli avvocati per conto dei loro assistiti che, pertanto, possono stare tranquillamente a casa. La loro presenza non è necessaria né può influire sull’esito della causa. Si tratta infatti di attività tecniche. Del resto il giudice è autorizzato a sentire e trascrivere solo ciò che dicono gli avvocati e non quello che eventualmente dovessero riferirgli le parti nel corso dell’udienza (ammesso che riescano a prendere la parola). Quando il giudice intende sentire le parti lo dice espressamente e lo mette a verbale. In tal caso è dovere dell’avvocato informare il proprio cliente che, pertanto, dovrà presentarsi in udienza.

Nell’ambito della fase istruttoria del processo, nell’udienza verranno ascoltati i testimoni che, pertanto, sono tenuti a presentarsi. Il testimone non può decidere di non andare in udienza, essendo la testimonianza un dovere giuridico sanzionato con una multa e con l’accompagnamento coattivo in tribunale da parte delle autorità.

Quali sono i vari tipi di udienza

Come detto, i nomi delle udienze variano a seconda del tipo di processo (se civile o penale) e di procedura adottata nell’ambito dello specifico processo. Ad esempio ecco alcune delle udienze più frequenti:

  • udienza preliminare: è nell’ambito del processo penale e serve per stabilire se rinviare a giudizio o meno il reo;
  • udienza in camera di consiglio: si tratta di quei procedimenti speciali dove non c’è una vera e propria causa ma si decide su questioni di interesse comune come, ad esempio, lo stato di incapacità di una persona o la nomina dell’amministratore di sostegno;
  • udienza per la precisazione delle conclusioni;
  • prima udienza di comparizione delle parti e di ;
  • udienza per il tentativo di conciliazione;
  • udienza per sfratto;
  • udienza per il giuramento del Ctu;
  • udienza assegnazione somme a seguito di pignoramento mobiliare;
  • udienza ammissione prove;
  • udienza assegnazione somme pignoramento presso terzi;
  • udienza approvazione riparto;
  • udienza filtro in Cassazione;
  • udienza d’appello per la sospensiva della sentenza di primo grado;
  • udienza a porte chiuse;
  • udienza ammissione al passivo per il fallimento;
  • udienza approvazione rendiconto;
  • udienza per l’escussione dei testimoni.

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