Diritto e Fisco | Editoriale

Chi tradisce paga gli alimenti?

25 marzo 2018


Chi tradisce paga gli alimenti?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 25 marzo 2018



Coniuge infedele: l’addebito non comporta l’obbligo di pagare il mantenimento all’ex coniuge.

Chi tradisce cosa rischia? Se il marito dovesse scoprire che la moglie è stata infedele o la moglie riuscisse ad avere le prove dell’adulterio del marito, quali conseguenze subirebbe l’uno o l’altro? Il codice civile, è fatto noto, stabilisce che tra gli obblighi del matrimonio vi è quello della fedeltà, ma spesso si ignorano le conseguenze di tale illecito. E di fatti, girando su internet, abbiamo trovato titoli molto ingannevoli che possono generare confusione. Alcuni giornali online, poco pratici del diritto di famiglia, hanno infatti titolato «Chi tradisce paga gli alimenti» male interpretando il senso delle parole della Cassazione. In alcuni forum c’è chi si chiede se è vero che chi tradisce deve lasciare casa o che chi è tradito può mandare via di casa l’altro. E c’è anche chi teme che se il coniuge tradisce perde l’affidamento dei figli, cosa tutt’altro che vera o, peggio, perde la casa coniugale. Insomma, tanti luoghi comuni a cui bisogna dare subito una risposta chiara e semplice.

Cosa rischia chi tradisce?

Cosa rischia chi ha una relazione con l’amante e viene scoperto? Oltre a qualche piatto in faccia (cosa che peraltro darebbe diritto a sporgere querela per tentate lesioni) e a una richiesta di separazione, il coniuge che tradisce viene condannato dal giudice all’addebito. Che cos’è l’addebito? Non è innanzitutto una sanzione economica; non è una multa, né un reato. L’addebito è una sanzione civile consistente nella semplice dichiarazione di responsabilità per la fine del matrimonio. Questa dichiarazione ha solo due conseguenze, peraltro non sempre certe:

  • chi subisce l’addebito non può chiedere l’assegno di mantenimento o di divorzio all’ex coniuge, anche se il suo reddito è più basso o è disoccupato;
  • chi subisce l’addebito non può succedere (ossia diventare erede) dell’ex coniuge qualora questi muoia prima del divorzio (difatti, se dovesse morire dopo il divorzio, i diritti ereditari si perderebbero comunque, a prescindere dall’addebito).

Quindi non è vero che chi subisce l’addebito paga gli alimenti ma piuttosto non può chiederli qualora gli fossero spettati.

Se la moglie scopre che il marito, molto più ricco di lei, la tradisce, quest’ultimo è tenuto a pagarle il mantenimento non perché l’ha tradita ma perché il suo reddito è superiore.

Se il marito scopre che la moglie disoccupata ha l’amante non è tenuto a versarle l’assegno di mantenimento, visto che la colpa della fine del matrimonio è di quest’ultima.

Se il reddito del marito e quello della moglie di equivalgono e uno dei due è infedele all’altro, nessuno di loro avrà il diritto al mantenimento.

L’assegno di mantenimento e quello di divorzio infatti, non sono una sanzione per un comportamento colpevole ma sono solo una misura di assistenza a favore del coniuge più debole economicamente.

Non ha quindi molta importanza – se non da un punto di vista puramente morale – la dichiarazione di addebito a carico di chi, anche senza addebito, sarebbe comunque tenuto a pagare l’assegno di mantenimento. Può interessare solo a chi deve pagare il mantenimento se riesce a dimostrare che l’ex coniuge è stato infedele; in questo modo infatti può liberarsi da qualsiasi obbligo economico.

Quanto può constare essere infedeli?

Da quanto abbiamo detto possiamo ancora rispondere a un’altra ricorrente domanda: quanto può costare essere infedeli? Nulla a chi comunque sarebbe tenuto a versare il mantenimento con o senza addebito. Nulla anche in quelle situazioni in cui i due coniugi hanno lo stesso reddito.

Eccezionalmente l’infedeltà può comportare una condanna al risarcimento dei danni quando le modalità con cui si è consumato il tradimento sono state tali da arrecare una profonda ferita nel coniuge tradito. Per valutare l’ingiustizia del danno si valuta soprattutto l’offesa alla dignità e all’onore dell’altro coniuge. Non rileva cioè il fatto della relazione extraconiugale di per sé considerata; per configurare gli estremi del danno ingiusto rilevano invece gli aspetti esteriori dell’adulterio (magari particolarmente offensivi e oltraggiosi), come ad esempio il discredito determinato dall’adulterio sull’attività lavorativa del coniuge. Ad esempio, la Cassazione ha ritenuto che spetti il risarcimento del danno in caso di relazione extraconiugale del marito, ampiamente resa pubblica e quindi particolarmente frustrante e sofferta dalla moglie [1]. Un altro caso che può determinare il risarcimento del danno è quando, dopo la separazione, il marito si riconcilia con la moglie giurando fedeltà, senza però aver mai  interrotto il rapporto con l’amante [2]. Un’ultima ipotesi è quella di una relazione extraconiugale ostentata nei luoghi e nell’ambito sociale in cui si svolge la vita di relazione del coniuge tradito oppure nel caso di un coniuge che non faccia mistero di condurre l’amante nella casa coniugale costringendo l’altro a subirne la presenza [3].

Per quanto riguarda la misura del risarcimento del danno, questa varia a seconda delle prove offerte dal coniuge tradito in merito ai danni – evidentemente psicologici e alla vita di relazione – subìti. Di solito si tratta di qualche migliaio di euro.

Chi tradisce deve lasciare casa?

Anche questo è un luogo comune del tutto falso. La casa coniugale rimane al proprietario e, se di entrambi i coniugi, va divisa o, in alternativa, venduta (e il ricavato ripartito per quote uguali). Solo nell’ipotesi in cui la coppia abbia avuto figli, il giudice dispone la collocazione dei figli, insieme alla madre, all’interno della casa coniugale, in modo tale da farli crescere nello stesso ambiente domestico in cui erano prima della separazione e non provocare in loro traumi. L’assegnazione della casa infatti non è – al pari del mantenimento – una sanzione a carico di chi ha violato i doveri del matrimonio ma solo una misura assistenziale (in questo caso a favore dei figli e non della moglie).

La moglie tradita quindi non può sbattere fuori di casa il marito prima della sentenza di separazione. Paradossalmente, il marito tradito deve lasciare casa se il giudice riconosce alla moglie traditrice la collocazione dei figli e quindi l’assegnazione della casa familiare.

Chi tradisce perde l’affidamento dei figli?

Anche questo è un luogo comune. Non è affatto vero che chi tradisce non debba essere un buon padre o una madre. Le cose vanno invece in questo modo. Il giudice decide presso chi collocare i figli nell’interesse di questi ultimi. Di norma i figli in età scolare vengono affidati alla madre. Quindi è ben possibile che la moglie traditrice tenga casa e figli. Tuttavia l’affidamento è sempre congiunto: vuol dire che padre e madre mantengono stessi diritti e doveri sui minori, al di là di eventuali colpe relative alla fine del matrimonio. Dall’altro lato questo significa che l’ex moglie non può negare all’ex marito di vedere i figli solo perché lui l’ha tradita, e viceversa il marito non può rivendicare l’affidamento esclusivo dei figli solo perché la loro madre aveva l’amante.

note

[1] Cass. sent. n. 18853/2011

[2] Cass. sent. n. 19193/2015.

[3] Trib. Milano sent. del 22.11.2002.

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