Diritto e Fisco | Editoriale

Come avere soldi in prestito da privati

25 Marzo 2018


Come avere soldi in prestito da privati

> Diritto e Fisco Pubblicato il 25 Marzo 2018



Mutui online: come funzionano le piattaforme di socia lending e quali sono le più importanti. Fino a che cifre possono arrivare i finanziamenti.

Hai bisogno di un finanziamento, ma banche e finanziarie non te lo concedono perché hai poche garanzie, perché il tuo stipendio è troppo basso, perché sei stato segnalato alla Centrale Rischi oppure perché hai già il quinto dello stipendio pignorato o ceduto a qualche altro creditore per un precedente prestito. Non ti resta che rivolgerti ad amici e parenti; ma anche con loro le cose non vanno meglio. Eppure questa somma ti serve per uscire da un momento di difficoltà economica e ripartire da capo. Sei sicuro di poterla restituire in breve tempo. Ti chiedi così se esistono dei sistemi, magari anche su internet, che consentano dei mutui a basso prezzo e, ovviamente, vorresti che fossero sicuri per non cadere nelle mani degli strozzini e usurai. C’è una buona notizia per te: come esistono i social network di chi vuol condividere pensieri, immagini, video e curriculum professionale ci sono anche le piattaforme per chi cerca o vuole dare un finanziamento. Si chiamano social lending e sono una cosa diversa dal più famoso Crowfunding – nato invece per dare sostegno alle microimprese in fase di startup – perché si rivolgono proprio a privati come te che chiedono un aiuto economico. Dunque, se ti stai chiedendo come avere soldi in prestito da privati, ecco qualche utile suggerimento che potrà fare al caso tuo.

Si può avere un prestito tra privati?

Prima però di spiegarti come avere soldi in prestito da privati è bene fugare i dubbi in merito alla legittimità di tali operazioni. Sono perfettamente legale gli scambi di denaro tra privati così come i prestiti. Non bisogna essere una banca per dare un mutuo, a meno che questa non diventi un’attività professionale, continua e gestita nei confronti della collettività. Il mutuo è anche un contratto tra privati dove un soggetto (mutuante) dà in prestito a un altro soggetto (mutuatario) una somma di denaro a condizione che questi gliela restituisca entro un termine prefissato e con gli interessi (mutuo a titolo oneroso). Con un apposito patto scritto si può esonerare il mutuatario dal pagamento degli interessi (mutuo a titolo gratuito). Gli interessi non devono essere superiori al tasso di usura che viene fissato periodicamente dal Ministero dell’Economia con decreto fissato sulla Gazzetta Ufficiale.

Il contratto di mutuo non deve essere necessariamente scritto né tantomeno registrato; tuttavia è sempre meglio predisporre una scrittura privata affinché, in caso di eventuali contestazioni, si abbia sempre la prova dell’esistenza di un accordo e dei termini per la restituzione dei soldi.

Cos’è il social landing?

Le piattaforme di social lending sono la versione social dei prestiti di denaro tra privati che, in questo caso, si chiedono, offrono e ricevono non attraverso una banca, ma attraverso una piattaforma online che mette in contatto chi ha bisogno di un finanziamento con chi, invece, ha un piccolo capitale che intende far fruttare.

Il vantaggio è quello di avere un sistema più agile e meno formale rispetto a quello delle banche: non c’è bisogno di parlare con un dipendente di filiale, prendere un appuntamento e attendere molto tempo per la risposta dell’istruttoria. Insomma, come tutte le cose che avvengono sul web, anche i prestiti online sono più agevoli dei prestiti tradizionali. Il punto però è che ancor oggi esistono diversi punti d’ombra e scarsa trasparenza, circostanze che portano i privati a preferire ancor oggi la banca.

Quanti soldi si possono avere da un prestito tra privati?

Se, in teoria, un normale prestito tra privati può riguardare qualsiasi cifra, anche diverse centinaia di migliaia di euro, le piattaforme di social lending hanno di solito un importo massimo fisso che è pari a 25 mila euro, il che le rende appetibili non certo per gli imprenditori, ma più che altro per famiglie e piccoli risparmiatori.

Come funziona una piattaforma di social landing?

Chi chiede il prestito si iscrive a una delle piattaforme di social lending e, dopo aver messo sul tavolo le proprie richieste e “referenze” (lavoro, reddito, ecc.) lo può ottenere da uno o anche più privati, in un’unica tranche. Inutile dire che il prestito non è a fondo perduto, ma va restituito con gli interessi, mediante piani di pagamento rateali, proprio come succede con le banche.

È necessario che il richiedente abbia un’età compresa entro una forbice (molto ampia) indicata dalla piattaforma (di solito tra 18 e 75 anni); deve essere residente in Italia e l’importo richiesto rientri nei limiti del capitale finanziato dalla piattaforma.

Che differenza c’è tra crowdfunding e social lending?

Il crowdfunding prevede che chi ha un progetto lo metta su una piattaforma dedicata (la più celebre è ospitata sul sito Kickstarter) e chieda a tutti gli utenti di finanziarlo, anche con cifre molto piccole (in alcuni casi può bastare un euro). Di solito, quindi, gli investitori sono numerosi, frazionati, ciascuno dei quali partecipa con una minima quota; se poi la somma delle quote raggiunge l’importo di cui si aveva bisogno, il finanziato si impegna o a restituirlo o a cedere una parte delle quote della società o a erogare gratuitamente ai finanziatori i propri servizi. Nel crowdfunding poi il finanziamento non avviene in un’unica soluzione ma con la progressiva raccolta del denaro.

Invece nelle piattaforme di social lending, come abbiamo detto, il denaro viene erogato in un’unica soluzione anche da un solo finanziatore.

Quali sono i principali social lending?

Ecco alcune delle principali piattaforme di socia lending:

  • Smārtika: Smartika è un Istituto di pagamento regolamentato e vigilato da Banca d’Italia ed è quindi un operatore autorizzato a prestare i servizi di pagamento, erogati su richiesta dei prestatori e dei richiedenti. Funziona così: ci si rivolge a Smartika per avere un prestito, e la piattaforma compone il prestito con lotti di ridotto valore (da 2 a 2.000 euro), così che ciascun creditore investa su più fronti. La restituzione del prestito inizia immediatamente tramite addebito su conto corrente. I finanziamento arriva fino a 15mila euro da restituire tra 12 e 48 rate. I tassi variano da un minimo del 6% a un massimo del 10,5%. I costi vanno dall’1,7% al 3,2% del capitale;
  • Prestiamoci: anche in questo caso si tratta di un operatore finanziario regolamentato da Banca d’Italia e dalle normali regole in materia bancaria. La piattaforma si occupa di far incontrare richiedenti e prestatori, di verificare il merito creditizio dei richiedenti e di gestire i pagamenti e gli investimenti che transitano attraverso conti di pagamento aperti appositamente presso Banca Sella. Il finanziato deve dimostrare una storia lavorativa affidabile (ad esempio per i dipendenti servono 6 mesi di anzianità minima e per gli autonomi 24 mesi); non deve avere protesti. Sono previste per il rating sei classi di rischio dal meno al più rischioso, con Tassi d’interesse (Tan): da Eccellente (Tan 3,90%) a sufficiente (Tan 10,35%). Prestiamoci arriva ad erogare da un minimo di 1.500 euro a un massimo 25mila euro, da restituire tra i 12 e 72 mesi. Il costo varia tra 0,5% e 6,5%.
  • Blender: Blender Italia opera come agente dell’Istituto di moneta elettronica di diritto lituano UAB Blender Lithuania e, in questa veste, gestisce la piattaforma https://blender.loans/ che si occupa di prestiti e di social lending. Il suo ruolo di intermediario sta soprattutto nel controllare le caratteristiche dei richiedenti e i rientri (mediante i conti di pagamento) di chi offre il prestito. Bisogna avere un reddito mensile di almeno mille euro e una posizione lavorativa soldi. I prestiti vanno da 500 euro a 10mila restituibili tra 18 e 36 mesi. Il tasso di interesse è di circa il 10% mentre i costi sono del 4,%.

Quali sono i difetti dei social lending?

Alcune carenze delle piattaforme di social lending le hanno rese ancora meno appetibili rispetto alle banche tradizionali. No è tanto il fatto che i finanziatori chiedono, come è giusto che sia, garanzie di solvibilità (al pari di come avviene presso gli istituti di credito) quanto per il fatto che non è previsto l’obbligo di indicare il Taeg ossia il tasso effettivo globale che rappresenta il costo complessivo dell’operazione e quindi ne indica anche la convenienza. Inoltre, al richiedente non viene consegnato il Secci/Ebic, cioè il modulo informativo europeo, che in genere si usa per fare un confronto tra le varie opzioni di prestito. Una scarsità di informazioni che fa sì che chi chiede un prestito rischi di trovarsi, senza saperlo prima, al momento della scelta della piattaforma, con un Taeg superiore a quelli praticati dalle banche o finanziarie.


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