Diritto e Fisco | Editoriale

Chi sono tutti i soggetti di un processo

25 marzo 2018


Chi sono tutti i soggetti di un processo

> Diritto e Fisco Pubblicato il 25 marzo 2018



Chi sono l’attore, il convenuto e il terzo chiamato in causa. La differenza tra soggetti e parti processuali.

Se non sei mai stato in un’aula di tribunale è molto probabile che avrai del processo un’immagine poetica, composta da un giudice davanti a due avvocati i quali si danno battaglia a suon di paroloni, latinismi, richiami a leggi, articoli e precedenti di giurisprudenza. Questa visione – che un tempo forse poteva corrispondere alla realtà – è oggi sconfessata dai fatti. Il processo civile è ormai quasi completamente scritto (e gran parte degli scritti vengono peraltro inviati in via telematica in un fascicolo “virtuale”) e l’udienza è diventata un semplice luogo di incontro tra giudice e difensori dove viene deciso l’iter da dare alle attività processuali (rinvii, termini per deposito di note, audizione dei testimoni, verifica delle notifiche, ecc.). In questa versione “moderna” delle aule di tribunale, potresti allora chiederti chi sono tutti i soggetti di un processo, cosa è cambiato rispetto al passato e come funziona sostanzialmente la dialettica tra avvocati e giudice all’interno della causa. In questo articolo cercheremo di darti qualche chiarimento pratico, in modo da poterti avvicinare, quanto più possibile, alla realtà.

Un processo civile viene deciso dal giudice sulla base delle domande che gli fanno i cittadini, ciascuno rappresentato dal proprio avvocato. Ecco perché quando si parla di soggetti di un processo non ci si riferisce solo al magistrato, ma anche alle parti. E, nonostante si pensi sempre a una corte con due avvocati davanti, in realtà i soggetti di un processo possono essere ben più di due. A volte, in una causa si scontrano molti interessi e quindi sono presenti più parti. Ad esempio, in un incidente stradale con tre auto coinvolte, davanti al giudice si incontreranno i tre automobilisti, tutti difesi dai rispettivi avvocati, e altrettante assicurazioni chiamate in causa dai propri clienti in manleva.

Chi sono le parti di un processo

Quando si parla di soggetti di un processo ci si riferisce – tecnicamente – alle «parti». Ma chi sono le parti di un processo? Il concetto di «parte processuale» non coincide necessariamente con quello dei soggetti (persone fisiche, società, associazioni, amministrazioni, ecc.). Una parte è solo un centro di interessi che, nella causa, si contrappone ad altri interessi contrastanti. Questo non toglie che una parte possa essere costituita da più soggetti. Ad esempio, in una causa tra un condominio e un fornitore che richiede il pagamento di una fattura, una delle parti è il creditore mentre l’altra è l’insieme di tutti i proprietari degli appartamenti. Quindi, in un processo con solo due parti, ci possono essere anche più persone fisiche.

A volte due o più parti possono sostenere la stessa posizione, per quanto titolari di un proprio interesse. Ad esempio, in una causa in cui a difendersi da una citazione ci sono un’assicurazione e il suo cliente, avremo tre parti: l’attore, l’assicurazione e il cliente dell’assicurazioni. È verosimile che l’assicurazione sosterrà le stesse difese del proprio assicurato, ma l’interesse che porta avanti è comunque diverso (il proprio patrimonio). Invece, in una causa in cui vengono citati i quattro comproprietari di una casa, la parte è unica perché l’interesse è il medesimo: l’immobile.

Quali sono le parti di un processo?

Nel processo che si apre davanti a qualsiasi magistrato (sia esso il giudice di pace, il tribunale, la corte di appello, la Cassazione), i soggetti del processo sono il giudice e le parti. Le parti principali sono l’attore e il convenuto.

Chi è l’attore e cosa fa?

Attore è colui che agisce presentando al giudice l’istanza, cioè la richiesta diretta a far valere il proprio diritto (che sostiene leso, ma ancora tutto da dimostrare). Talvolta, al posto della parola «attore» potresti sentire «ricorrente». In realtà non c’è alcuna differenza se non sotto un aspetto formale: si usa la parola «attore» nelle cause che iniziano con atto di citazione, mentre «ricorrente» si dice nelle cause che iniziano con atto di ricorso (ad esempio quelle di lavoro). La differenza tra citazione e ricorso sta nella procedura (la citazione viene prima notificata all’avversario e poi depositata in tribunale; il ricorso, al contrario, viene prima depositato in tribunale, si ottiene la fissazione dell’udienza dal giudice e poi si notifica all’avversario).

Attore (o ricorrente) deve dimostrare i fatti su cui si fonda la sua richiesta avanzata al giudice. Vuol dire che egli ha il cosiddetto «onere della prova»; se non vi adempie perde la causa anche qualora il giudice, in base al proprio intuito, ritenga che l’attore abbia ragione.

Perché bisogna fornire questa prova? Perché il giudice non può prestare fede a chiunque pretenda di vantare dei diritti nei confronti di altre persone; diversamente avremmo uno Stato di incertezza del diritto dove prevale solo chi ha i soldi e la volontà di agire in causa. Tanto è vero che, nel nostro ordinamento, anche se la controparte non si costituisce in giudizio e resta perciò contumace, l’attore ha comunque l’obbligo di provare il proprio diritto; diversamente perderebbe il giudizio, seppur è solo davanti al giudice senza avversari.

Attenzione però: non è il giudice a suggerire alle parti quali prove fornire; spetta a questo capirlo e agire di conseguenza. Se uno degli avvocati dimentica di presentare una prova, non potrà essere il magistrato a ricordarglielo, ma dovrà dargli torto per mancanza di prove.

Chi è il convenuto e cosa fa?

Convenuto è invece colui contro il quale l’azione è proposta. Nelle cause che iniziano con ricorso (dove, al posto dell’attore c’è il ricorrente) non si parla più di «convenuto» ma di «resistente».

Cosa può fare il convenuto per difendersi? Egli deve:

  • opporre eccezioni, ossia contestare la pretesa dell’attore;
  • può anche contrattaccare, ossia presentare a sua volta una nuova domanda contro l’attore, avente ad oggetto un diverso rapporto rispetto a quello già portato all’attenzione del giudice. È quella che si chiama domanda riconvenzionale.

Immaginiamo di essere proprietari di una pizzeria e supponiamo che il nostro fornitore di birre promuova un’azione contro di noi per il mancato pagamento di una vendita di casse.

Nel processo che si aprirà, costui sarà attore e, come tale, dovrà provare al giudice il suo diritto di credito.

Noi, invece, come convenuti, potremo sollevare eccezioni, per esempio dimostrando che il pagamento non è dovuto perché le casse di birra erano tutte rotte o non sono mai state consegnate. Potremmo però anche contrattaccare dimostrando che, essendo rimasti privi di birra, abbiamo subito un danno economico visto che i clienti non sono più venuti a mangiare la pizza. Così, facendo, potremmo presentare al giudice una domanda riconvenzionale, chiedendo non solo che la pretesa dell’attore sia rigettata (difesa alla domanda principale), ma anche che quest’ultimo sia condannato al risarcimento del danno nei nostri confronti per danno all’immagine e alla reputazione commerciale (attacco con la domanda riconvenzionale).

Il terzo chiamato in causa

A volte, nel corso di un giudizio, sorge l’esigenza di citare in causa altre persone: in questo modo il numero delle parti si amplia e così anche il numero di soggetti del processo. Se una persona cita un negoziante per avergli venduto un prodotto che gli ha causato una grave reazione allergica, questi potrebbe a sua volta, per difendersi, citare il produttore affinché il giudice condanni quest’ultimo al risarcimento, in quanto vero responsabile. Il soggetto citato in garanzia viene detto terzo chiamato in causa. Nulla esclude che il terzo chiamato possa, a sua volta, chiamare in causa un ulteriore terzo e così via. Immagina una persona che citi il Comune per una buca nella quale è finita la propria auto. Il Comune, per difendersi, chiama in causa la ditta appaltatrice dei lavori di manutenzione della strada; quest’ultima cita la subappaltatrice di quello specifico tratto e quest’altra ancora l’azienda che gli ha venduto il materiale per fare l’asfalto. In questo caso avremo una causa con più soggetti, ossia più parti processuali.

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