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Lo sai che? Come cacciare di casa il marito

Lo sai che? Pubblicato il 31 marzo 2018

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> Lo sai che? Pubblicato il 31 marzo 2018

Si può cacciare di casa il coniuge? Quando è possibile allontanare il marito dall’abitazione familiare? Quando invece è reato?

Alessandro Manzoni, nella sua più nota poesia, scriveva di «due secoli, l’un contro l’altro armato» riferendosi alle numerose guerre che caratterizzarono il settecento e l’ottocento. Ebbene, il celeberrimo autore milanese non avrebbe mai immaginato che, nel ventunesimo secolo, la definizione militare si sarebbe ben adeguata non a contrapposti eserciti, ma a parti ben più agguerrite: marito e moglie. Con questo articolo cercheremo di dare una mano alle donne esauste, quelle che non riescono più a tollerare la presenza di quei grossi mammiferi denominati mariti. Vediamo un po’ come cacciare di casa il marito e, soprattutto, come farlo rispettando la legge.

Cacciare di casa il marito: è legale?

Come cacciare di casa il marito? Ma, soprattutto: si può cacciare di casa il marito? La legge dice che «dal matrimonio deriva l’obbligo reciproco alla fedeltà, all’assistenza morale e materiale, alla collaborazione nell’interesse della famiglia e alla coabitazione» [1]. In poche parole, la legge fa obbligo ai coniugi di vivere sotto lo stesso tetto: chi lo abbandona o lo fa abbandonare rischia di incorrere in reato.

Il dovere di coabitazione viene meno solamente in due casi:

  • quando ricorrano gravi motivi (si pensi ad una violenza ai danni della moglie o dei figli);
  • quando è il giudice a disporre diversamente.

Al di fuori di queste due ipotesi, la moglie che caccia di casa il marito rischia di incorrere in un reato, e precisamente in quello di violenza privata [2], così come specificato dalla Corte di Cassazione [3]. Il reato sussiste a prescindere dalla proprietà formale dell’immobile, in quanto esso è la casa coniugale ove si svolge la vita di comunione della coppia.

Quanto detto non vale solamente per le coppie sposate ma anche per i conviventi. Sempre secondo la giurisprudenza [4], la persona che esclude dall’abitazione (cacciandolo o impedendogli di rientrare, ad esempio cambiando la serratura della porta) il proprio partner commette reato.

Cacciare di casa il marito: quali conseguenze?

La donna che caccia di casa il marito senza rispettare la legge non solo rischia una sanzione penale ma anche il ritorno del tanto amato coniuge. Ed infatti, dal punto di vista civilistico la moglie potrebbe essere destinataria di un’azione di reintegrazione del possesso [5] per far riammettere in casa il marito illegittimamente cacciato.

L’azione di reintegrazione (definita anche di spoglio) consente a colui che è stato clandestinamente (cioè di nascosto) oppure violentemente privato del possesso di un bene mobile o immobile di poterne tornare a godere. L’azione va esercitata entro un anno dallo spoglio (cioè, in questo caso, dall’allontanamento da casa) e, se esercitata vittoriosamente, obbligherebbe la moglie ad accogliere nuovamente il marito in casa.

Cacciare di casa il marito: quando si può?

Come abbiamo appena visto, cacciare di casa il marito, per quanto sia il sogno di molte donne, non è cosa facile. È possibile farlo senza incorrere in conseguenze legali solamente nei seguenti casi:

  • ricorrendo al giudice civile, ad esempio per chiedere la separazione o il divorzio;
  • ricorrendo al giudice penale, ad esempio per chiedere l’allontanamento dalla casa familiare del coniuge a tutela dei componenti della famiglia [6];
  • in ipotesi di eccezionale gravità, cioè quando possono derivare conseguenze pregiudizievoli per la moglie o la prole e non c’è il tempo materiale di ricorrere all’autorità giudiziaria. Classici esempi sono i casi di maltrattamento, di percosse o di lesioni, che obbligano la donna a cacciare prima di casa il marito e poi a fare denuncia alle autorità.

Cacciare di casa il marito: come fare dopo la separazione?

Spesso accade che, nonostante il provvedimento del giudice (ad esempio, di separazione), il marito non abbandoni la casa familiare assegnata alla moglie. Come cacciare di casa il marito in questo caso?

Innanzitutto, occorre inviare al coniuge che non abbandona l’abitazione una lettera con la quale gli si intima formalmente di lasciare l’immobile. Se nonostante la comunicazione scritta il soggetto continua a permanere nell’abitazione, bisogna avviare una causa e chiedere il rilascio dell’immobile.

La moglie assegnataria della casa potrà ottenere l’allontanamento del coniuge (che abita illegittimamente nella stessa abitazione) in modo coattivo, intraprendendo una procedura di esecuzione forzata. La sentenza di separazione costituisce, infatti, un titolo idoneo a notificargli un atto di precetto per rilascio di immobile e il conseguente intervento di un ufficiale giudiziario.

Può accadere, però, che il giudice, in sede di separazione, nulla dica circa l’assegnazione della casa: ciò avviene nel caso in cui non ci sia prole. Come cacciare di casa il marito in questo caso? Ebbene, se non v’è stata assegnazione, la sentenza di separazione non può costituire un titolo per agire in via esecutiva e, pertanto, occorrerà intraprendere una differente azione giudiziaria basata sul titolo di proprietà. In altre parole, sarà legittimato a vivere in casa il proprietario della stessa.

Se, invece, l’immobile è in comproprietà e il giudice nulla ha stabilito, saranno applicabili le norme in tema di comunione, sia con riferimento al suo uso che alla sua divisione. I comproprietari, cioè potranno accordarsi fra loro per venderlo, per dividerlo, per locarlo o acquistarne l’uno la parte dell’altro. In mancanza di accordo, invece, essi dovranno intraprendere in tribunale un giudizio di divisione.

Cacciare di casa il marito: come fare senza ricorrere al giudice?

Abbiamo finora individuato i casi in cui è possibile realizzare il più grande desiderio di una moglie, cioè come cacciare di casa il marito. Esiste però un altro modo per accompagnare il coniuge alla porta.

È  possibile, prima di ricorrere al giudice, inviare una diffida scritta (eventualmente redatta da un avvocato) ove si illustrano le ragioni per cui chiedere la separazione per colpa, invitando anche a lasciare la casa coniugale entro un determinato lasso di tempo.

Questa mossa potrebbe anticipare i tempi della cacciata di casa senza dover attendere il formale provvedimento del giudice. Si ricordi che, se i coniugi sono conviventi, la lettera va spedita allo stesso indirizzo: la moglie quindi, deve indicare come recapito il proprio indirizzo.

note

[1] Art. 143 cod. civ.

[2] Art. 610 cod. pen.

[3] Cass., sent. n. 40383/2012.

[4] Cass., sent. n. 7214/2013.

[5] Art. 1168 cod. civ.

[6] Art. 282-bis cod. proc. pen.

Autore immagine: Pixabay.com


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3 Commenti

  1. Il mio caso è forse un pò singolare. La mia ex non solo mi ha cacciato senza motivo, mi ha tolto pure la residenza. Infatti ha scisso il contratto d’affitto che avevamo in comune per la casa dove abitavamo, a mia insaputa quando ero fuori per lavoro. Quando son rientrato a casa ho aperto la porta e ci ho trovato un’altra famiglia.

  2. Quanto descritto sopra, oltre a essere immorale, è anche illecito. Infatti cacciare un coniuge di casa è illecito. Chiedersi come si puó cacciare un coniuge è illecito. È come chiedersi: come potrei mandare in galera qualcuno (magari qualcuno che mi sta antipatico). Allora: mandare in galera una persona è consentito solo se questi commette un illecito, prima egli deve commettere un illecito, e dopo si può considerare il fatto di meterlo in galera. Si applichi il principio di causalità. Allo stesso modo, qualora ci fosse una separazione o divorzio, oppure un comportamento violento, solo in un tempo successivo a tale evento si può considerare di cacciare fuori un coniuge, altrimenti il coniuge ha il diritto a vivere nella casa coniugale, e il chiedersi come lo si possa cacciare fuori è una cosa di una morale infima, è una cosa vergognosa.

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